Sassoferrato: in un'antologia le poesie in ottava rima del modo rurale

2' di lettura 07/09/2012 - Il chiostro dell’antico Palazzo Montanari, sede del Museo delle arti e tradizioni popolari, ospiterà domenica 9 settembre, alle ore 17.30, un’interessante iniziativa editoriale, realizzata con il patrocinio del Comune. Verrà presentato al pubblico il volume Poeti contadini in ottava rima dell’Appennino umbro-marchigiano, a cura di Graziano Ligi, docente di filosofia e storia, appassionato di letteratura e cultura popolare.

La pubblicazione, la cui prefazione è firmata da Gastone Pietrucci, etnomusicologo, voce del Gruppo di ricerca e canto popolare “La Macina”, autore di numerose pubblicazioni sulla tradizione orale marchigiana, raccoglie le composizioni poetiche di autori (più di venti) appartenenti al mondo rurale dell’Appennino umbro-marchigiano. Un’antologia di testi che va dalla prima metà dell’Ottocento fino ai tempi più recenti, redatta a partire da un lavoro di ricerca sul campo che ha portato alla luce, oltre alle ultime, preziose testimonianze orali, numerosi manoscritti e dattiloscritti per gran parte inediti, rare plaquettes, articoli dispersi in pubblicazioni ormai datate.

Alla presentazione del volume, prenderanno parte, in qualità di relatori, lo stesso autore Ligi, il citato Pietrucci e Gian Paolo Borghi, per molti anni direttore del Centro di Documentazione Storica - Centro Etnografico del Comune di Ferrara, consulente e coordinatore scientifico di vari archivi e musei antropologici emiliani, veneti e lombardi, autore di oltre quattrocento pubblicazioni specializzate (saggi, relazioni a convegni, volumi, dischi, cataloghi di mostre, ecc.). L’apprezzabile lavoro di Ligi - una ricerca durata circa tre anni - ha quale territorio di riferimento quello delle campagne intorno ai monti Strega, Cucco e Catria, nei Comuni di Sassoferrato, Scheggia-Pascelupo, Fabriano, Serra Sant’Abbondio, Frontone. «L’ottava rima - spiega l’autore - è il tipico metro con cui contadini, pastori, boscaioli,carbonai, minatori, componevano poemetti satirici e moraleggianti.

“Fare le sàtrie”, “cantare da poeta” o “cantar bernesco” era il modo con cui veniva definita questa mestieranza. La poesia in ottava rima, nelle sue diverse forme legate sia all’oralità che alla scrittura - osserva ancora Ligi - è stata in questi luoghi pratica viva e diffusa almeno fino ai primi decenni del secondo dopoguerra. Una tradizione che è andata via via scemando fino a scomparire quasi del tutto». La corposa pubblicazione (540 pagine) offre un ampio e variegato numero di composizioni, a testimonianza delle diverse declinazioni che questo genere poetico ha incontrato nel nostro territorio, come, ad esempio, i carteggi epistolari in forma poetica con cui gli emigranti corrispondevano con amici e parenti dei loro paesi d’origine.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-09-2012 alle 11:20 sul giornale del 08 settembre 2012 - 1443 letture

In questo articolo si parla di cultura, sassoferrato, Comune di Sassoferrato

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