"I Senzanome", con la mostra di acquerelli di Christian Flores riapre il Museo della Carta e della Filigrana

4' di lettura 07/02/2020 - Con l’inaugurazione della Mostra dell’artista Christian Flores, è stato riaperto, dopo tre settimane di lavori di manutenzione il Museo della Carta e della Filigrana.

Venerdì 7 febbraio, dunque, ha riaperto i battenti uno dei poli culturali e turistici più importanti della città e l’evento è coinciso con un appuntamento tenuto nella Sala Biblioteca del Museo della Carta e della Filigrana dove, Ilaria Venanzoni assessora alla Cultura e Turismo, il responsabile della struttura Giorgio Pellegrini, l’artista Christian Flores, Simone Saccomanni, presidente della Stanza dell’Arte e Marco Marinacci presidente Fondazione Primato hanno presentato la Rassegna “I Senzanome”, raccolta di acquarelli dell’artista peruviano, per altro già ospite del museo in occasione del Premio Biennale internazionale di acquerello “Marche in acqua” - Fabriano Watercolor del 2018.

La personale che potrà essere visitata fino al 15 marzo, dal martedì alla Domenica (Lunedì chiuso - orari mattino: 09.00 - 13.00 - pomeriggio: 14.30 - 18.30) è stata organizzata da La Stanza dell’Arte, in collaborazione con gli Archivi del Centro Studi Milano ‘900 è composta da quaranta acquerelli di Christian Flores, nato a Huanta nel 1975, compie i suoi studi ad Arequipa, prima specializzandosi nella tecnica dell’acquerello presso la Scuola Superiore di Arte Carlos Baca Flor e poi conseguendo la laurea in arti plastiche presso la Universidad Nacional de San Agustín. All’acquerello consacra un gruppo di opere esposte nel 2011 alla mostra “Acquerelli a Corseul”, pressso l’abbazia di Léhon a Dinan, nel contesto del premio per “Les Ateliers du Pressix Madeuc”.

Questa occasione consente all’artista di proseguire per l’Italia e di coronare il suo sogno venendo ad abitare a Milano dove risiede con la sua compagna. Nel nostro paese si misura con la questione dell’immigrazione e quindi dell’integrazione sociale, tema che è alla base delle mostre personali più recenti tra cui, nel 2015 “Nostrum. Una riflessione per immagini” presso la Casa delle culture del mondo di Milano, “El diario de mis ojos” al Consolato Generale del Perù e nel 2013 “Straniero” presso la Galleria d’arte contemporanea City Art.

Tra i numerosi premi partecipa, arrivando finalista, al XXIII concorso Nazionale “Unamonos” di Arequipa in Perú. Dal 2013 è Membro dell’Associazione Italiana degli Acquarellisti Italiani (AIA). I numerosi riconoscimenti sugellano l’appartenenza di Flores agli artisti della sua generazione che affermatisi a livello internazionale si sono misurati con i temi sociali affrontati, nel suo caso in particolare, con tagli cronistico. Le sue opere sono presenti in diverse realtà espositive come il Museo de Arte de la Universidad Nacional Mayor de San Marcos a Lima, il Museo de Arte Contemporáneo de Arequipa, il Museo d’Arte di Medellin in Colombia e in numerose collezioni private neglli Stati Uniti, in Francia, in Italia e in Sud America. Da nove anni collabora attivamente con il Centro Studi Milano ‘900, che ne cura anche l’archivio personale.

“Protagonisti della mostra I senzanome” hanno sottolineato Saccomanni e Marinacci “viene in questo modo espressa la figura del migrante attraverso le tre sezioni dedicate, ossia donne e bambini, uomini soli e famiglie.La mostra, cogliendo l’occasione dell’anniversario della scomparsa di Raffaello, aprirà con un omaggio alla figura dell’Urbinate grazie alla rilettura da parte dell’artista contemporaneo dell’iconografia rinascimentale della Madonna con Bambino; ne scaturisce una nuova iconologia che ha per leit-motiv il viaggio e come tappe le tre dimensioni esistenziali che più rappresentano il migrante: la partenza, il cammino, l’approdo. Lo sviluppo narrativo prende corpo nel trasferire l’immagine rinascimentale della Vergine col Bambino in una figura archetipica che rappresenta in un ideale piano sequenza le forme essenziali del mito. Ecco apparire l’uomo solitario, moderno Ulisse, la donna e il bambino, Penelope e Telemaco, e finalmente alla fine di questa Odissea, la famiglia ricongiunta nella ricomposizione dei frammenti del sogno del Rinascimento.”

In definitiva “I Senzanome” non è soltanto un momento di arricchimento culturale ma dalle sue immagini si captano suggestioni e messaggi che consentono di dire: vale la pena visitarla.








Questo è un articolo pubblicato il 07-02-2020 alle 17:12 sul giornale del 08 febbraio 2020 - 277 letture

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