Quercetti: sul fronte del lavoro i tempi della ripresa saranno lunghi

quercetti 3' di lettura 09/08/2009 - \"Quando qualche giorno fa, ho deciso di diffondere i dati sulla realtà occupazionale dell’anconetano, l’obiettivo era preciso. Tenere alta l’attenzione sulla drammatica situazione anche in questo periodo ferragostano\".

Il quadro è pesante e i freddi numeri non bastano a fotografare il contesto. Dietro ci sono le situazioni personali e familiari di migliaia di lavoratori. Non è facile ad esempio immaginare un futuro per chi, a 45 o 50 anni, ha perso il lavoro. Ai tanti, troppi lavoratori che vivono questa fase drammatica non bastano i tempi di una ripresa indefinita e lontana. No, non è tempo di ottimismo. Può darsi, come dice il Presidente di Confindustria Ancona, che stiamo toccando il fondo che l’uscita dal tunnel sia dietro l’angolo … Ma resta il fatto ineludibile che sul fronte del lavoro i tempi anche dell’eventuale ripresa saranno lunghi, che il lavoro, anche quando c’è, è sempre più insicuro e precario, che fasce sempre più ampie della popolazione, anche in questo nostro territorio, scivolano drammaticamente verso la povertà.



I dati recentemente diffusi dall\'Istat sulla povertà (otto milioni di poveri, 5 italiani su 100 \"poveri tra i poveri\", quasi tre milioni gli indigenti assoluti) sono crudeli, nella loro realissima drammaticità, ma sono anche i peggiori a livello europeo perché la spesa sociale del nostro Paese è la più bassa, tra i paesi della Ue. E l\'attuale crisi economica, contro la quale il governo non fa nulla, non farà altro che aggravare questa già drammatica situazione. Quello che bisognerebbe fare, di fronte ad una situazione così preoccupante, è esattamente l\'opposto di quanto fa il governo: occorre aumentare salari e pensioni, garantire la cassa integrazione a chiunque perda il posto di lavoro ed estenderla a tutti. Sono queste le uniche misure utili a rilanciare i consumi e, di conseguenza, a far ripartire le aziende ed evitare nuovi disoccupati. Ma poi c’è un ruolo delle istituzioni sul territorio, in primo luogo Regione e provincie. Anche noi abbiamo i nostri doveri e le nostre responsabilità.



Per quanto riguarda la Provincia di Ancona le azioni avviate o in cantiere in questi mesi ammontano complessivamente a circa 20 milioni di euro e cercano di dare risposte a tutto campo: dalle azioni formative classiche, questa volta supportate da un analisi articolata dei fabbisogni dei territori, al sostegno diretto alle imprese e all’innovazione. Tutta la nostra attività è ora improntata a criteri di massima flessibilità, proprio nel tentativo di intercettare al meglio i fabbisogni che cambiano e essere in grado di supportare politiche attive per il lavoro. Un esempio per tutti, i circa 17 milioni di euro che a partire dal mese di settembre dovremo mettere in moto per promuovere azioni di orientamento, formazione e reimpiego di lavoratori disoccupati e cassantegrati.



Si tratterà di dare attuazione ad uno strumento, faragginoso e complesso, voluto dall’attuale governo per finanziare gli ammortizzatori in deroga ai lavoratori delle PMI, probabilmente inadeguato per tempi e modalità a fornire le risposte che servono. In ogni caso per i lavoratori a rischio di espulsione dalle tante piccole e piccolissime imprese del nostro territorio una opportunità che non può essere persa, per noi un carico di lavoro imponente. A settembre, sul fronte della difesa del lavoro ci aspetta la sfida più ardua. Quello che sicuramente possiamo fare è un maggiore coordinamento dei ruoli e delle competenze tra Regione e Provincie, un coinvolgimento vero del territorio e delle parti sociali, accompagnati ad un grande sforzo di razionalizzazione, semplificazione e di snellimento amministrativo, per rafforzare il “ruolo pubblico” nel sistema della formazione e del mercato del lavoro e per rispondere adeguatamente all’aumento di bisogni.



