Asili nido: a 50 anni dalla legge 1044, nella Marche c'è posto solo per un bambino su quattro

4' di lettura 02/12/2020 - Sono passati quasi 50 anni dalla Legge 1044/71 istitutiva degli asili nido in Italia ma, nelle Marche, solo a un bambino su quattro viene garantito il diritto di frequentare un asilo nido. Una situazione che rappresenta una vera e propria emergenza educativa e sociale.

Secondo gli ultimi dati dell’Istat, elaborati dall’IRES CGIL relativi all’anno educativo 2018/2019, nelle Marche ci sono 30.621 bambini e bambine dai 0 ai 2 anni, a fronte dei quali i posti disponibili in asili nido, micro nidi o sezioni primavera, pubblici o privati sono 8.738.

Ciò significa che solo il 26,4%, ovvero un bambino su quattro, può usufruirne mentre ben 21.883 bambini e bambine sono esclusi dal circuito dei nidi. Un dato peraltro notevolmente inferiore a quello dell’Umbria, della Toscana e del Lazio che fa delle Marche il fanalino di coda di tutte le altre regioni del Centro.

Secondo Daniela Barbaresi, Segretaria Generale della CGIL Marche, “sono dati sconfortanti soprattutto se si pensa che in passato la nostra Regione si era dotata della Legge 9/2003, una delle normative più innovative a livello nazionale. Uno scenario preoccupante perché gli asili nido rappresentano una fondamentale occasione educativa e di socialità ed è per questo che devono essere garantiti a tutte e tutti”.

Per questo, continua Barbaresi, “è fondamentale che le risorse di Next Generation UE vengano utilizzate per adeguati investimenti anche nel sistema educativo e di istruzione istituendo e garantendo una serie di servizi pubblici per superare i forti divari tra aree del Paese e territori che le conseguenze della pandemia hanno ulteriormente aggravato, sostenendo così i bambini, le famiglie e la genitorialità”.

Ai dati sui posti nei nidi marchigiani, si aggiungono 788 posti nei servizi integrativi per la prima infanzia (spazio gioco, servizio in contesto domiciliare, centro bambini genitori) che portano l’offerta complessiva a 9.526 posti (28,7% dei bambini con 0-2 anni), comunque assolutamente insufficiente rispetto al potenziale bacino di utenza e ben al di sotto di quel 33% che l’Unione Europea si era data come obiettivo da raggiungere entro il 2010.

Complessivamente, nelle Marche, il pubblico garantisce 5.957 posti (pari al 62,5% del totale) e il privato 3.569 (37,5%). Delicata anche la situazione del costo dei nidi: le Marche sono la regione con la più alta percentuale a livello nazionale di compartecipazione ai costi da parte degli utenti, pari al 27,3% della spesa complessiva: ciò è dovuto sia all’alto livello di rette pagate dalle famiglie che ai bassi livelli di spesa a carico dei comuni.

Nelle Marche, infatti, la quota pagata dalle famiglie è mediamente di 1.705 euro a bambino, ben superiore sia alla media delle altre regioni del Centro che a quella nazionale: un dato particolarmente preoccupante soprattutto perché a causa del peggioramento delle condizioni economiche e lavorative di tante famiglie, per molte di loro le rette sono insostenibili e sempre più spesso condizionano la scelta di non affidare i bambini ai nidi.

La spesa media per utente a carico dei comuni è di 4.542 euro per utente, ben al di sotto dei 6.393 euro medi a livello nazionale piuttosto che ai 6.612 euro dell’Umbria, ai 6.906 euro dell’Emilia Romagna o anche ai 5.537 euro della Toscana.

Si parla spesso impropriamente dei costi dei servizi, soprattutto quelli pubblici, mentre non si parla abbastanza del costo della loro mancanza: costi educativi, sociali, economici in termini di povertà educativa, dispersione scolastica, diseguaglianze e denatalità.

Secondo Matteo Pintucci, Segretario generale FP CGIL Marche, “è prioritario garantire le risorse necessarie all’ampliamento dell’offerta pubblica e all’assunzione di nuovo personale nonchè rinnovare il Contratto nazionale di lavoro. Il personale, e in particolare le educatrici, sono il fulcro della qualità del nostro sistema educativo e le loro competenze e professionalità devono tornare ad essere centrali”.

Lilli Gargamelli, Segretaria Generale della FLC CGIL Marche, ricorda che “già dal 2017, è stato istituito il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni proprio allo scopo di garantire la continuità del percorso educativo e scolastico dalla nascita fino ai sei anni di età. Ora però è necessario garantire concretamente il diritto di ogni bambino e bambina di accedere a percorsi educativi di qualità capaci di contrastare i gap culturali e sociali che influenzano negativamente i processi di inclusione scolastica e sociale. Dunque, asilo nido come diritto dei bambini e delle bambine”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-12-2020 alle 19:21 sul giornale del 03 dicembre 2020 - 444 letture

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