Cinghiali, LAC Marche: "Richieste Sindaco Fabriano non risolveranno problema ma aumenteranno rischio incidenti"

3' di lettura 16/12/2019 - Abbiamo appreso dalla stampa delle richieste inviate dal Sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, alla Regione ed all’Ambito Territoriale di Caccia per risolvere il problema cinghiali in città. Una delle richieste riguarda l’eliminazione delle cosiddette A.R.V. - Aree di Rispetto Venatorio, che circondano l’abitato ed inglobano al loro interno anche intere periferie della città.

Informiamo il Sindaco che in queste aree, adibite a “caccia regolamentata” (tabelle gialle), che lui vorrebbe eliminare, in realtà è già oggi consentita la caccia al cinghiale, anche nella forma della “braccata”, che è statisticamente la forma più pericolosa di caccia, a causa della grande gittata di sparo delle armi utilizzate e per le decine e decine di cacciatori impiegati!

Considerando che stiamo parlando di zone che al loro interno includono intere periferie della città, permettere che in queste aree così densamente abitate venga praticata la caccia al cinghiale, anche nella micidiale forma della “braccata”, è a nostro avviso un vero e proprio “attentato” alla incolumità pubblica!

E’ quindi gravissimo che un primo cittadino, tra i cui compiti primari c’è proprio quello della tutela della salute e della pubblica incolumità dei suoi cittadini, esorti le autorità a scatenare la “guerra totale” ai cinghiali fin dentro la città da lui amministrata!

Poi non ci si lamenti se durante la stagione venatoria, soprattutto nel corso delle famigerate “braccate” al cinghiale, avvengano incidenti di caccia, spesso mortali e che questi non riguardino solo i diretti interessati, ossia i cacciatori…

Solo nella attuale stagione venatoria, a causa della caccia, sono già morte finora in Italia 18 persone e una sessantina sono rimaste ferite e non si tratta di soli cacciatori, ma anche di gente innocente che se ne stava in pace nel proprio giardino o magari nella propria casa!

Forse Santarelli è stato male informato e ancor meno consigliato dalle varie squadre di cinghialai fabrianesi che, guarda caso, sono le uniche ad avere interesse ad aumentare gli abbattimenti dei cinghiali, visto che poi ne rivendono la carne, traendone lauti guadagni?

Ci spiace che anche lui sia caduto nel solito ritornello, ovvero più caccia e meno cinghiali, quando ormai tutti gli studi faunistici e scientifici dimostrano che è proprio la caccia accanita a questo ungulato che ne ha determinato la sua proliferazione sul territorio!

Concordiamo invece nella sua seconda richiesta, ovvero di dotare gli agricoltori di appositi recinti per la cattura dei cinghiali, misura peraltro già prevista dalla Regione, ma che, a detta di molti coltivatori diretti, non è da sola sufficiente a limitare i danni, anche perché questi recinti sono stati assegnati solo a pochi di loro.

La soluzione al problema della proliferazione e diffusione dei cinghiali non è quindi nella caccia, altrimenti la specie sarebbe da tempo estinta, vista l’accanita persecuzione che da almeno 50 anni gli viene fatta, da quando cioè la specie dell’Est Europa venne introdotta in Italia per scopi venatori negli anni '70 del secolo scorso.

Santarelli e gli altri sindaci dovrebbero semmai chiedere che i Comuni e gli agricoltori vengano dotati di dispositivi ottici, acustici ed olfattivi di ultima generazione, che tengano lontani dai terreni e dalle strade i cinghiali e gli altri ungulati.

Poi a tenerne sotto controllo il numero penserà il loro predatore naturale, ossia il lupo, che guarda caso è aumentato negli ultimi anni di pari passo al cinghiale, proprio beneficiando della aumentata disponibilità sul territorio di quest'ultimo!

Da Danilo Baldini – Delegato LAC per le Marche






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-12-2019 alle 15:11 sul giornale del 17 dicembre 2019 - 1020 letture

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