Maurizio Quercetti

Assessore alla Formazione Lavoro

PROVINCIA DI ANCONA






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-08-2009 alle 16:45 sul giornale del 10 agosto 2009 - 1028 letture

In questo articolo si parla di attualità, provincia di ancona, ancona, quercetti


Commento modificato il 09 agosto 2009

Caro Quercetti, condivido le tue preoccupazioni. E non solo da ora. Sono anni che scrivo e riscrivo ad ogni occasione che le Marche – ahimé – sono destinate a perdere occupazione manifatturiera. Troppo alta la quota di occupazione in quel settore rispetto al valore aggiunto manifatturiero prodotto. Ciò significa minore produttività e, dunque, minore competitività e maggiori difficoltà delle imprese nei confronti del mercato. Questo in condizioni \"normali\". Figuriamoci in tempi di crisi. Oltretutto - perché ora lo dimentichiamo: la politica ha memoria corta -, il sistema produttivo regionale era già in grande difficoltà. E lo dobbiamo ricordare perché la batosta della crisi internazionale ha \"semplicemente\" aggiunto problemi a problemi, anche se ora è diventata l’alibi dei politici incompetenti. Ma se non si vogliono capire le cause delle difficoltà che già c’erano, nessun intervento sarà abbastanza mirato da avere un qualche effetto, se non puramente e temporaneamente \"assistenziale\". <br />
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La politica regionale, provinciale e locale non ha mai voluto prendere atto della realtà produttiva che pretende di governare (e incentivare). Si è inventata terminologie economiche ridicole e senza alcun senso (famosa la \"internazionalizzazione attiva\"!), semplicemente per giustificare scelte suicide di politica industriale che sono andate a tutto vantaggio di pochi industriali politicamente connessi. Sto parlando di Merloni e pochi altri a cui sono stati fatti \"stradelli\" per delocalizzare? Sì, sto parlando anche di loro. <br />
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Anche solo per questo Spacca e molti altri se ne dovrebbero andare a casa. Per non aver riconosciuto la realtà, al contrario enfatizzando come medaglia quella che era la causa dei problemi (\"Le Marche, prima regione manifatturiera d’Italia\"), oltre che per le infrastrutture scempio contrabbandate come scelte di sviluppo (l’Interporto, per esempio), infrastrutture che non serviranno allo scopo, ma solo a chi, politicamente connesso, le gestirà, togliendo ulteriore lavoro alle imprese che con loro non potranno competere: le partecipate i costi fissi li scaricano sulla collettività! Come dire: \"Ti piace vincere facile?\". State facendo carte false per rieleggere Spacca e molti altri. Il potere come fine e non come mezzo. Buon per voi, ma non per noi.<br />
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Due righe ancora (la questione del lavoro mi sta molto a cuore). Attenzione, io non sto dicendo, come molti mi mettono in bocca, che il manifatturiero nelle Marche deve morire. Al contrario. Quello che io affermo è che c’è manifatturiero e manifatturiero. Una parte è destinata purtroppo a soccombere. E’ necessario che <i>anche la politica</i> si preoccupi di sapere quel è quella parte, attrezzandosi per sostenerne l’occupazione e, semmai, rallentarne il declino (finora s’è fatto esattamente il contrario). Ma la politica non l’ha mai voluto sapere. Non ha mai voluto distinguere: troppo importanti le lobby precostituite e i bacini di voto. Poi, c’è la parte del manifatturiero che ha tutte le caratteristiche per eccellere e che ha oggi difficoltà finanziarie, ma non economiche (un esempio? L’Aehtra). Per aiutare quella parte a passare la nottata, bisogna agire in modo diverso da come avete fatto finora. Non c’è alcun dubbio. Gli interventi generalistici (\"formazione professionale\", tout court, per esempio); provvidenze a pioggia; scelte clientelari non servono a niente. Soldi (scarsi) sprecati. E serve a poco fare le conferenze con gli architetti. L’economia è scienza seria e complicata. Non si suona a orecchio. <br />
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Ciao, buon lavoro<br />
Mariangela<br />

il governo non fa nulla.....<br />
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come al solito, per nascondere la prorpia incapacità si butta la palla addosso al governo<br />
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certo, due anni fa, quando fioccavano nuove tasse e studi di settore a gogo, il buon quercetti non poteva certo dirlo....<br />
per fortuna che non conta nulla e nessun esponente del governo si prende la briga di leggere quel che dice il solerte assessore, altrimenti le già poche risorse destinate alla provincia verrebbero ulteriormente diminuite<br />
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a proposito<br />
quel 1.400.000 stanziato un mesetto fa è già diventato 20.000.000<br />
di questo passo, la crisi in provincia di ancona sarà risolta a furia di moltiplicazioni di pani e pesci