Laboratorio Sociale Fabbri: "Bloccare la produzione industriale per tutelare la salute degli operai e di tutti"

fabbrica 2' di lettura 20/03/2020 - Quanto sta avvenendo in questi giorni all’interno del settore industriale lascia sconcertati. Mentre il paese si ferma per rispondere all’emergenza assistiamo a stabilimenti che continuano a produrre beni non essenziali esponendo a serio rischio la salute degli operai e di conseguenza quella di tutti noi.

Le province di Bergamo e Brescia offrono un esempio lampante di come la scelta di mettere al primo posto i profitti delle imprese, nell’ottica di una poco lungimirante “tutela” del tessuto economico di due tra le aree più ricche del paese, si sia tradotta in costi sociali altissimi. Nel comprensorio fabrianese ci sono migliaia di operai costretti a recarsi nelle fabbriche per produrre beni non essenziali.

Le condizioni di sicurezza in cui si svolgono le mansioni sono reputate dai lavoratori e dalle lavoratrici del tutto insufficienti e cresce la preoccupazione di essere contagiati a causa di aziende che non sembrano adottare le opportune misure di prevenzione sanitaria. Le pressioni di Confindustria e l’inerzia dei sindacati confederali hanno prodotto una situazione surreale nella quale nessuno vuole recarsi al lavoro ma è costretto a farlo per non vedersi decurtato lo stipendio. Nonostante questa situazione risulti insostenibile i sindacati, ben lontani dall’idea di assolvere al proprio ruolo proclamando lo sciopero, firmano protocolli che non sembrano garantire totalmente la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici suggerendo loro di vedersela individualmente. Il risultato è che nei principali stabilimenti del fabrianese, come alle cartiere o alla Whirlpool, si registra un alto tasso di assenteismo, con picchi del 30-35% di personale che si è messo in malattia pur di ridurre i rischi di contagio.

La solidarietà che ci sentiamo di mostrare ai lavoratori e alle lavoratrici che versano in questa condizione di ricatto lavorativo ci induce a prendere parola e a denunciare con fermezza quanto sta avvenendo. Riteniamo infatti che sia necessario bloccare la produzione dei beni non essenziali, ponendo la salute pubblica e individuale prima degli interessi economici. In questo scenario del tutto paradossale i rappresentanti politici e le istituzioni locali, dal Comune di Fabriano alla Regione Marche, non hanno ancora proferito parola, evitando di prendere una posizione chiara sulla vicenda.

Mentre la priorità sembra essere quella di aumentare i controlli per limitare l’accesso ai parchi e l’attività sportiva ci sono persone che corrono rischi sanitari enormi all’interno degli stabilimenti. Non si possono esporre le persone a rischi del tutto evitabili. Alla fine di tutto questo saranno tirate le somme e chiederemo il conto a politici, istituzioni, sindacati e Confindustria per quanto fatto e soprattutto per quanto non si sta facendo, sancendo l’esistenza di lavoratori e lavoratrici sacrificabili in nome del profitto. Gli indifferenti sono e saranno complici.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-03-2020 alle 10:15 sul giornale del 21 marzo 2020 - 294 letture

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