Pedemontana, nasce un comitato per la difesa del territorio: "Due corsie senza gallerie. Paesaggio devastato e progetto non più adatto"

30/05/2017 - Veniamo ad informare i cittadini che nei giorni scorsi si è costituito un Comitato per informare e cercare di affrontare il problema e i rischi connessi alla costruzione della Pedemontana, il cui progetto con tutte le sue varianti è in via di definizione, con tempi brevissimi.

Le prime notizie sono emerse con le convocazioni per gli espropri ma nessuno ha avuto finora accesso ufficialmente ai progetti definitivi, neanche le Amministrazioni Comunali. Ideata 40 anni fa e più volte modificata nel corso dei decenni dal suo progetto originario, al fine di venire incontro alle esigenze delle nostre medie e piccole imprese locali (si voleva “raccogliere il valore” imprenditoriale dell’entroterra), questa infrastruttura è stata modificata a più riprese a partire dal 2004 in avanti, prevedendo per la nostra vallata il passaggio in galleria per evitare grossi impatti ambientali.

Dopo ulteriori varianti firmate nel 2012 senza informare cittadini, residenti e portatori di interessi di vario genere, il nuovo progetto è stato ulteriormente modificato, non tanto nel tracciato, quanto piuttosto nel principio di ridurre l’impatto visivo passando in galleria, il nuovo progetto mirerebbe pertanto al risparmio, riportando l’opera della carreggiata a due sole corsie in superficie, distruggendo e devastando l’intero paesaggio come già evidente in alcune zone verso Fabriano e Cerreto d’Esi. L’accelerazione del progetto è avvenuta subito dopo il sisma, come opera di interesse nazionale che dovrebbe aiutare le aree terremotate “in caso di evacuazione”.

Il timore è però che, il progetto oramai non più adatto alla realtà della zona, non ci sono più le imprese per cui il progetto era nato, da evacuare e se il progetto attuale non verrà rivisto in alcuni punti essenziali che lo rendano meno impattante porterà solo perdita di valore ambientale e di lavoro. La strada di veloce percorrenza, non servirà infatti a rafforzare, ma piuttosto a spopolare questo territorio, già depauperato di aziende con la crisi del 2007-2008 e devastato da uno dei terremoti italiani più forti della storia degli ultimi due millenni.

Per tutto ciò a breve organizzeremo un’assemblea pubblica per informare tutta la popolazione che ad oggi è ignara di tutto e pensa ci siano solo effetti positivi dalla nuova strada. Aggiungiamo qualche considerazione in merito.

Quest’opera che nei lotti 2 e 3 (da Matelica Nord a Camerino per intenderci) non ha ancora un progetto esecutivo definitivo dovrebbe passare in gran parte in superficie, distruggendo terreni e vigneti (quindi apportando danno economico e forse anche occupazionali), abbattendo centinaia di querce secolari che caratterizzano il nostro territorio montano (una quercia ci mette anche un secolo o più per assumere le forme che conosciamo in genere). Si consideri che per le sole strade di cantiere, per il periodo dei lavori (5 anni?) ad oggi dovrebbero essere abbattute le querce della caratteristica zona di Mistrianello e San Venanzo. Ancora non sappiamo neppure quanti attraversamenti ci saranno di questa enorme trincea reticolata che dividerà la vallata da est a ovest.

Quale sarà il danno per residenti, operatori agricoli con i loro mezzi o animali per andare da una parte all’altra della vallata? Quanto costerà? Non essendo una vera superstrada, ma una semplice strada a due corsie, anche in termini economici, non basterebbe allargare ed addrizzare la strada di Colle delle Pere senza stravolgere tutto il paesaggio a sud di Matelica? E quando sarà stata realizzata con tutti i saliscendi previsti nell’ultimo progetto, dove sarà previsto il divieto di sorpasso ovunque e una velocità massima di 90kmh, se ci si ritrovasse un mezzo lento davanti specie in salita, quale vantaggio avremo rispetto all’attuale tracciato?

Incalcolabili i danni che verranno inferti all’economia agricola, al settore vitivinicolo, al turismo di nicchia e di tutto l’indotto che aveva investito sull’ambiente, il patrimonio artistico e archeologico. Nessuno sarà più interessato a venire in uno dei più bei borghi d’Italia se l’impatto ambientale della strada ne avrà denaturato la bellezza paesaggistica.

A nove mesi dall’inizio della sequenza sismica che ci ha messo in ginocchio, la Comunità si è stretta in attesa di poter tornare ad una vita normale, ha continuato a lavorare sodo per resistere e avere l’opportunità di ritornare a far rivivere la vallata e questi erano i piani di rilancio per la zona, ma dopo la costruzione della Pedemontana cosa resterà di tutto questo? Se le uniche risorse del territorio verranno distrutte, ci saranno altri abbandoni, altre chiusure, altri imprenditori che cercheranno altrove fortuna. Ci viene quindi da domandarci, ma chi ha interesse a tutto questo? Chi può trarre vantaggio dalla desertificazione del territorio e dall’azzeramento del turismo?

Il timore è che all’indomani della costruzione della Pedemontana che non porterà ricchezza ma ulteriore povertà, per rilanciare, la zona oramai distrutta dopo il terremoto anche dall’ulteriore crisi economica e occupazionale, sempre più spopolata, si ripalesi la proposta oramai senza più obiezioni di richiesta di installazione di industrie chimiche più pericolose e di termovalorizzatori. Quest’opera di oltre 200 milioni pari alla ricostruzione di oltre 1.000 case per almeno 4.000 persone (per intenderci quanto tutta Visso e metà Camerino) non poteva essere prorogabile a dopo la ricostruzione, una volta che lo spopolamento fosse stato scongiurato e l'economia in ripresa avesse presentato il fabbisogno di potenziare la vecchia rete stradale?

Le stesse pratiche del progetto, realizzate senza coinvolgimento della popolazione nei tempi giusti e surclassando molte decisioni dei consigli comunali, lasciano molte perplessità, ma in forza delle leggi vigenti, rafforzate dallo “Sblocca Italia”, non possono essere neppure ridiscusse. Di fronte a questo metodo di agire molto pratico, ma poco sensibile agli interessi comunitari e alla democrazia, cosa ci resta per negoziare in uno stato di diritto, dove una intera Comunità per il solo fatto di essere stata colpita da una calamità, invece di ricevere sostegno sembra aver perso ogni diritto ed essere stata condannata all’evacuazione? Incatenarci alle querce che abbatteranno o decidere di abbandonare la vallata definitivamente lasciandola in balia di ogni futura folle speculazione ambientale?





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-05-2017 alle 14:08 sul giornale del 31 maggio 2017 - 1241 letture

In questo articolo si parla di attualità, matelica, camerino, Pedemontana

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