Processo Banca Marche: "Solo per la Sacelit erogati 107 milioni di euro senza alcuna garanzia"

2' di lettura 18/02/2020 - E' stata l'ex Sacelit-Italcementi di Senigallia il centro del dibattito, legato alla concessione dei finanziamenti, tenutosi lunedì durante una nuova udienza del processo per il crack Banca Marche.

Ad essere sentito è stato Francesco Foti, consulente della Procura. Incalzato per oltre 3 ore dalle domande dell’avvocato Corrado Canafoglia, legale dell’Unione Nazionale Consumatori e di oltre 3.300 parti civili, Foti ha rivelato come venivano erogati i finanziamenti milionari ai costruttori in Banca Marche. La banca per il solo cantiere ex Sacelit di Senigallia ha erogato 107 milioni di euro senza alcuna garanzia ad una società del gruppo Lanari nata poco prima. Unica garanzia per la banca fu la sottoscrizione della società di un certificato di deposito per 27,4 milioni, che una volta arrivato a scadenza è rientrato nella disponibilità del gruppo Lanari. Durante l'udienza è emerso che in vari casi i finanziamenti venivano concessi a società aventi sede a San Marino o in Lussemburgo e spesso le società richiedenti non avevano alcun merito creditizio, ossia fin dall’inizio mancavano dei requisiti base per restituire il denaro che la Banca erogava.

L’avv. Canafoglia ha introdotto un ulteriore elemento, confermato dal teste Foti, in merito alla destinazione urbanistica delle aree per le quali "le ditte edili chiedevano finanziamenti milionari. Il denominatore comune in molte pratiche, infatti, era che le aree avevano una destinazione urbanistica diversa rispetto a quella necessaria a sviluppare l’investimento immobiliare, il che presupponeva un successivo intervento della politica”. "Come può una banca erogare un finanziamento milionario per costruire un villaggio turistico o un centro commerciale o un complesso residenziale con centinaia di appartamenti se al momento dell’erogazione quell’area era un semplice opificio o peggio ancora un semplice terreno agricolo? Come poteva sapere la banca che il Comune avrebbe cambiato la destinazione urbanistica di quell’area per consentire un investimento immobiliare importante?" - ha detto l'avv. Canafoglia. A queste domande Foti ha risposto che la banca "non avrebbe dovuto accogliere una pratica simile, ricordando che in alcuni casi addirittura quel cambio di destinazione urbanistica non c’è stato, ma la ditta il finanziamento lo ha preso tutto senza poi restituirlo".

n vari casi, secondo la ricostruzione di Foti, c'erano forti carenze istruttorie nelle pratiche di finanziamento che venivano colmate in sede di comitato esecutivo o di Cda. per il fatto che si trattava di “imprenditori conosciuti dalla banca” senza però avere il presupposto finanziari per la restituzione del prestito milionario. "Una prassi – ha concluso Foti – che ha danneggiato gravemente gli azionisti". Lunedì prossimo in aula sarà la volta dei testi della P.W.C., la società di revisione che ha operato in Banca Marche, e dell'imprenditore Pietro Lanari, verso il quale l’Istituto bancario era maggiormente esposto per investimenti milionari, tra i quali l’area ex Sacelit.






Questo è un articolo pubblicato il 18-02-2020 alle 15:00 sul giornale del 19 febbraio 2020 - 1019 letture

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