A tu per tu con Tiberi, presidente nazionale dell’Associazione Arti Applicate

4' di lettura 24/01/2010 - Sandro Tiberi, mastro cartaio di Fabriano è da tempo il nuovo presidente nazionale dell’Associazione Arti Applicate di Confartigianato, parte integrante della Federazione Artigianato Artistico di Confartigianato che rappresenta anche gli orafi, i ceramisti ed il restauro, un comparto significativo anche economicamente.

Con lui ci siamo incontrati per parlare del “Settore dell’artigianato artistico che deve affrontare una sostanziale trasformazione del sistema economico. Questo – sottolinea - ci costringe a modificare il nostro stile di vita ed il modo di concepire l’impresa. In questi anni si è esaltata l’importanza della grande e media industria, che in un momento di crisi crea però gravissimi problemi di occupazione. Oggi invece, dobbiamo sempre più affidarci alla micro e piccola impresa che con la sua versatilità e diffusione sul territorio consente l’aumento dell’occupazione stabile nel tempo. Per cui il nostro obiettivo deve essere produrre beni e servizi di altissimo livello dove le nostre peculiarità siano determinanti”.

Secondo lei, quindi l’artigianato artistico, rappresenta il traguardo da raggiungere?
“L’artigianato artistico e l’enogastronomia tipica della nostra regione sono un tesoro prezioso che va oggi protetto ed aiutato concretamente a svilupparsi, con incentivi e politiche attente. Inoltre, queste nostre peculiarità si sposano perfettamente con l’esigenza di incrementare un turismo anche di alto livello, che porti un sostanziale aumento di benessere diffuso. È indispensabile che le forze politiche sposino tali concetti e si adoperino per produrre politiche adatte a questa trasformazione con investimenti ed attenzioni che ad oggi ancora mancano”.

I punti fondamentali sono quali sono?
“Speciali incentivi per gli artigiani del settore artistico che formino nuovi ragazzi adoperandosi per istruirli, semplificazione fiscale, eliminazione degli studi di settore per l’artigianato artistico, incentivi per i giovani che intendono aprire nuove attività. Inoltre, per colmare le lacune lasciate dalla grande e media industria in questo momento, dobbiamo spingere i giovani ad intraprendere, quando è possibile, attività autonome diventando essi stessi protagonisti del proprio futuro. Per stimolare questa decisione – evidenzia Tiberi - dobbiamo incentivare in maniera concreta tutte le nuove imprese del settore artistico”.

Viene a questo punto una domanda provocatoria, lei parla quasi di una specie protetta?
“In un mondo in cui tutto si muove ad altissima velocità e le comunicazioni hanno ormai la velocità del clic di un mouse, è comprensibile che sia un po’ difficile capire la natura dell’Artigiano. Non è semplice, soprattutto per chi è abituato a gestire problematiche aziendali con numeri sicuramente molto più alti, capire cos’è la micro e piccola impresa e ancor di più l’Artista Artigiano. Questa categoria di nicchia rappresenta ciò che io considero una specie in via d’estinzione. Del resto le difficoltà tipiche della micro impresa si accentuano in chi si dedica ad un mestiere prettamente creativo e in cui le mani e la mente che pensa sono gli strumenti più importanti. Ecco perché, in questi “tempi moderni” parafrasando un noto film di Chaplin, ci sentiamo sempre più in difficoltà”.

Ci spieghi meglio?
“Non abbiamo la struttura di una azienda e sarebbe impensabile mantenerla e così diventiamo quasi anacronistici, sperduti nel caos di una crisi la cui fine ancora non si intravede. Eppure ci sentiamo di poter contribuire fortemente alla rinascita del nostro territorio. Percepiamo il grandissimo valore aggiunto dei nostri mestieri e dei nostri manufatti che sono la sintesi del concetto del bello e del Made in Italy. Ci arrabbiamo – tiene a sottolineare - perché nessuno sembra riconoscere il nostro valore e ci sentiamo abbandonati al nostro destino, piccole barchette in un mare in tempesta. Siamo pochi ma il nostro valore è altissimo, possiamo contribuire in maniera attiva e proficua alla riconversione della nostra terra”.

Come dire le idee non mancano e progetti concreti sono già pronti ma?
“Ma siamo davvero in grandissima difficoltà e mi viene in mente quante energie umane e finanziare si investono per salvare specie animali in via d’estinzione, allora chiedo, considerateci almeno quanto queste specie, fatelo ora perché è già tardi e il rischio è quello di perdere patrimoni culturali difficilmente recuperabili”.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-01-2010 alle 16:06 sul giornale del 25 gennaio 2010 - 1437 letture

In questo articolo si parla di attualità, Daniele Gattucci





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