Un corridoio faunistico tra i parchi di Frasassi e del San Vicino, Baldini: "Maggiore tutela del lupo, predatore dei cinghiali"

frasassi, gola della rossa 13/05/2017 - L’assessore regionale alla caccia Pieroni ha dichiarato pubblicamente di essere nettamente contrario alla proposta del consigliere Sandro Bisonni, di creazione di un corridoio faunistico tra la Riserva Naturale Regionale dei monti San Vicino e Canfaito ed il Parco Naturale Regionale di Frasassi e Gola della Rossa, per agevolare gli spostamenti e gli scambi genetici tra le due aree protette a beneficio di specie faunistiche importanti a livello comunitario e ancora a rischio di estinzione come il lupo appenninico.

L’intervento dell’assessore Pieroni è completamente fuori luogo, in quanto la proposta in esame non è volta a tutelare specie cacciabili, bensì specie particolarmente protette e quindi, trattandosi di parchi e riserve naturali, l’assessore eventualmente preposto ad esprimersi sarebbe semmai quello all’Ambiente Sciapichetti. Le due aree protette, infatti, sono divise attualmente da una sottile "terra di nessuno” che gli animali attraversano spostandosi da un’area protetta all’altra, come è naturale che sia, in quanto essi non riconoscono i confini amministrativi creati artificialmente da noi umani.

Questa proposta quindi, articolata in due distinte PDL e PAA, è perfettamente in linea con quanto riportato alle pagg. 22 e 24 del Programma quinquennale delle Aree protette 2016 - 2020, dove viene auspicato che tra il Parco della Gola della Rossa e Frasassi e la Riserva del San Vicino e Canfaito, vista la loro contiguità territoriale, si arrivi ad una “pianificazione unitaria” degli interventi e degli strumenti a tutela della biodiversità, promuovendo azioni a carattere gestionale degli ecosistemi, in coerenza con il SIT regionale. Tutto ciò in perfetta sintonia anche con gli obiettivi che si prefigge la Rete Natura 2000, in particolare per quanto attiene la protezione delle specie e degli habitat di prioritario interesse comunitario.

Nel corso dell’audizione in III Commissione regionale, inoltre, è stato falsamente paventato, che questo corridoio faunistico favorirebbe altre specie animali considerate “nocive” in quanto fonte di danni alle colture agricole e di incidenti stradali, come il cinghiale. Tale affermazione non ha alcun riscontro scientifico, perché il cinghiale non è una specie protetta e in quanto tale può essere quindi cacciata, perfino all’interno del Parco naturale di Frasassi e Gola della Rossa e della Riserva naturale di San Vicino e Canfaito, qualora la sua popolazione fosse in soprannumero, con l’ausilio di selecontrollori, appositamente scelti tra i cacciatori residenti nei comuni ricadenti nelle due aree protette.

Inoltre la proposta, proprio perché si prefigge una maggiore tutela del lupo, che è il predatore naturale del cinghiale e di altri ungulati come il capriolo, garantirebbe anzi che la popolazione dei cinghiali della zona resti sotto controllo e non superi mai la soglia di tolleranza. Con l’occasione è stata sottolineata, soprattutto da parte dagli enti gestori, la grave carenza di finanziamenti che la Regione Marche destina alla gestione dei parchi e delle riserve naturali, che anno dopo anno vengono ridotti drasticamente, rendendo di fatto ingestibili le aree protette marchigiane. Ma la vera preoccupazione, emersa soprattutto da parte del presidente dell’Unione montana Alte Valli del Potenza ed Esino, è che questa proposta sia il primo passo verso una fusione tra le due aree protette, con conseguente gestione unitaria da parte di un Ente Parco sovra comunale, fatto questo comunque seccamente smentito dal consigliere Bisonni.

La soluzione dell’Ente Parco sarebbe invece auspicabile ai fini della gestione ambientale e faunistica del’area protetta, perché eliminerebbe il veto e il ricatto dei piccoli comuni, alcuni anche di poche centinaia di abitanti, superando di fatto i localismi e le meschine rendite di potere dei loro sindaci. L’ambiente e gli animali che ci vivono sono infatti un patrimonio collettivo di tutti i cittadini, anche e specialmente di coloro che non hanno la fortuna di risiedere in un’area protetta. Quindi i parchi e le riserve naturali non possono diventare ostaggio di potentati politici locali o persino di privati che ne utilizzano le grandi potenzialità unicamente per conseguire i propri scopi ed interessi egoistici e personali.


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-05-2017 alle 11:21 sul giornale del 15 maggio 2017 - 295 letture

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