Sanità: a Fabriano il primo impianto di defibrillatore sottocutaneo

medico e medici dell'ospedale 4' di lettura 09/05/2016 - Nella seconda metà di aprile, l’équipe dell’Ospedale di Fabriano, guidata dal dr. Pietro Scipione, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia e Terapia Intensiva Cardiologica, ha effettuato il primo impianto di defibrillatore sottocutaneo (modello EMBLEMTM S-ICD®), l’evoluzione tecnologica del primo e unico al mondo, che viene inserito sottocute senza toccare né il cuore né i vasi sanguigni.

L’impianto è stato eseguito su paziente di 61 anni sopravvissuto ad un infarto miocardico, rivascolarizzato tardivamente con angioplastica coronarica, affetto da cardiomiopatia dilatativa post-infartuale, in prevenzione primaria. Questa tipologia di pazienti, infatti - spiega il Dr. Scipione - presenta un rischio particolarmente elevato di sviluppare un’aritmia mortale senza preavviso. Il clinico si deve quindi destreggiare tra l’esigenza di non “invalidare” il paziente con un dispositivo che potrebbe non entrare mai in azione e che è comunque inserito all’interno delle camere cardiache con uno o più cateteri e la necessaria sicurezza del paziente che il nuovo dispositivo garantisce in pieno. Alla comprovata efficacia e sicurezza clinica maturata con la precedente versione, si aggiungono anche le ridotte dimensioni di spessore, il 20% più sottile, la maggior longevità, 40% più duraturo, la non trascurabile possibilità di valutarne la funzionalità da remoto oltre alla compatibilità con gli esami di risonanza che si dovessero rendere necessari in futuro.

Per le sue caratteristiche di “non invasività” (il sistema non necessita dell’inserimento di elettrocateteri nel cuore) il defibrillatore sottocutaneo costituisce una straordinaria alternativa - in termini di efficacia e di sicurezza - rispetto ai defibrillatori tradizionali. Le sue due componenti, il generatore di impulsi e l’elettrocatetere, vengono posizionati rispettivamente sul lato sinistro della gabbia toracica e nella regione dello sterno. La selezione del paziente avviene a seguito di valutazione di parametri elettrici che garantiscano l’efficacia del sistema e la procedura di impianto utilizza punti di riferimento anatomici senza ricorrere alla fluoroscopia. Sempre rimanendo in tema di prevenzione di aritmie minacciose, qualche settimana prima presso la stessa struttura è stato utilizzato per la prima volta il cosiddetto “giubbotto salvavita”. Si tratta di un vero e proprio defibrillatore indossabile, simile a un comune giubbotto ma dotato di tutte le caratteristiche per intervenire in caso di necessità con una scarica elettrica, adatto a pazienti con grave compromissione della funzione cardiaca ma nei quali, per particolari condizioni cliniche soggettive, è ipotizzabile un recupero della funzione cardiaca.

Nello specifico, si trattava di un paziente relativamente giovane (50 anni), con grave compromissione della funzione cardiaca sviluppatasi acutamente e che non sarebbe stato dimesso in sicurezza senza un dispositivo salvavita. In questo caso, il paziente è stato rivalutato dopo 45 giorni e si è osservato un miglioramento della sua funzione cardiaca: l’effetto della terapia farmacologica unitamente al cambio di stile di vita ha fatto “uscire” il paziente dalla finestra di rischio aritmico elevato ed è stato così possibile evitare un impianto permanente probabilmente non necessario. Tutto ciò si è tradotto in migliore confort per il paziente e notevole risparmio in termini di gestione ospedaliera e di costi sanitari.

Il dr. Scipione esprime grande soddisfazione per il lavoro compiuto dalla sua équipe: “Siamo molto contenti di avere potuto offrire ai nostri pazienti, affetti da patologie cardiache molto serie, terapie innovative, indispensabili per la loro sopravvivenza, ma che comportano rischi molto ridotti. Questi dispositivi rappresentano una delle frontiere più avanzate della medicina minimamente invasiva ed è motivo di orgoglio che siano state utilizzate dalla nostra Cardiologia. Dobbiamo dare atto all’Amministrazione Ospedaliera dell’impegno che ha manifestato consentendoci di disporre in tempi rapidi di questi nuovi strumenti, che ci permettono di trattare in maniera efficace pazienti che difficilmente accetterebbero la procedura convenzionale, rinunciando così ai benefici di una protesi salva vita”.

L’esecuzione di questi primi impianti a Fabriano conferma la posizione di avanguardia che l’Ospedale “Profili” è stato in grado di assumere nell’adozione di tecnologie mediche innovative e di soluzioni terapeutiche “minimamente invasive”, finalizzate non solo a garantire ai pazienti cure eccellenti e sicure, ma poco traumatiche ed emblematiche di una particolare attenzione e sensibilità alle esigenze psicologiche e personali dei malati, oltre che alla riduzione dei tempi di ospedalizzazione e dei costi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-05-2016 alle 23:14 sul giornale del 10 maggio 2016 - 1141 letture

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