Al via il programma di recupero e reintroduzione della trota autoctona mediterranea

trota fario 2' di lettura 09/02/2010 - I rappresentanti di Italia Nostra e WWF Marche alla Commissione tecnico-consultiva Provinciale, per la gestione delle acque interne intendono informare i pescatori delle interessanti novità presenti nei programmi di salvaguardia della Trota fario (Salmo trutta trutta) che sono stati presentati dalla Provincia nella seduta della consulta del 28 gennaio 2010.

La provincia ha dato l’incarico al Prof. Vincenzo Caputo dell’Università Politecnica delle Marche, esperto in studi genetici ed al prof. Mario Marconi dell’università di Camerino, ittiologo, già membro della consulta sulla pesca, un importante programma che prevederà una serie di monitoraggi sui fiumi Esino, Misa e Potenza, alla ricerca di aree dove potenzialmente la specie potrebbe essere presente e quindi reintrodotta. Purtroppo le continue immissioni di specie alloctone a scopo aulietico hanno quasi compromesso le popolazioni indigene e soltanto grazie alla selezione di un certo gruppo di esemplari presso l’incubatoio di Cantiano, ci permetterà di reintrodurre la specie.



Dice il prof. Caputo: “Obiettivo del presente progetto è estendere la ricerca intrapresa nel 2008, volta all’individuazione di nuclei residui di trota autoctona nei corsi d’acqua potenzialmente salmonicoli della Provincia di Ancona (fiumi Esino, Misa e Potenza), per poter pianificare una corretta tutela e gestione degli stessi. Attraverso l’analisi di DNA nucleare e mitocondriale”. “Una corretta strategia di ripopolamento delle acque salmonicole dovrebbe infatti basarsi sull’introduzione di pesci provenienti da popolazioni native, selezionate in loco da milioni di anni di evoluzione e pertanto ben adattate all’ambiente di immissione. Acquisirebbero un maggior grado di eco-compatibilità contribuendo alla conservazione della biodiversità originaria”.



Mentre il prof. Marconi intende studiare gli habitat al fine di rendere l’eventuale reintroduzione il più possibile efficace: “Come tratto campione per condurre questi esperimenti, è stato scelto il tratto alto del fiume Sentino. Il periodo prolungato di chiusura alla pesca di questo tratto garantisce la condizione di equilibrio tra risorse disponibili e comunità ittica, necessaria per lo studio della capacità portante”. Inoltre, sull’Esino all’altezza di Serra S. Quirico si effettueranno marcature delle specie immesse onde poter verificare la dinamica della sopravvivenza e/o della dispersione o segregazione”. E’ sicuramente un ambizioso progetto che potrebbe naufragare se la Provincia, contestualmente, non prende seri provvedimenti per il rispetto del DMV (deflusso minimo vitale). Già molti corsi d’acqua nella stagione estiva sono quasi prosciugati e sarebbe inutile pensare di mantenervi in vita dei pesci. Altro obbiettivo, non meno importante, resta la diminuzione del forte prelievo che tutt’oggi è consentito dalla pratica della pesca sportiva.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-02-2010 alle 17:20 sul giornale del 10 febbraio 2010 - 1099 letture

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