Aree di rispetto venatorio a Fabriano: assurdo e pericoloso praticarvi la caccia al cinghiale

28/11/2017 - Probabilmente vi sarà capitato di osservare, nelle periferie ad Ovest e a Sud-Est di Fabriano o nelle frazioni di Melano e Cancelli, dei cartelli affissi di colore giallo con su scritto: “Area di Rispetto – Caccia regolamentata”.

Questi cartelli delimitano le cosiddette Aree di Rispetto Venatorio (A.R.V.), istituite dagli A.T.C. (Ambiti Territoriali di Caccia) per incrementare le specie stanziali in esse presenti, come la lepre, il fagiano o la starna. In queste aree è per questo vigente il divieto di caccia alle suddette specie, ma non per gli ungulati, ossia cervidi e cinghiale. Nel Comune di Fabriano ce ne sono ben 4 (Civita, Fabriano, Melano e Cancelli) e ricoprono una superficie di oltre 1.000 ettari.

Considerando che stiamo parlando di zone che al loro interno includono anche interi quartieri della città, permettere che in queste aree così densamente abitate venga praticata la caccia al cinghiale, anche nella micidiale forma della “braccata”, che notoriamente è la forma più pericolosa di caccia, a causa della grande gittata delle armi utilizzate (con la canna rigata oltre 4,5 Km.) e per le decine e decine di cacciatori impiegati, è veramente una pazzia! Poi non ci si deve sorprendere e non ci può lamentare se durante l’attività venatoria, soprattutto nel corso delle famigerate “braccate” al cinghiale, avvengano incidenti di caccia, spesso mortali e che questi non riguardino solo i diretti interessati, ossia i cacciatori…

Infatti, in questa stagione venatoria, a causa della caccia, sono già morte in Italia 19 persone e una quarantina sono rimaste ferite e, come detto, non si tratta di soli cacciatori, ma anche di gente innocente che se ne stava in pace nel proprio giardino o magari nella propria casa! Quindi, in caso ci fosse, nei paraggi delle vostre abitazioni o proprietà, una battuta di caccia al cinghiale, vi consigliamo di chiedere all’A.T.C. “AN2” i nomi dei caposquadra e dei vice delle squadre di cacciatori che esercitano in quella zona e di diffidarli alle autorità competenti al rispetto della gittata e mezzo dei loro fucili della distanza dalle abitazioni, come previsto dalla legge vigente.

Inoltre, come LAC, chiediamo che venga finalmente discussa ed approvata la Proposta di Legge n. 113/17 del consigliere Bisonni, attualmente “dimenticata” in un cassetto della II Commissione e che prevede di aumentare fino a 300 metri la distanza di caccia da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione e/o a posto di lavoro, come anche da linee ferroviarie, da strade carrozzabili e da macchine operatrici agricole in funzione.   


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-11-2017 alle 12:13 sul giornale del 29 novembre 2017 - 738 letture

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