Centinaia di reperti preistorici e romani nelle indagini del nucleo Tpc dei Carabinieri, 6 gli indagati

3' di lettura 31/05/2016 - L’ultimo ritrovamento a Camerata Picena. Il precedente in un’abitazione di Falconara Marittima. È il risultato soltanto parziale di un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona che ha portato a recuperi di reperti di grande rilevanza storica e archeologica in tutta la provincia. Il primo sequestro è stato effettuato a san Paolo di Jesi a seguito di una ricerca sulle piattaforme private di vendita web.

Il primo sequestro è stato effettuato a san Paolo di Jesi a seguito di una ricerca sulle piattaforme private di vendita web. Si tratta di quattordici oggetti tra i quali spicca una tegola in cui è rimasta impressa – probabilmente per un errore in fase di cottura - l’impronta della mano dell’artigiano che l’avrebbe creata. In questo caso il possessore stesso avrebbe indicato agli inquirenti il luogo esatto dello scavo. Per gli studiosi potrebbe trattarsi di oggetti appartenenti ad una stessa fattoria romana, il che proverebbe l’esistenza di un antico insediamento nel territorio. I possessori in generale, infatti, non sarebbero “tombaroli” o “trafficanti”, bensì – ha specificato il maggiore Carmelo Grasso - “soggetti che hanno cercato di sbarazzarsi di questi artefatti non sapendo cosa farsene, cercando di venderli in privato anche a cifre simboliche. Tuttavia ci sono persone che li richiedono come ornamenti e quindi aumentano gli scavatori”.

Ritrovamento particolarmente cospicuo quello di Sassoferrato, con oltre seicento reperti databili dall’epoca romana a quella rinascimentale e detenuti illegalmente da due individui. Di questa collezione fa parte quello che per la dottoressa Ilaria Venanzoni, Funzionaria presso il Servizio per la Tutela del Territorio (il nuovo nome dato alla Soprintendenza generale che con la seconda riforma Franceschini sostituisce la Soprintendenza Archeologica pur mantenendone i coordinatori), potrebbe essere “il pezzo forte in una collocazione museale” è una testa in calcare con velo sul mento. “Nonostante la considerevole abrasione del volto che potrebbe far pensare ad un ornamento da esterno – ha spiegato la dottoressa – si tratta di un prodotto raro: una testa romana risalente probabilmente al II-I secolo a.C. ma con stilemi ellenistici e un velo sul mento che ricorda il mondo persiano. Il fatto che sia stata realizzata in una pietra tanto comune come il calcare ne rende inoltre difficile individuare il luogo d’origine”.

Particolare anche il terzo sequestro, quello di Filottrano. Qui i Carabinieri hanno infatti messo le mani su otto reperti paleontologici detenuti illegalmente all’insaputa del proprietario e della stessa Soprintendenza all’interno di una collezione privata aperta al pubblico e fruibile in un museo autorizzato del posto. Nel caso di Falconara Marrittima il proprietario deteneva invece due oggetti non appartenenti al territorio. Li ha descritti la Funzionaria del servizio Tutela Territorio Maria Raffaelle Cucciarelli: “Sono un cratere risalente al IV secolo a.C. probabilmente di origine pugliese e un’anfora che presenta evidenti segni recupero in mare e potrebbe quindi essere stata parte di un carico navale”.

L’ultimo ritrovamento, quello di Camerata Picena, ha riguardato infine una piccola collezione che il possessore ha dichiarato essere un lascito ereditario, costituita da una trentina di ammoniti e altri fossili marini preistorici che sarebbero stati scavati nella zona di Assisi. Insomma “Il traffico illecito di oggetti d’arte o antichi è fiorente – ha dichiarato Grasso – e questo alimenta gli scavi per ottenere ornamenti di pregio”. Per ora, nonostante le dichiarazioni di ignoranza in merito all’origine illecita dei reperti, gli indagati sono sei. Si sta valutando la possibilità di inserire tutti gli artefatti in musei allestiti nei territori in cui sono stati ritrovati.


di Enrico Fede
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Questo è un articolo pubblicato il 31-05-2016 alle 13:38 sul giornale del 01 giugno 2016 - 699 letture

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