Murayo e la sua speciale favola ospiti all'Itis Merloni

murayo e boldrini 5' di lettura 24/02/2014 - Siamo in Somalia, anno 1994. Murayo, una bambina gravemente malata, viene lasciata in un ospedale militare italiano per essere curata. Il padre va a visitarla una volta e poi fa perdere le sue tracce, sembra sparire.

La piccola diventa la mascotte dell’accampamento fino al momento del ritiro del contingente. Ad un certo punto purtroppo, parte l’ordine per il trasferimento all’orfanotrofio di Mogadiscio; il militare che avrebbe dovuto accompagnarla non se la sente di abbandonarla, non vuole assolutamente, le si è affezionato e decide di portarla con sé nel suo Paese. Murayo arriva in Sicilia e diventa il fulcro di una nuova famiglia. Una famiglia adottiva che non le lesinerà nulla di tutto ciò che sono i sentimenti veri e l’amore.

La bimba, dal canto suo, è convinta di aver perso tutti i suoi cari e la Somalia resta per lei solo una immagine lontana, un ricordo triste. Fino a quando, quattordici anni dopo, una puntata della trasmissione Chi l’ha visto? scompagina completamente i piani, i destini e accade l’inimmaginabile, come nei sogni: Murayo riconosce suo padre in un campo di rifugiati in Kenya.

ll vero padre di Murayo non si è dato mai pace. Non ha dormito per anni, con il pensiero ossessivo rivolto alla bimba. L’ha cercata ogni giorno e lo ha fatto per vent’anni. Un colpo di fortuna e due ricercatrici inglesi, conducendo una ricerca proprio a Dadaab, dove vi risiedono circa 500.000 profughi somali. apprendono la storia di questo padre distrutto e scrivono al programma TV italiano Chi l’ha visto?, riuscendo a trovare Murayo.

Laura Boldrini, oggi Presidente della Camera, ma sino a poco tempo fa portavoce del l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), viene chiamata da Federica Sciarelli, in trasmissione. Sarà il trampolino di lancio che farà scattare una complessa operazione che si occuperà di accompagnare Murayo in Africa. Il via ad un nuovo giorno. Ma questa bellissima storia a lieto fine merita di essere letta personalmente, acquistando il libro scritto dalla Boldrini, sulla vicenda: SOLTANTO LE MONTAGNE NON SI INCONTRANO MAI. I proventi andranno per la causa del campo di Dadaab, in Kenia. Un campo profughi grande tre volte la città di Firenze, come dalle parole di Murayo.

E’ su questa base e grazie ad un incontro casuale, a Perugia, dell’insegnante Maria Addolorata Gianfreda dell’ITIS Merloni con la ragazza (studia Scienze dell’Alimentazione), che nasce la prorompente voglia di ospitarla per una giornata dedicata alla sua storia.

Così, sabato 22 febbraio 2014, presso la multisala Movieland, esempio di efficienza e professionalità, si è tenuto un convegno, alla presenza delle classi IV°, V°, dell’ITIS Merloni e IPSIA Miliani, con rappresentanze del biennio. Già dal suo arrivo, Murayo ci colpisce con il suo sguardo dolce e penetrante, condito da una vitalità solare contagiosa. Due occhi nerissimi e mobili che “nascondono” una grande intelligenza e la disponibilità a sorridere e dialogare con tutti gli studenti, in un clima di massima educazione e simpatia.

Sono i redattori del giornale dell’Istituto “MERCURIUS Il Messaggero Degli Dei”, collaboratori dell’iniziativa, che avranno l’onore di fare la sua conoscenza per primi, in quanto, c’è l’accordo per una piccola intervista in esclusiva. Poi iniziano ad arrivare le classi, i docenti e la sala 3 si popola di giovani desiderosi di vedere ed ascoltare l’ospite. Sulle romantiche note di un pianista islandese e la cornice di una slide della famiglia di Murayo, i genitori adottivi, il papà biologico e una sorella di lei che le assomiglia come due gocce di acqua, si apre la giornata. Il Dirigente Scolastico, motore della manifestazione, dopo parole sincere e profonde di stima verso la giovane somala, si è prodigato in un accorato appello agli studenti per sensibilizzarli allo studio, alla continua ricerca dei valori della vita, all’educazione come prima legge non scritta, all’altruismo, perché non tutti nascono con un destino felice.

Murayo, emozionata ma determinata allo stesso tempo, è entrata direttamente nel vivo raccontando la sua storia, le situazioni tristi, le ansie, i dubbi, le aspettative, l’abbraccio con la famiglia in Africa, l’incredulità, l’esplosione di gioia, la riconoscenza per la vita verso la Dott.ssa Boldrini, come la chiama lei. Sono stati momenti forti che hanno costretto molti della platea ad asciugarsi lacrime di commozione e reprimere un istintivo desiderio di abbraccio protettivo. Il tutto mentre lo sfondo si rinnovava con due foto simbolo: l’arrivo in Italia della bambina in braccio al militare adottivo ed il giorno della laurea con la famiglia siciliana.

La Proff.ssa Gianfreda, ha volutamente dire poche parole, ma spenderle soprattutto verso Murayo: “Una ragazza splendida, unica, rimarrà dentro il mio cuore, una persona che ha dato un esempio e che spero potrà essere di nuovo nostra ospite, ormai è della famiglia” . Ha poi voluto ringraziare tutti quelli che hanno potuto rendere realizzabile questa iniziativa e che hanno lavorato dietro le quinte, come sempre accade in questi contesti. Un grazie particolare ai tecnici di laboratorio. Uno splendido mazzo di fiori, consegnato dalle ragazze del giornale, accompagnato da un pacco di pregiata carta a mano e filigrane, creato nei nostri laboratori del corso Grafica e Comunicazione opz Carta, ha chiuso la mattinata, tra foto ricordo e scambi di numeri telefonici.

Davvero una mattinata all’insegna di un raggio di sole portato da Murayo, la ragazza speciale.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-02-2014 alle 11:22 sul giornale del 25 febbraio 2014 - 887 letture

In questo articolo si parla di cultura, fabriano, Laura Boldrini, itis merloni

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