Fermo: Matteo Gentili: La dieta delle prime volte

8' di lettura 18/10/2020 - Nasce sempre il cambiamento da un senso di insoddisfazione. Giovanni Allevi

Marchigiano d’origine e romagnolo di recente adozione, Matteo Gentili insegna Lettere. Nutre grande interesse per la civiltà classica, per la storia letteraria e sociale, per le lingue moderne europee e semitiche. Manifesta fin da giovanissimo la sua passione per la scrittura, partecipando a concorsi letterari. Una mattina di giugno del 2018 Matteo ha deciso di dare una svolta alla sua vita. Da quel giorno nulla è stato più come prima. Una dieta, una trasformazione, una rinascita che lo ha portato a perdere cinquanta chili. È autore del romanzo autobiografico ‘La dieta delle prime volte. Storia di una rinascita’, edito da Eretica e pubblicato nel mese di settembre 2020. La dieta delle prime volte non riguarda solo chi vuole dimagrire, ma anche chi, davanti al mare in tempesta della quotidianità, si domanda quale sia il senso del viaggio che sta vivendo, quanto abbia lasciato indietro e dimenticato. È un percorso che invita a guardarsi dentro, a trovare la forza per affrontare le proprie paure e aprirsi al cambiamento che – dopo un primo momento di inquietudine e smarrimento – trasforma e fa crescere.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Originale, perché la banalità mi stanca; introspettivo, perché credo fermamente che, per cercare il nostro equilibrio, dobbiamo avere il coraggio di guardarci dentro, metterci in discussione e farlo spesso; grato, perché provo un profondo senso di gratitudine per la vita e per quello che mi circonda.

2. Quali sono le tue passioni?
Mettendomi a dieta, ho perso più di cinquanta chili. Tutto è cambiato, anche il mio modo di divertirmi. Le passioni del Matteo di oggi sono molto diverse da quelle del Matteo prima della dieta. Prima erano passioni da coltivare da seduto, nell’oscurità polverosa di uno studio, ora da vivere in piedi. Una grande passione, se così possiamo definirla, è camminare. Mi piace perdermi per le vie delle città, non calcolare le distanze e i tempi. Lasciare che siano le mie gambe a decidere la strada e quando tornare indietro. Un’altra passione è starmene davanti al mare a respirare profondamente e a guardare l’orizzonte. Potrei passarci ore! Naturalmente non tralascio la lettura, soprattutto storie raccontate in prima persona e il cinema.

3. Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo autobiografico?
A giugno del 2018 è successo qualcosa che mi ha cambiato molto. Ho preso una decisione fatidica così, senza avvisare nessuno, nemmeno me stesso. Mettermi a dieta, dopo essere arrivato a pesare 130 chili. L’ho fatto all’improvviso ed è stata la scelta più azzeccata che abbia mai fatto. Da quel giorno è iniziato un percorso di rinascita, non solo nel fisico ma soprattutto nell’anima. E ho sentito che quello che mi stava succedendo era troppo bello e troppo forte per non essere condiviso con gli altri. Per dire, con la mia voce e nel mio piccolo, che uscire dal tunnel del nostro sentirci fallimentari, brutti e sbagliati è possibile. Anzi, arriva un momento in cui dobbiamo farlo se non vogliamo cedere al niente e, come diceva Oriana Fallaci, ‘niente è peggiore del niente’.

4. La dieta delle prime volte. Perché questo titolo?
Innanzitutto perché nel libro racconto della mia dieta. Del percorso che mi ha portato a perdere decine di chili di grasso e di insicurezze. Poi perché, vivendola, mi sono accorto che la mia è stata una dieta fatta di ‘prime volte’, grazie alle quali mi sono liberato di tante paure, oltre che di tanti chili in eccesso. Ecco il perché del titolo. La dieta delle prime volte.

5. Quale insegnamento hai tratto dalla dieta delle prime volte?
"Quando hai paura, non fermarti, ma cambia la tua velocità". Ho capito che per superare i nostri ostacoli e crescere, certe volte basta soltanto respirare e cambiare il passo.

6. Per dimagrire hai trovato la “bacchetta magica” che citi nel libro?
Come dico spesso ai miei alunni: ‘Chi può dirlo?’. C’è bisogno di leggere il libro per scoprirlo!

7. Chi è la Stronza di cui parli nel libro?
La Stronza esiste. La Stronza è una persona che mi ha insultato per via della mia obesità. Non che sia stata l’unica. Come tanti ragazzini obesi, anche io sono passato sotto le forche caudine del bullismo, anche se non ho mai avuto il coraggio di condividere con nessuno questa esperienza. Ma la Stronza mi ha insultato in un momento particolare, dicendomi quello che io dicevo a me stesso ogni giorno. Sputandomi addosso il suo giudizio, con la stessa cattiveria con cui io trattavo me stesso non accettando il mio fisico. Questo mi ha portato a un periodo di forte depressione, sfociato poi in un fatto avvenuto su una deserta spiaggia di Rimini.

