Fermo: Ciò che manca al Fermano non è solo l'assessore. Ma uno sguardo al futuro

3' di lettura 18/10/2020 - Il Fermano non ha avuto rappresentanti in Giunta. Se ne sta dibattendo in questi giorni. La sinistra userà l'improvvida scelta del neo presidente Acquaroli come cavallo di battaglia. Improvvide e poco accorte anche le scelte delle segreterie nazionali dei partiti vincitori. Ma queste sono lontane dalle realtà locali. Un tempo, quando i partiti erano strutturati e democraticamente vivi, anche il segretario della più piccola sezione del più piccolo paese poteva recarsi dal suo segretario nazionale magari portando con sé una fiasca di vino buono e un paio di morbidi capponi.

C'erano cinte di trasmissione ben oliate. Oggi non più. Oggi si decide dall'alto, a destra come a sinistra. Un metodo affermatosi con la fine dei partiti politici annientati dalla corruzione e dalla risposta estremista di alcune toghe.

Improvvida è apparsa anche l'uscita dell'ex presidente di Confindustria Fermo Melchiorri, oggi numero due di Confindustria Centro Adriatico. Per due motivi: ha rivendicato al Fermano l'assessorato alle attività produttive proprio nel momento in cui il manifatturiero in fortissima crisi, è poco incidente e pesa molto meno di un tempo. In secondo luogo perché è sembrata una mossa schizzinosa nei confronti di un eventuale assessorato alla cultura. Come se quest'ultimo assessorato fosse qualcosa di aleatorio, bizantino, campato per aria e non potesse avere, invece, una forte ricaduta anche sul mondo economico-produttivo. Per inciso, vorrei ricordare che Adriano Olivetti, ma anche Enrico Mattei, costituì, accanto alle fabbriche, i centri culturali con storici, filosofi, sociologi etc. etc.

L'impressione che si riceve da casa nostra è che un conto è l'azienda manifatturiera, un altro la cultura umanistica. Potrei dettagliare meglio: preferisco lasciare il materiale per eventuali risposte. Certo è che nessun imprenditore del Fermano spese una parola una quando l'Università di Macerata tolse e portò via da Fermo la facoltà di Beni culturali. Eppure sarebbe stata, oltre che una presenza significativa, una miniera di giovani specializzati capaci di valorizzare al meglio la Terra di Marca, legando bellezze naturali, bellezze artistico-architettoniche, e cibo.

Si parla o non si parla di turismo in forte crescita? Certo, facendo i conti oggi con la pandemia.

Ancora: la scelta di Confindustria Fermo e, anni prima, della Compagnia delle Opere fermana, di aggregarsi come Centro sud o Marche sud, tradisce l'intenzione, positiva, di aggregare un territorio più ampio e quindi più forte e pesante. Avere ora due assessori ascolani non sarà la fine del mondo se la logica è quella dell'aggregazione e dell'attenzione ai problemi comuni.

Il punto debole sta altrove. Sta nella mancanza, o risicata presenza, di corpi intermedi capaci di far sentire la propria voce e, soprattutto, di elaborare progetti di sviluppo di qualità.

Compito della politica, infatti, e dei politici dovrebbe essere – dovrebbe! – quello di raccogliere le indicazioni che provengono dal basso. Non da miriadi di individui slegati, ma da gruppi organizzati. Lobbies? Preferirei parlare di corpi intermedi la cui finalità è il bene di tutti. Le lobbies raccolgono solo per sé.

Ma qui entra in campo, ancora, la cultura e in modo speciale l'educazione, che non è il galateo.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 18-10-2020 alle 10:29 sul giornale del 19 ottobre 2020 - 204 letture

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