“Il rigore che non c’era”, al teatro Gentile arriva Federico Buffa

3' di lettura 16/12/2019 - Data unica nelle Marche, venerdi 20 alle ore 21,30 al Teatro Gentile da Fabriano, per uno spettacolo, “Il rigore che non c’era”, che conclude la tournè annuale di Federico Buffa.

Giornalista, e telecronista sportivo italiano che oltre alla sua attività di telecronista di basket e commentatore sportivo, ha condotto alcune trasmissioni antologiche sempre a tema sportivo, nelle quali ha dimostrato di “essere narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni” in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo. “Il Rigore che non c’era, riassume tutte queste sue peculiarità” lo hanno spiegato i promotori dell’evento, il sindaco Santarelli e l’assessore allo Sport Scaloni nel corso di una conferenza stampa. “Il suo ultimo lavoro, scritto a quattro mani con Marco Caronna e prodotto da International Music and Arts, è una riflessione sul destino: a un certo punto di una qualsiasi partita, un qualunque arbitro decide di fischiare un rigore, giusto o sbagliato, vero o falso. In quel momento, quello in cui la sorte ci mette davanti a un bivio, con una porta rossa o una porta nera da aprire per proseguire il cammino, cambia la vita di tutti.”

Sulle tavole del “Gentile” Buffa arriva “in un luogo imprecisato nel tempo e nello spazio, una sorta di Purgatorio nel quale incontra un pianista – Alessandro Nidi, e un sedicente speaker – Marco Caronna, di una fantomatica radio notturna. I due masticano musica, lo speaker provoca, lancia domande, svicola continuamente per non rivelare a Buffa che è finito in un posto da cui non si può più uscire. I due personaggi sembrano fatti apposta per mischiare le carte, per portare la riflessione verso la casualità della vita – e qui si sovrappongono le domande - cosa sarebbe successo se Picasso avesse finito il blu, se Von Braun fosse rimasto in Germania e sulla luna forse non ci sarebbe ancora andato nessuno, se Ringo Starr non avesse incontrato gli altri tre Beatles, se JFK non avesse usato la decappottabile quel pomeriggio a Dallas…Insieme a loro sul palco, una donna – Jvonne Giò che canta, e sembra guidare le danze, un passo avanti agli altri. È lei a far balenare l’idea che il destino forse non ci lascia una scelta, che le porte da aprire non sono sempre due.”

Così, dunque comincia il viaggio di Buffa “interrogandosi sul destino che avrebbe potuto essere diverso, tra esistenze e sliding doors e si snoda con una caratteristica nuova per lo storyteller: non si tratta solo di storie a sfondo sportivo. Racconta, con leggerezza, di persone che hanno scelto, prima che l’arbitro fischiasse: di Garrincha e il Loco Housemann che svendono la loro vita scintillante a una bottiglia, di Mandela che decide di resistere 27 anni in carcere, di Billie Holiday che canta “Strange fruits” negli stati del sud, di Lebron James o di Colin Kaepernick che cantano della stessa cosa sui rispettivi campi da gioco. Una regia facile e difficile. Facile, perché la parte tecnica è molto precisa anche se rutilante, i punti luce sono quelli e non ce ne sono altri, i movimenti, anche gli sguardi, sono quelli, e non ce ne sono altri. Difficile, perché in questo pensiero trasversale che attraversa tutto il testo, ci lasciamo sempre una quota di meraviglia, una possibilità di aggiungere o togliere un “modulo” dello spettacolo e andare in scena ogni sera a porci una domanda in più…”








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-12-2019 alle 19:56 sul giornale del 17 dicembre 2019 - 195 letture

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