Sanità, Cgil, Cisl e Uil: "Incomprensibili scelte di indebolimento del sistema sanitario pubblico"

8' di lettura 25/05/2019 - CGIL CISL UIL di Fabriano vogliono innanzitutto ringraziare Presidente e componenti della Commissione Consiliare Sanità della regione Marche, per la sensibilità mostrata con la convocazione per audizione: segnale tanto più importante, a fronte della recente (17/5) e partecipatissima assemblea pubblica promossa dalle OO.SS. e del crescere di un forte malessere sociale e politico – sui temi della sanità pubblica - nel territorio montano a cavallo fra le provincie di Ancona e Macerata.

Non possiamo non stigmatizzare, in questa sede, la sorprendente assenza di qualsivoglia rappresentante della Regione e dell’ASUR:che ha impedito un serio confronto pubblico e trasmesso ai cittadini presenti un senso di ulteriore abbandono.

Da tempo le scriventi OO.SS. hanno provato – anche all’interno del più generale confronto sui temi della sanità – ad evidenziare come le scelte che venivano manifestandosi stessero creando una situazione profondamente negativa, tanto fra il personale che nella cittadinanza tutta. Ponendo seri rischi di avvitamento in una spirale sempre più rabbiosa e confusamente calata in un generico spirito di “antipolitica”.

CGIL CISL UIL sono convinti che l’unico modo per affrontare correttamente e proficuamente temi così complessi e incidenti nel vissuto delle comunità sia quello del pieno e aperto confronto democratico: che non può mai essere rifuggito, bensì percorso e ricondotto sempre al merito dei problemi.

Il “colloquio con le comunità” è dunque il primo punto, non solo metodologico, che poniamo oggi alla vostra attenzione: un versante che va agito immediatamente e con convinzione.

La chiusura dell’ostetricia presso l’ospedale di Fabriano, in quest’ottica, ha assunto una evidente funzione di detonatore del malessere e delle proteste: ma la questione della sanità pubblica in aree interne e montane – come da parte nostra da tempo si sostiene – va ben oltre e tocca i termini stessi di una strategia politica, economica e sociale che quelle aree voglia davvero preservare da un già fortemente incidente invecchiamento e spopolamento.

Non possiamo far finta di dimenticare che un vero sistema di sanità pubblica non può incentrarsi solo sull’ospedale, ma deve poter contare sua efficace rete di servizi decentrati sul territorio: partendo dall’attività di prevenzione, fino ad arrivare alle varie tipologie di strutture socio sanitarie extra ospedaliere. Qualificarsi qui significa dare servizi attesi e alleggerire ruolo e costi delle strutture ospedaliere.

Crisi economica e due eventi sismici in meno di 10 anni hanno così duramente colpito questi territori, al punto da rendere ancor più incomprensibili scelte di indebolimento del sistema sanitario pubblico, quali quelle che si stanno profilando. Un passo ancora e non si potrà che parlare di “colpe” della politica. Ci si fermi, dunque, e si inizi un completo capovolgimento strategico.

CGIL CISL Uil hanno da tempo rilanciato una vertenzialità nazionale sul finanziamento del sistema sanitario pubblico: decenni di strategie di contenimento dei costi hanno talmente impoverito il SSN da metterne in discussione i suoi stessi capisaldi di universalità, diffusione e capacità di risposta.

Senza inserire nuove risorse – per aggiornare tecnologie, assumere medici e operatori delle varie professionalità, investire nell’edilizia dedicata – sarà comunque molto difficile per tutti garantire sul serio qualità e appropriatezza del SSN.

Tutto ciò, però, non libera gli attori istituzionali - e quindi al Regione Marche, in primis – dalle proprie responsabilità: noi crediamo che non sia più possibile che il tema della sanità nelle aree interne/montane sia risolta – come sembra voler fare il nuovo PSR – con poche righe di scarso contenuto e ancor meno volontà d’azione. Serve un’inversione di rotta.

Come OO.SS osserviamo da tempo l’assenza di investimenti tecnologici a Fabriano e ci tocca ora leggere di una pianificazione economica che chiede all’ASUR un risparmio (sul 2019) di 6,8 milioni sul costo del personale (DGR 82/2019), dei quali ben 4,4 a carico della sola AV2: le conseguenze non potranno che essere pesanti e potrebbero diventare devastanti proprio per l’area montana: è evidente, infatti, che questo porterà ad un ulteriore riduzione dei servizi offerti (ospedalieri e non), proprio quando già alta è l’insoddisfazione causata da tagli e riduzioni realizzati negli anni precedenti.

Tale tetto di spesa per l’ AV 2 va rivisto, abbassando il recupero economico previsto: facendo leva sull’incremento del finanziamento del fabbisogno del SSN stabilito per il prossimo triennio dall’art.1 c.514- 516 della legge 145/2018 e l’incremento dei tetti di spesa di cui all’art 11 del D.L. 35/2019.

Sulla base di tali nuovi indirizzi chiediamo che vengano autorizzate entro il prossimo mese di giugno le assunzioni necessarie all’attuazione di un piano ferie sostenibile e la proroga di tutti i contratti a tempo determinato in scadenza, modificando in tal senso i piani occupazionali.

