Il Comitato Acqua Bene Comune contro Multiservizi, 'Basta distacchi, basta profitti'

2 si acqua bene comune 4' di lettura 19/07/2013 - Come denunciato nei mesi scorsi dalla stampa e dal Comitato, i numeri dei distacchi delle forniture idriche domestiche per morosità nei 45 Comuni serviti da Multiservizi SpA sono drammatici . Nel solo 2012 sono stati eseguiti oltre 2.800 distacchi, di cui ben 1.000 nel Comune capoluogo, circa 300 a Falconara e Jesi, 200 a Fabriano e Senigallia, mentre i restanti sono più o meno distribuiti nei rimanenti Comuni ( fonte: AATO 2 ) .

Questo, in relazione alla popolazione residente, si traduce ad Ancona (tra i Comuni più colpiti) in 1 distacco ogni 100 abitanti e in 1 distacco ogni 48 famiglie . A questi dati, già terribili, vanno aggiunte le num erose richieste di rateizzazione dei pagamenti e le oltre 2.500 richieste di tariffe agevolate , previste per chi ha un reddito annuo inferiore ai 7.000 € ( fonte: Corriere Adriatico ), che dimostrano la crescente difficoltà nell’accedere al servizio di erogazione dell’acqua.

La sofferenza espressa da questi numeri rende evide nte la concretezza della battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico, che deve essere sottratto alle logiche di mercato e di speculazione. Ribadiamo che la gestione di un bene comune come l’ acqua deve essere affidata ad un’ azienda speciale e non ad un’azienda di diritto privato come una Sp A. Con la crisi economica e sociale che colpisce duram ente le fasce più deboli, le “morosità” nascondono sempre più spesso una condizione di disa gio economico alla quale è inaccettabile rispondere negando un diritto umano. Osserviamo sgomenti il comportamento dei Comuni che da una parte, in qualità di soci di Multiservizi SpA, assistono silenziosi all’odiosa p ratica dei distacchi delle forniture idriche ai cittadini morosi e dall’altra, attraverso servizi s ociali limitati, cercano di tamponare l’emergenza, senza risparmiare però mortificazioni, disagi e disparità tra i cittadini dei diversi Comuni.

Parte del problema è dovuta a un sistema di calcolo delle tariffe che non tiene conto in alcun modo né del reddito, né della composizione de l nucleo familiare, penalizzando oltremodo le famiglie numerose e in difficoltà. Ai cittadini che soffrono di questa ingiustizia ric ordiamo che, dopo la vittoria referendaria, nel calcolo delle tariffe non avrebbe dovuto esser e più computata la quota di remunerazione del capitale investito e che, di cons eguenza, tutti i cittadini sono in credito con la società di gestione. Al contrario, nel silen zio di quasi tutti i sindaci dell’area AATO 2, la Multiservizi SpA ha continuato a pretendere in boll etta una somma che non le spettava fin dal lontano 21 luglio 2011.

CHIEDIAMO PERTANTO AI SINDACI DEI COMUNI SOCI DI MU LTISERVIZI SPA E SOCI DELL’ATO:
• di assumersi le proprie responsabilità , anche in qualità di responsabili della salute e dell’igiene pubblica, lavorando da subito per appor tare le necessarie modifiche ai regolamenti del servizio;
• di valutare uno stop provvisorio all’odiosa pratica dei distacchi, in attesa di dotarsi degli strumenti in grado di rendere più equa la tar iffa;
• di approvare un nuovo piano tariffario in grado non solo di garantire la sostenibilità della gestione del servizio idrico integrato, ma di assicurare i principi di equità, giustizia e diritto di accesso alla risorsa; il tut to – ovviamente – nel rispetto dell’esito referendario.

Questi obiettivi si possono e si devono raggiungere , ridisegnando le fasce tariffarie in modo da tener c onto del numero di persone collegate all’utenza domestica. Nel rispetto della dignità anche dei più indigenti richiediamo anche di garantire 50 litri al giorno gratuiti per abitante (come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), non rin unciabili in nessun caso, caricando le tariffe per le fasce di consumo più elevate in m odo da garantire la sostenibilità della gestione. 27 milioni di cittadini, tra cui tantissimi anconet ani, hanno dichiarato con il voto referendario di giugno 2011 che l'acqua non è una m erce e che su questa non si devono fare profitti.

Il voto popolare attende ancora di essere applicato . A due anni dal referendum, la battaglia per il diritto all’acqua p ubblica prosegue. "Non dimentichiamo che dietro al pubblico ci sono i diritti fondamentali delle persone" Stefano Rodotà.


da Comitato Acqua Bene Comune
provincia di Ancona





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-07-2013 alle 15:04 sul giornale del 20 luglio 2013 - 862 letture

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