Desi Mobili: concordato, difficoltà dei lavoratori, la totale subordinazione della Uil

PLC Partito Comunista dei Lavoratori 4' di lettura 18/08/2014 - Su buona parte della stampa locale è risuonata l’ufficialità dell’approvazione del concordato alla Desi Mobili una delle aziende più grandi della nostra provincia fino a qualche anno fa sulla cresta dell’onda per la produzione di cucine componibili. Il piano approvato di fatto sancisce un accordo tra proprietà, banche e creditori che garantisce la continuazione e la sopravvivenza del sito produttivo.

La notizia apparsa sui giornali di fatto dovrebbe garantire una maggiore serenità per tutte le parti in causa e per i circa 140 lavoratori dipendenti che, se fosse saltato l’accordo, sarebbero rimasti senza una concreta prospettiva di lavoro che avrebbe allungato l’infinita lista delle aziende fallite e chiuse nel nostro territorio. Sicuramente l’approvazione di questo accordo ,nell’immediato,garantisce il salvataggio dell’azienda ma non cancella i gravi problemi con cui saranno alle prese i lavoratori e le lavoratrici. Di fatto le maestranze, in uno stretto l’asso di tempo, si sono ritrovati in cassa integrazione ordinaria,straordinaria,contratto di solidarietà, alcuni a zero ore soprattutto nel settore impiegatizio.

Nel comunicato cosi’ scritto ed impostato non trapela e non risalta minimamente il problema degli stipendi con il quale i lavoratori dovranno far fronte nei prossimi mesi, fattore che sicuramente aggraverà ancora di più la persistente precarietà con la quale quotidianamente ci si ritrova a fare i conti,tutto questo sotto gli occhi silenziosi delle varie istituzioni,dei commissari,del tribunale che si avvalgono dell’appoggio e della valenza dei sindacati confederali che nella normalità sono concertativi ed accomodanti ma che a volte,nella fattispecie della UIL alla Desi srl, raggiungono livelli di compromissione scandalosi e nauseanti.

Nelle ultime ore prima della chiusura aziendale e con la prospettiva certa di problemi economici per i lavoratori, il generale funzionario della feneal UIL A.C. e i soldatini RSU UIL su precise domande anche di quei lavoratori iscritti al loro sindacato, hanno negato in maniera falsa e meschina la notizia certa e vera dell’ incontro che si sarebbe svolto tra azienda e parti sociali come invece altri lavoratori e altri rappresentanti sindacali sostenevano e confermavano divulgando la notizia ai propri iscritti. Emerge inequivocabilmente la volontà omertosa e anti sindacale di tutto l’apparato UIL molto più impegnato a rappresentare la volontà aziendale invece di far rispettare i diritti dei dipendenti. Che la UIL fosse un sindacato pro aziendale questo lo si sapeva, probabilmente da oggi è parte integrante dell’organigramma!!! Nascondere una verità significa tutelarla ed appoggiarla,nascondere una verità significa falsità e prendere in giro tutti i lavoratori e principalmente i propri iscritti!!!

Questa concezione,in una situazione normale,andrebbe rotta ed azzerata. I lavoratori iscritti a questo pseudo-sindacato avrebbero tutto il diritto di presentare il conto al proprio funzionario e ai propri rappresentanti sindacali e speriamo che questo avvenga il prima possibile. Di certo ognuno è libero di scegliersi la propria rappresentanza, ma questo modo di essere sindacato non può divenire un danno permanente per un ‘intera situazione lavorativa,e non può divenire elemento di sottomissione per tutti coloro che non si riconoscono nel più grande sindacato filo padronale. eSSere maggioranza sindacale non è sinonimo di potere e di libero arbitrio,ma dovrebbe essere uno stimolo per coinvolgere su una linea comune la più ampia fascia di lavoratori nelle rappresentanza e nella lotta,contro tutti coloro che si stanno mettondo in mezzo e stanno devastando i diritti acquisiti impoverendo il ceto sociale più colpito dalla crisi.

Come iscritti al sindacato e come militanti del PCL all’interno della Desi srl, denunciamo pubblicamente il metodo bonapartista e reazionario utilizzato ed incarnato da certe figure sindacali della UIL che pensano convintamente di poter fare sindacato e di dettare la linea dello stesso,stando seduti dalla parte sbagliata. Sicuramente alla prima occasione possibile e alla prima assemblea chiederemo lumi a questi intellettuali e a questi profeti che probabilmente non sanno cosa significa veramente il senso della militanza sindacale. Essere sindacato non significa principalmente fare il postino per i 730 o promuovere agevolazioni assicurative come rappresentanti, essere sindacato significa in maniera incondizionata stare dalla parte giusta,stare dalla parte dei più sfruttati, tutelare i lavoratori su tutti i livelli e in tutti i settori.

Significa contrapporsi a coloro che stanno attaccando il mondo del lavoro per i profitti e per la tutela del capitale e della ricchezza in mano a minimi settori della nostra società. Significa riprendersi tutto quello che si è lasciato e si è regalato nella totale concertazione e subordinazione verso i potentati locali e nazionali. Questa è la linea che noi militanti del PCL cerchiamo di portare avanti nei settori più avanzati della CGIL e nei settori più combattivi della classe lavoratrice.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-08-2014 alle 15:36 sul giornale del 19 agosto 2014 - 1417 letture

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