Sirio Bellucci, quel foulard rosso acrilico

4' di lettura 17/11/2014 - Sabato 22 Novembre alle ore 16 presso la Biblioteca Multimediale 'R. Sassi' un convegno accenderà nuovamente i riflettori sul pittore fabrianese Sirio Bellucci, grande protagonista del panorama artistico della nostra città scomparso lo scorso 29 Settembre 2013 all’età di 89 anni.

Con il saluto del sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, il convegno ospiterà l’intervento dell’Avv. Maria Dadea “L’omaggio a un artista attraverso l’Istituto del Trust”, un’interessante riflessione sull’applicazione del Trust nella tutela delle opere d’arte.
L’appuntamento, curato dalla città di Fabriano, dalla Fondazione Carifac e dall’Associazione Culturale InArte, sarà un’occasione di approfondimento della tematica e dello stile pittorico di Sirio Bellucci.
Nel corso della sua lunga e prolifica carriera Sirio Bellucci ha sperimentato diversi generi; tuttavia nelle sue opere resta sempre inconfondibile uno stile primordiale e ricercato che si manifesta attraverso la rappresentazione di elementi e paesaggi legati alla sua vita e alle sue radici: carri, paesaggi, vanghe, colline e tradizioni di vita e lavoro che l’artista rielaborerà con la grande genialità creativa che lo caratterizzava in opere che conducono l’osservatore a considerare i suoi lavori come autentiche memorie di vita passata.
Non una commemorazione ma un momento di studio e di incontro dunque che la città di Fabriano e i tanti amici dell’artista vogliono dedicargli e che vedrà ospiti e relatori alcuni dei critici d’arte che hanno accompagnato il pittore lungo la sua carriera. Paola Ballesi, Alessandro Cartoni, Massimo De Nardo, Francesco Maria Orsolini si alterneranno per condividere alcuni episodi della vita di Sirio Bellucci in un evento a cui tutti sono invitati a prendere parte per ricordare insieme questo grande artista contemporaneo che ha reso genio, immagine e orgoglio alla nostra città.
Al termine del convegno, previsto per le ore 18:30, seguirà l’inaugurazione della mostra che vedrà raccolte moltissime opere dell’artista, alcune delle quali inedite, che rimarranno esposte nella Biblioteca anche nei giorni a seguire.
Sara Crocetti

"Foulard rosso e Borsalino nero (bianco, d’estate). Sirio Bellucci lo riconoscevi subito da questi due “accessori”, che indossava si può dire da sempre.
Nelle sue opere post-concettuali, quando la ripresa figurativa era entrata in territori onirici, quasi di rimembranze, Sirio Bellucci si inseriva con una silhouette veloce: soprabito e cappello neri e foulard rosso svolazzante. In un angolo del quadro, a mo’ di firma, o dentro la scena, come un personaggio da ri-conoscere. Un “io” che certo tornava su percorsi autobiografici, però con discrezione, perché le cose che raccontava andavano comunque al di là di se stesso. Un percorso iniziato nei primi anni Sessanta e terminato (ma non concluso) poco più di un anno fa. Accostandosi alla pittura materica, al concettuale, all’arte povera, al figurativo espressionistico, Bellucci ne coglieva via via le somiglianze, che poi assemblava in un linguaggio proprio, originale, oggi più che mai riconoscibile.
Adesso che il tempo per Sirio Bellucci è qualcos’altro (e chissà cosa è), abbiamo voluto – noi che un po’ lo conoscevamo – dedicargli alcuni pensieri.
Nessuna commemorazione. La solennità gli è stata sempre estranea, improponibile. Non perché negli ultimi anni era persona che si “ritraeva” (e qui, il semplice gioco delle parole gli sarebbe certo piaciuto), avendo scelto i luoghi della sua infanzia (inevitabile, per chiunque, tentare una recherche), tra Belvedere di Fabriano, Fabriano e Macerata. Ma perché la solennità gli era estranea per natura. Racconteremo episodi della nostra vita (noi con lui) che ce lo hanno fatto amare come amico e apprezzare come artista. Amico sensibile e generoso, che non faceva caso ai molti anni in meno che avevamo, artista dell’utopia nel voler mettere insieme i “Canti di Maldoror” di Isidore Ducasse (cioè Lautréamont, che Sirio aveva scoperto come una rivelazione) con gli “Oggetti d’affezione” di Emmanuel Rudzitsky (cioè Man Ray, conosciuto a Parigi quando era ormai in là con gli anni). Un abbinamento che serviva a dare consapevolezza critica a quel suo spontaneo far prevalere l’immaginario sul reale. Perché così la realtà gli era un poco più godibile, anche attraversando una lunga “via dolorosa”, esibita soltanto nelle metafore della pittura.
Sarà, questa giornata dedicata a lui, anche un servabo, che vuol dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o servirò, sarò utile.
Ecco, vogliamo conservarti e vorremmo esserti utili, carissimo Sirio.

Massimo De Nardo

In basso, la locandina dell'iniziativa.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2014 alle 11:27 sul giornale del 21 novembre 2014 - 788 letture

In questo articolo si parla di cultura, Comune di Fabriano

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/abCL