Altrettanto complessa sul piano della gestione del personale è la situazione dei fondi contrattuali, cui va data risposta senza colpire ulteriormente gli operatori.

Leggendo quanto fin qui offerto al confronto con il sindacato infatti, apprendiamo che le assunzioni previste ( ma quanto certe?) non potranno esserci prima di fine anno; nel frattempo non si sa se quanti operatori a tempo determinato potranno essere confermati.

Si rischia dunque, già dal prossimo mese di giugno, un taglio fino a 150 operatori: guarda caso, in parallelo con l’avvio di quel “Piano ferie” che, sommariamente presentato alle OO.SS. solo il 21 maggio, senza la proroga di tutti i contratti in scadenza e la copertura delle “cessazioni”determinerebbe l’avvio di quella paventata riduzione di organici e servizi; che pure si vuol, genericamente, negare, o ancor peggio avvierebbe un lento e carsico processo di privatizzazione dei servizi sanitari.

Il Piano ferie rischia dunque di essere l’avvio di un peggioramento diffuso che rischia di pesare in maniera ancor più incidente su Fabriano e sulla zona montana: qualcuno, oggi, può impegnarsi a garantire l’acquisizione almeno di quei 26 infermieri e 6 OSS che servirebbero a non peggiorare ancora l’offerta sanitaria in area montana? Qualcuno può impegnarsi affinché ferie non significhino in realtà ulteriori accumuli di straordinari per il personale residuo?

Detto dell’inconsistenza previsionale del PSR, la domanda è : quali garanzia di tutela si offrono ai cittadini di Fabriano e dintorni ( quasi 50 mila abitanti in un territorio di 549 kmq)?

La chiusura del Punto Nascita ha ferito profondamente una comunità e le soluzioni possono ancora essere ricercate; ma occorre andare oltre e leggere le altre opportunità e necessità.

* che cosa osta la permanenza di una struttura di pediatria, anche in assenza del “punto nascita”? Non certo la normativa vigente;

* l’ospedale vive anzitutto attorno alla effettività dell’attività operatoria: diversamente è facile pensare che l’ospedale sia destinato a progressivo “spegnimento”. Siamo certi che questo aspetto sia efficacemente monitorato e implementato? Chi garantisce che non si proceda a ritroso, guardando a strutturazioni del passato, riaccorpando le U.O. chirurgiche e spianando la strada ad un abbassamento delle specializzazioni?

* Qualcuno ricorda che Fabriano è sede di eccellenze in ambito sanitario, a cominciare da Oculistica? Perchè non si valorizzano tali asset, anche in un’ottica sovraregionale?

* Con l’arrivo del Piano ferie, sembra concretizzarsi l’ipotesi di riduzione d’attività della U.O. di Medicina. Chi garantisce che a fine estate i servizi siano pienamente reintegrati?

* L’area montana soffre più d’altre i fenomeni demografici d’invecchiamento: va ribadita la difesa della rete di lungo-degenze, RSA e Hospice, pensando anzi ad un suo rafforzamento;

* Un SSN pubblico deve muovere dal recupero del ruolo dei servizi territoriali e di prevenzione: sarebbe inaccettabile una loro ulteriore penalizzazione: sia in assoluto, che nell’ottica di un riutilizzo del personale in ambito ospedaliero;

* Vi è un nodo quanto mai evidente, in relazione anche alle caratteristiche territoriali: la salvaguardia e qualificazione del sistema di emergenza,a partire dal Pronto Soccorso. Oggi Fabriano arriva a coprire un’area che va anche oltre quella propria e qualsiasi indebolimento della retrostante struttura ospedaliera sarebbe esiziale. La U.O. di Rianimazione non può dunque essere messa in discussione.

CGIL CISL UIL non si sono mai opposte pregiudizialmente ad un’azione di ottimizzazione e riorganizzazione di risorse umane e materiali, mirata ad un miglioramento complessivo del sistema sanitario sul territorio della AV 2. ma questo non può includere irragionevoli operazioni di accorpamento che trovino spiegazione unicamente nei libri contabili. I cittadini hanno diritto a veder tutelate le loro esigenze di cura entro ambiti che siano ragionevolmente definiti, anche in base a orografia e caratteristiche del sistema viario.

Qualsiasi idea che non tenga conto di tali elementi non ha i caratteri di equità e universalità necessari: non può dunque che essere respinta.

Piuttosto, si tenga alto il tema del confronto nazionale sul finanziamento del SSN e si rilanci una capacità programmatoria che non si fermi burocraticamente ai confini amministrativi della Regione.

Con L’Umbria, a partire dalla presenza dell’ospedale di Branca, è possibile e necessario costruire una progettazione condivisa, uno “spazio socio-sanitario della montagna” che: valorizzi le reciproche disponibilità ed eccellenze; riduca i costi della mobilità passiva trasformandoli in elementi di investimento; acquisisca le forme, anche profondamente innovative, di un progetto integrato di tutela della salute per l’area interna/montana di Fabriano.

In altre parole: dia consistenza materiale a quello che è un diritto di cittadinanza fondamentale costituzionalmente garantito.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-05-2019 alle 17:39 sul giornale del 27 maggio 2019 - 432 letture

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