Pet therapy: se n'è parlato ad un convegno del Lions

4' di lettura 02/02/2020 - Relazione tra salute, uomo, animale e ambiente con l’animale considerato non oggetto ma soggetto. Su questo assioma, rinomati relatori dell’ateneo camerte, tra cui il prof. Spaterna, hanno messo in luce come la nostra regione, da almeno un decennio, è una delle protagoniste a livello nazionale nell’utilizzo, in molte patologie, della pet therapy.

Già, proprio la pet therapy, le teorie e i meccanismi sulla interazione uomo-animale è stato il tema discusso nel corso del meeting, tenuto nell’elegante e raffinato palazzo Stelluti-Moscatelli, dal Lions Club di Fabriano, presieduto dal dottor Mauro Del Brutto. Un argomento di cui le cronache si occupano spesso per la valenza sociale che riveste. I relatori, introdotti dalla presentazione del presidente del Lions di Fabriano, dr. Mauro del Brutto, sono stati il prof. Fulvio Laus e la dr.ssa MoniKa Delmanowicz, ospite d’onore il prof. Andrea Spaterna. La Delmanowicz, dall’alto delle sue esperienze professionali oltre che lavorative si occupa di Scienze della formazione, psicomotricità, pedagogista, referente e responsabile del Progetto di Interventi in Educazione Assistita con gli Animali, ha duettato con Laus, docente e ricercatore Unicam, con posizioni lavorative e incarichi istituzionali di alto profilo scientifico incentrate sulla clinica medica, farmacologia veterinaria, allevamento.

“Gli Interventi assistiti con gli animali (IAA), genericamente indicati con il termine di Pet Therapy” è stato detto riprendendo anche le considerazioni del sottosegretario di Stato Vito De Filippo, che nel giugno del 2009 ha istituito il “Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali e Pet therapy portando avanti un intenso lavoro conclusosi con l’approvazione dell’Accordo Stato, Regioni e Province autonome recante . “Comprendono una vasta gamma di progetti finalizzati a migliorare la salute e il benessere delle persone con l’ausilio di “pet”, ovvero di animali da compagnia. La convivenza con gli animali, quando impostata sul principio di relazione, rappresenta già di per sé fonte di beneficio per la società. Inoltre gli animali domestici possono svolgere anche un importante ruolo di mediatori nei processi terapeutico-riabilitativi ed educativi e il loro impiego, in ambito terapeutico, non solo ha avuto una notevole diffusione ma, uscito dall’empirismo iniziale, sta seguendo sempre più un approccio scientifico – e ancora - l’impiego degli animali in vari ambiti terapeutici determina non solo una migliore risposta del paziente ma spesso concorre alla riduzione dell’uso dei farmaci, con ulteriori vantaggi sia per la qualità della vita che in termini di costi per la collettività.”

Da queste premesse i conferenzieri sono passati ad illustrare le linee guida nazionali degli I.A.A che hanno come obiettivo la definizione degli standard operativi per la corretta e uniforme applicazione degli Interventi Assistiti con gli Animali nel territorio nazionale, l’individuazione dei compiti e responsabilità delle figure professionali e degli operatori coinvolti nei progetti e nelle iniziative che prevedono l’impiego di animali a fini terapeutico-riabilitativi, educativi e ludico-ricreativi, oltre ad individuare le modalità di formazione delle figure professionali e degli operatori coinvolti. Da qui la classificazione in Terapia, Educazione, Attività assistita con gli animali da attuare con il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare in grado di gestire la complessità della relazione uomo-animale e in strutture siano esse pubbliche o private, seguendo stringenti modalità operative. Le specie maggiormente impiegate sono il Cane; il Cavallo; l’Asino; il Gatto; e il Coniglio che debbono avere Requisiti sanitari e comportamentali affiancati alla tutela e benessere degli stessi e da un accurata formazione degli operatori. In definitiva le qualificate argomentazioni di Laus, Delmanowicz, hanno dimostrato che “la relazione con l’animale riaccende l’interesse verso gli altri, attraverso stimoli sensoriali tattili e visivi creando un’empatia che induce anche pazienti depressi e in isolamento sociale a reagire e a sentirsi utili.

I benefici della relazione sono evidenti soprattutto nei bambini nei quali l’animale, oltre a catturare l’attenzione, stimola l’accettazione di sé, negli anziani nei quali si registra anche un effetto positivo sul piano fisico, oltre che psichico, in quanto i pazienti vengono stimolati a compiere attività motorie: accudimento dell’animale, passeggiate ecc. ma anche nei confronti dei detenuti. Autismo, dislessia, disturbi dell’alimentazione, psicomotori e riabilitazione, diminuzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca le patolgie sulle quali ricerche scientifiche, studi ed esperienze sul campo, ne hanno dimostrato i benefici effetti. In questo senso, più che esplicativi sono stati gli esempi portati dalla Delmanowicz “un bambino che non riesce a prendersi cura di ste stesso, ossia pettinarsi, lavarsi, mangiare da solo, praticando una vita attiva con l’animale instaura una relazione che gli permette di sviluppare la funzione cognitiva, emotiva e motoria, rafforzandone requisiti e autostisma, come nel caso di Anna – ha concluso - una ragazza di 38 anni con autismo e paura patologica dei cani è riuscita a raggiungere comportamenti oltre modo positivi, frutto di un anno di formazione, preparazione dell’animale (conoscere bene le loro reazioni), dell’ operatore e più in generale di una equipe multidisciplinare che ne ha predisposto il progetto d’intervento”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-02-2020 alle 18:59 sul giornale del 03 febbraio 2020 - 456 letture

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