Associazione Fabriano Progressista: "Situazione emergenziale fabrianese rischia di diventare ingestibile"

4' di lettura 17/11/2020 - "Questa seconda ondata - esordiscono gli esponenti della Associazione - pur ampiamente annunciata, si è abbattuta in maniera pesante sulla comunità fabrianese e gli altri centri del comprensorio.

A differenza di quanto accaduto nella primavera scorsa si registrano 500 casi Covid a Fabriano, che hanno colpito anche la comunità Buona Novella e la residenza per anziani di Santa Caterina nella quale si sono verificati, purtroppo, diversi decessi. Altra distinzione importante: al nostro Ospedale, classificato come no Covid dal piano pandemico regionale, non sono state assegnate risorse umane e materiali aggiuntivi di fronte all'attuale emergenza, nonostante che allo stesso fosse stato attribuito il compito di provvedere alle attività chirurgiche urgenti e programmate dell’intera Area Vasta 2 (provincia di Ancona). Un incarico, in verità, condotto a termine egregiamente. Al momento però i pazienti Covid positivi sintomatici dell’area fabrianese vengono rifiutati dagli Ospedali dedicati per l'esaurimento dei posti a disposizione e rispediti al "mittente". Ognuno deve badare a sé stesso! Sono stati quindi allestiti, dietro ordini di servizio della Direzione Sanitaria, posti letto per Covid al Pronto Soccorso e all’Hospice con operatori medici e paramedici di altri reparti, a rotazione. È di tutta evidenza che in tal modo aumenta il rischio clinico, violando tra l'altro precise norme contrattuali.

Non basta. Lo stesso personale deve sopperire alla grave carenza di organico venutasi a creare a S. Caterina a causa dei contagi. Dunque il sovraccarico di lavoro, la mancanza di personale formato e dedicato, l'assenza di un’area tampone con percorsi e luoghi separati, fa crescere notevolmente il pericolo di contagi sia per gli operatori sia per le loro famiglie sia per gli utenti. In più, la riduzione degli addetti in settori sanitari strategici provoca il rallentamento di alcune attività, in particolare quelle di sala operatoria e di terapia intensiva. Quindi alla cronica carenza di organico, dovuta ai tagli subiti negli anni passati, si aggiunge questa nuova e drammatica situazione. Nella ipotesi, poi, speriamo mai, di ulteriori peggioramenti, potrebbe addirittura condurre in fretta ad una saturazione dei posti letto di terapia intensiva con la completa paralisi dell’attività chirurgica.

Il piano pandemico della precedente Giunta regionale - viene sottolineato - e sostanzialmente riproposto dalla Giunta Acquaroli il 30/10/2020, individuava negli Ospedali di Pesaro, Ancona e Fermo le strutture, in quanto provviste di reparti di malattie infettive e rianimazione, per la presa in carico completa del Covid sintomatico, mentre il punto nascita per le gestanti positive veniva affidato all’Azienda Marche Nord. Nel caso di un aggravamento della pandemia, e siamo alla situazione attuale, i presidi di supporto erano stati individuati negli ospedali di Chiaravalle, Jesi, Camerino-Civitanova, Macerata, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno e INRCA di Ancona con la possibilità di attivare anche convenzioni con le strutture private di Villa dei Pini di Civitanova, Campofilone nel fermano e Villa Fastiggi a Pesaro. Il piano prevedeva, inoltre, nel caso appunto di una nuova ondata di contagi, la riattivazione dei ricoveri extra-ospedalieri in fase post critica nelle strutture di Fossombrone e Galantara (PU), Chiaravalle e Villa Maria nel fermano. Dall’ultima delibera del 21/10/2020 i posti in terapia intensiva risultavano realizzati soltanto in numero di 120 rispetto ai 220 previsti, ponendo le Marche al 17° posto fra le regioni. Si sottolineava, così, il forte ritardo nella predisposizione di 100 posti di terapia intensiva e inoltre di altri 107 posti di terapia semi-intensiva assegnati alla Regione dal Ministero della Salute. Senza dimenticare che l’ospedale Covid-Fiera di Civitanova con un totale di 84 posti letto teorici ha attivato solo un primo modulo di 14 posti, spostando il personale di Camerino, ospedale Covid di 100 posti.

Come si evince - puntualizzano - Fabriano non è contemplato nel piano pandemico e pertanto non ha avuto nessun aumento di organico né di posti letto di terapia intensiva, nonostante la necessità di far fronte all’aumentata attività ed alle urgenze mediche. Ora, dando per scontato che il Direttore dell’Area Vasta 2, Guidi, sia a conoscenza degli ordini di servizio emanati dalla Direzione Sanitaria Ospedaliera in aperto contrasto con il piano pandemico regionale, chiediamoci: come è possibile che Nosocomi deputati al trattamento di pazienti Covid sintomatici rifiutino, come è avvenuto, i trasferimenti dal nostro Ospedale di Fabriano? Insomma, se il piano pandemico ha rilevanza regionale, perché il Direttore Generale e il Direttore Sanitario dell’ASUR Marche, i vertici della sanità marchigiana non sono intervenuti in merito? Condividono tali scelte? Il neoeletto Assessore alla Sanità, on. Saltamartini, è stato informato di tali decisioni?

Invitiamo - concludono - i Consiglieri eletti nel nostro territorio, Chiara Biondi e Simona Lupini, alle quali è stata recapitata copia del presente documento, di farsi diligenti presso il Consiglio Regionale, attivando tutti gli strumenti istituzionali a loro disposizione, per risolvere la riferita situazione emergenziale fabrianese, che rischia in ogni modo di diventare ingestibile".








Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2020 alle 15:19 sul giornale del 18 novembre 2020 - 321 letture

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