Denunciati due cacciatori, sparavano a uccelli protetti

22/11/2017 - Rinvenuti presso l’abitazione di uno dei due cacciatori fabrianesi uccelli protetti congelati pronti per essere cucinati.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri forestali delle Stazioni di Fabriano e Sassoferrato hanno denunciato due cacciatori che sparavano a specie protette come il fringuello e particolarmente protette come il frosone mentre sorvolavano un valico della zona al confine con l’Umbria, conosciuto nell’ambiente venatorio per il copioso passaggio di avifauna migratoria.

I carabinieri forestali dopo un lungo appostamento nei boschi iniziato dalla notte e protratto per tutta la mattina, hanno individuato due cacciatori del luogo che sparavano ripetutamente a qualsiasi uccello di passaggio, a prescindere che si trattasse di specie protetta o meno.
Dopo aver sorpreso uno dei cacciatori mentre abbatteva un esemplare di fringuello e individuato il punto esatto in cui era caduto l’esemplare, intervenivano prontamente sequestrando l’animale unitamente alle armi utilizzate.

L’operazione è proseguita con la perquisizione delle abitazioni dei due soggetti, in una delle quali venivano rinvenuti, nel fondo di un congelatore, nascosti in mezzo ad altri animali cui la caccia è consentita, le carcasse congelate di sei fringuelli ed un frosone pronte per essere utilizzate per qualche piatto a base di avifauna protetta.

I due soggetti, deferiti alla Procura della repubblica di Ancona per i reati di bracconaggio e detenzione di specie protette di cui alla Legge 157/1992, rischiano pene che prevedono l’arresto fino ad otto mesi e ammenda fino a duemila euro, oltre alla confisca delle armi e al ritiro della licenza di caccia. Il sequestro delle armi e della selvaggina è stato regolarmente convalidato dalla Procura della Repubblica di Ancona.

In questo periodo, durante il quale gli uccelli migratori scendono dai paesi del nord Europa per svernare a sud, i Carabinieri forestali hanno intensificato i controlli antibracconaggio per contrastare la caccia di frodo alla selvaggina migratoria presso i valichi montani, fenomeno che purtroppo evidenzia ancora elevati tassi di illegalità e pone a rischio numerose specie protette dalle normative nazionali ed europee.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it




Questo è un articolo pubblicato il 22-11-2017 alle 19:32 sul giornale del 23 novembre 2017 - 346 letture

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