Pd: sì alla governance del Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi

18/12/2017 - Il Partito Democratico della zona montana sostiene con forza e convinzione l’iniziativa legislativa assunta dal proprio Gruppo Consiliare Regionale con la Proposta di Legge n°167 relativa alla regolarizzazione della ‘governance’ per il Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Innanzitutto riteniamo di dover rivendicare, e ricordare a chi oggi sembra smemorato o sia stato all’epoca dei fatti molto giovane, l’azione convinta, determinata e determinante da noi svolta, sul piano politico ed amministrativo, sia per la nascita del Parco (20 anni fa…) e poi per il suo radicamento e la sua crescita quantitativa e qualitativa. Ciò premesso, va rilevato innanzitutto ciò che è di lampante evidenza: la proposta di legge di cui si discute può tutt’al più essere considerata “tardiva” in quanto va a sanare una illegittimità già denunciata da anni (almeno dalla fine del 2014) dal Sindaco di Arcevia e dal Commissario straordinario della Comunità Montana Esino Frasassi.

E’ infatti noto che dal 1° gennaio 2015, con la costituzione della Unione Montana dell’Esino Frasassi - tra i 4 Comuni di Fabriano, Cerreto d’Esi, Serra San Quirico e Sassoferrato - i Comuni di Genga e di Arcevia, che da soli rappresentano oltre il 50% del territorio del Parco, sono esclusi di fatto e di diritto dalla sua gestione e non sono, quindi, “padroni in casa propria”! Ed oggi il rappresentante legale del Parco è il Presidente dell’Unione Montana, ovvero il Sindaco di un Comune il cui territorio è fuori del Parco. Richiamare l’esistenza di un Comitato di Coordinamento Istituzionale appare fuorviante in primo luogo perché previsto e approvato molto tempo prima delle attuali vicende e con ben altre finalità e scopi, e, soprattutto, perché quel Comitato ha mostrato gravi limiti di funzionamento, come più volte denunciato dai Sindaci di Arcevia e Genga. Entrando poi nel merito non si può ignorare che la Legge Regionale sui Parchi (n. 15 del 28 aprile 1994) all’art. 12 comma 1, dispone che “… alla gestione dei parchi possano essere preposti appositi enti regionali di diritto pubblico o consorzi obbligatori tra enti locali o la provincia o la comunità montana quando, negli ultimi due casi, il territorio del parco sia compreso interamente nel territorio di tali enti...”.

E’ evidente, dunque, che non esistendo più una Comunità montana che ricomprende interamente il territorio del Parco e non esistendo neppure una Unione montana con tali caratteristiche, la Proposta di legge in discussione non chiede altro che l’applicazione della suddetta Legge regionale del 1994! Ciò significa che le “grida manzoniane” di chi ha evocato scelte dall’alto e improbabili calate di “barbari stranieri costieri” pronti a “mettere le mani” sul Parco, sono false e fuorvianti. Si sa, o si dovrebbe sapere, che l’approvazione di quella Proposta di legge porterà solo all’applicazione della norma di legge regionale (la n. 15/1994, appunto) che, per la gestione dei parchi, prevede, come strada principale, la costituzione di un Ente amministrato da un CdA, composto da 2 rappresentanti designati dai Comuni interessati, 1 delle Associazioni ambientaliste, 1 delle Associazioni agricole e 1 esperto nominato dal Consiglio Regionale. In questo modo il Parco, patrimonio di tutta la collettività, bene comune su cui tutti dobbiamo vigilare, sarà “amministrato dai territori” (tutti, non solo alcuni…) che lo compongono, con una vera rappresentanza delle comunità locali intese in tutte le sue componenti socio-economiche e culturali ivi compresa la importante e significativa novità della rappresentanza degli agricoltori e degli ambientalisti.

A riguardo di quest’ultimi, le associazioni ambientaliste, ci spiace dover constatare che, dopo molti anni spesi a chiedere l’istituzione dell’Ente Parco, in un recente comunicato stampa sembra abbiano cambiato opinione con argomentazioni imbarazzanti per chi le ha firmate, forse fuorviati da forzature temporali che non hanno permesso gli approfondimenti necessari. Ora la Proposta di legge regionale n. 167 avrà il suo normale percorso democratico e partecipato; né speciale né accelerato, esso sarà fatto di incontri e di confronti tra tutti i soggetti portatori di interesse, che seguiremo con attenzione affinché non si continui con ‘fake news’ che hanno il solo scopo di conservare uno ‘status quo’ divenuto ormai illegittimo e con esso quel “controllo” diretto, non privo di interessi personali. Il PD della zona montana fa infine proprie le critiche già rivolte dal Segretario del Circolo di Fabriano al Sindaco di Fabriano che, in caso di approvazione della PdL n. 167, ha dichiarato che si vedrà “costretto a decidere l’uscita del Comune di Fabriano dall’Unione Montana, decretandone lo scioglimento”. Si tratta – con tutta evidenza – di affermazioni ingiustificate e ingiustificabili: le Istituzioni non sono una cosa privata! Delle due l’una.

Non si può parlare di potenziamento dell’Unione montana attraverso nuovi servizi da condividere (su cui siamo d’accordo) e poi subordinare l’esistenza stessa dell’Unione alla potestà diretta e personale sul Parco. Ciò denota, quanto meno, una inadeguata conoscenza delle norme di legge sulle Unioni montane e dello Statuto di quella dell’Esino Frasassi. Se così non fosse, cosa dovrebbero fare le altre 8 Unioni montane delle Marche che non hanno alcun Parco da gestire? Il PD della zona montana resta disponibile a qualsiasi confronto sul tema ma intanto impegna i livelli provinciali e regionali del Partito a sostenere l’iniziativa del Gruppo Consiliare Regionale che invitiamo a procedere nella direzione indicata, con i tempi e la partecipazione necessari, ma anche con la convinzione e la fermezza adeguate.

Zona Montana PD (Sezioni di Fabriano – Cerreto d’Esi – Sassoferrato – Genga – Serra San Quirico) e Sezione PD di Arcevia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-12-2017 alle 15:17 sul giornale del 19 dicembre 2017 - 355 letture

In questo articolo si parla di arcevia, politica, partito democratico





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