Serra San Quirico: sequestrato terreno sottoposto a vincolo paesaggistico, tre i denunciati

bosco sequestrato serra san quirico 22/05/2014 - Sequestrato, presso la località Serralta di Serra San Quirico, terreno sottoposto a vincolo paesaggistico, su cui era in corso un taglio non autorizzato. Tre i denunciati: S. O., 45enne di Arcevia, responsabile del taglio del bosco, G. B. 62enne di Sassoferrato, responsabile tecnico della Comunità Montana dell’Esino Frasassi di Fabriano e A. S., 44enne di Sassoferrato, consulente tecnico dello stesso Ente.

Durante l'ordinario servizio d'istituto, ad opera del Comando Provinciale di Ancona del Corpo Forestale dello Stato, i Forestali hanno notato un cantiere forestale in attività, con mezzi meccanici che eseguivano l’esbosco e il trituramento delle piante tagliate su una superficie di circa 3 ettari: solo qualche sporadica pianta di Noce nero era stata risparmiata al taglio.
Le piante salvate, di piccole dimensioni, sono risultate per la maggior parte spezzate e danneggiate dalle operazioni di taglio ed esbosco e il passaggio di mezzi pesanti sul terreno aveva danneggiato le rare ceppaie di latifoglie, la rinnovazione naturale ed il fitto sottobosco arbustivo.

Gli accertatori della Forestale hanno confrontando la superficie tagliata con i restanti 8 ettari di bosco ed hanno escluso che si trattasse di un “impianto di arboricoltura da legno”, accertando la presenza di una “fustaia artificiale con prevalenza di conifere” in via di rinaturalizzazione, per il taglio della quale la Comunità Montana Esino Frasassi di Fabriano avrebbe dovuto rilasciare un’apposita autorizzazione. Alla richiesta dei Forestali, invece, i lavoratori presenti hanno esibito un semplice “nulla osta”, tra l’altro richiesto e rilasciato dall’Ente montano ad un delegato del proprietario del bosco.

Il bosco d’alto fusto, come verificato attraverso controlli documentali, catastali e misurazioni eseguite sulle ortofotocarte del Sistema Informativo della Montagna - SIM, insiste su una superficie di circa 110.800 m2 ed è derivato dall’imboschimento effettuato su terreni agricoli a metà degli anni ’80 dallo stesso proprietario: dalla data dell’impianto fino ad oggi tale imboschimento non è stato mai interessato da alcun intervento selvicolturale.

La parte di pineta rimasta intatta, non avendo mai subito cure colturali, è risultata una “fustaia artificiale con prevalenza di conifere” in avanzato stato di rinaturalizzazione, come previsto dalla Legge Forestale Regionale del 2005 e anche da una norma statale del 2001 per la presenza di infestanti, arbusti (Corniolo, Sanguinella, Prugnolo, Biancospino, Sambuco, Edera, Rovo e Vitalba) e specie forestali tipiche dei boschi misti naturali delle colline marchigiane (Acero campestre, Olmo campestre, Roverella e Orniello) . Specie che, nonostante siano considerate molto importanti per gli ecosistemi boschivi naturali, risultano di scarso interesse economico.

Le piante di Noce, in particolare, che avrebbero dovuto produrre il reddito maggiore dell’impianto, si presentavano sottomesse, sottodimensionate, eccessivamente rastremate, sciabolate o secche. Non erano state effettuate neanche operazioni di potatura, utili per eliminare la presenza di nodi nel legname e favorire la crescita veloce ed armonica del fusto. Infine, dove i Noci risultavano assenti, per mancato attecchimento o morte precoce, non erano stati eseguiti nemmeno i necessari risarcimenti delle fallanze.

Anche l’avvistamento diretto di esemplari di Scoiattolo europeo, di impronte ed escrementi di Cinghiale e di Mustelidi sono risultati utili a denotare l’avanzato stato di naturalizzazione dell’imboschimento, così come il reperimento, in alcuni punti di pastura del Cinghiale, di tuberi di Tartufo “Scorzone”, che negli anni deve aver micorrizato le radici delle piante presenti.

Alla luce di queste conclusioni, gli Agenti del Corpo forestale dello Stato hanno valutato insufficiente il “nulla osta” rilasciato dalla Comunità Montana. Gli operai che erano intenti a “cippare” i tronchi già accatastati e a caricarli sul mezzo di trasporto sono stati immediatamente fermati e il cantiere è stato posto sotto sequestro.

Per i tre operai si prospetta ora l'ipotesi di reato di taglio in assenza di autorizzazione paesaggistica e di distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

“Verificato lo stato fisico–vegetativo del soprassuolo” ha aggiunto il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Ancona,“il rimboschimento, allo stato attuale, non poteva essere considerato un semplice impianto da legna. Si dovevano adottare tutte le precauzioni previste per un vero e proprio bosco: infatti la mancata autorizzazione paesaggistica del taglio comporta l’applicazione di sanzioni penali”.
L’area e le cose poste sotto sequestro sono state delimitate sui lati con diversi cartelli riportanti la dicitura “AREA SOTTOPOSTA A SEQUESTRO GIUDIZIARIO”.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-05-2014 alle 15:42 sul giornale del 23 maggio 2014 - 1730 letture

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