8. A proposito della Stronza, qual è il valore che attribuisci oggi al giudizio altrui?
Il valore che attribuisco al giudizio altrui è cambiato molto dopo l’incontro con la Stronza e dopo la mia dieta delle prime volte. Sarei ipocrita se dicessi che del giudizio altrui non me ne curo più. Di certo però non è più così totalizzante come lo è stato in passato. Semplicemente ne prendo atto. Però faccio di testa mia. Il giudizio altrui non riesce più a veicolare la mia volontà. Perché per essere felici c’è bisogno anche di questo. Fare quello che reputiamo ci renda felici, anche se potrebbe trattarsi di un errore.

9. Hai parlato di felicità. Che cos’è la felicità?
Ho solo ventisette anni. Cosa sia la felicità nel suo senso più profondo ancora non lo so. Credo che ad ogni stagione della vita corrisponda il proprio concetto di felicità e che per questo sia difficile dare una definizione univoca. Però posso dirti cosa è per me, oggi, la felicità. Per me, oggi, essere felice significa concedermi il privilegio di scoprirmi. Senza timore. Farlo nella maniera più spontanea e naturale possibile. E vivere il frutto di questa scoperta con persone che sappiano riconoscere la mia essenza. Non è facile trovarle, ma ci sono. Sono convinto che la vita ce le faccia incontrare, dobbiamo solo saperle riconoscere. Sono persone che ci fanno stare bene, che ci danno il piacere e ce lo fanno vivere senza recriminarci questa sensazione e senza chiedere nulla in cambio. Perché tutto questo lo doniamo allo stesso tempo anche noi a loro. Senza accorgercene.

10. Com’è evoluto nel tempo il rapporto con il tuo corpo?
Prima di mettermi a dieta non mi accettavo. Mi sentivo sbagliato. Mi vedevo sempre grasso, goffo e brutto. Crescendo questo pensiero si era fatto sempre più assoluto. Così assoluto da trasformarsi in qualcosa che mi sembrava verità. Dopo la dieta, invece, tutto è cambiato. Ora non dico di essere bello, ma mi sento bello. Bello per me stesso. Poi per gli altri posso essere qualsiasi cosa. Io invece sento di aver fatto tanta strada e sto diventando quello che ho sempre voluto. Non ho fatto pace con il mio corpo, con cinquanta chili in meno ci sono ancora aspetti della mia fisicità che non mi piacciono, però mi accetto e mi dico che molto deve ancora avvenire. Questo è importantissimo.

11. Se potessi incontrare te stesso da piccolo, cosa gli diresti?
Che lo aspettano anni difficili. Che un giorno arriverà al punto di pensare che farla finita sia l’unica via d’uscita. Ma che dovrà tenere duro. Sarà proprio quel giorno che la sua vita cambierà. Anzi. Ripensandoci bene, forse non gli direi niente. A me piacciono le sorprese. Non sapere cosa accadrà. Quindi non direi niente al Matteo bambino, ma se potessi, lo abbraccerei, lo stringerei fortemente. E basta. In silenzio.

12. Che insegnante sei?
Questo dovresti chiederlo agli studenti che, ogni giorno, la vita mi pone dinnanzi. Il mio modo di essere insegnante è sicuramente cambiato. C’è un ‘prima’ e un ‘dopo’ rispetto alla dieta nel modo di relazionarmi con i miei alunni. Sono più empatico e mi piace molto trovare un momento della lezione nel quale ridere insieme a loro. Ridere fa bene e dovremmo farlo più spesso. Per me non è indice di frivolezza, piuttosto un momento nel quale facciamo del bene al nostro cervello, intasato dai pensieri della vita quotidiana. Farlo insieme ai propri alunni è ancora più bello.

13. Qual è il tuo motto?
Eroe è chi esce dal guscio e affronta la vita lealmente. Non è mio. È un concetto che esprime Alexander Lowen, celebre psicoterapeuta americano e che considero uno dei miei autori preferiti.

14. Una domanda prima di lasciarci. Hai terminato la tua dieta?
Diciamo che la mia dieta ha subito una trasformazione. Dopo aver perso tanti chili nel corpo, ho deciso di mettere a dieta la mia anima, iniziando a prendermene cura, a coccolarla dopo anni in cui l’ho massacrata di critiche e paranoie. Come hai detto presentandomi ai lettori, sono romagnolo di recente adozione, ecco, in questo 'prendermi cura di me' il mio trasferimento in Romagna sta avendo un ruolo molto importante.

15. Grazie, Matteo. Allora, possiamo aspettarci un seguito?
‘Chi può dirlo?!’. Per il momento, a te e ai lettori, consiglio di seguirmi sui miei social, per non perdere aggiornamenti e appuntamenti come le presentazioni del mio libro. Potete seguire la pagina Facebook del romanzo: www.facebook.com/ladietadelleprimevolte oppure l’account Instagram: @matteogentili_leprimevolte


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-10-2020 alle 11:16 sul giornale del 19 ottobre 2020 - 227 letture

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