Il sindaco Sorci chiede la restituzione del Polittico di Valle Romita

roberto sorci 7' di lettura 18/09/2009 - Nello scorso mese di luglio il sindaco di Fabriano, ing. Roberto Sorci ha inviato una lettera alla dott.ssa Sandrina Bandera, soprintendente e direttore della Galleria di Brera, e al ministro del Beni Culturali, on. Sandro Bondi, per “rivendicare alla comunità fabrianese la restituzione alla Città ed al suo patrimonio del Polittico di Valle Romita, capolavoro giovanile del grande Gentile a cui la città natale ha dedicato tre anni fa una eccellente mostra”.


Il sindaco Sorci scriveva altresì che “la rivendicazione della proprietà alla comunità fabrianese è da ricercarsi nel fatto che i soldati napoleonici lo rubarono all’interno dell’eremo francescano di S.Maria di Val di Sasso per poi portarlo a Brera senza, quindi, né acquistarlo né avendolo avuto per donazione” ed aggiungeva di non rivendicare “le predelle del polittico che, invece, vennero regolarmente trattate e vendute”. Nella lettera il sindaco di Fabriano metteva in evidenza di aver già rivendicato il ritorno a Fabriano del capolavoro nell’oramai lontano 1991 allorquando era assessore alla cultura. Ed aggiungeva che “il polittico, come già sottolineai all’epoca, appartiene all’eremo ed alla sua storia, un eremo che ha visto la presenza di S. Francesco di Assisi e che, non a caso, la Regione Marche sta per far restaurare e che definisce “un complesso conventuale da sempre considerato uno degli itinerari francescani più significativi di tutta la Regione…meta di un numero sempre crescente di pellegrini e visitatori”. Nella missiva si metteva anche in evidenza che per il recupero ed il ripristino, a dimostrazione della sua rilevanza, verrà spesa una somma consistente di 2.800.000,00 euro.

Ora, in una lunga ad articolata lettera di risposta la dott. Bandera evidenzia che “la Pinacoteca di Brera, istituzione storica oramai bicentenaria, non può che comprendere e il sentimento di attaccamento e di difesa del proprio patrimonio culturale”. Ma pur nata con atti di esproprio la Galleria di Brera è un bene di altissimo valore che deve essere attentamente tutelato nell’interesse generale ed universale della cultura. La Soprintendente mette altresì in evidenza che sul piano strettamente giuridico la richiesta non è accettabile ma, evidenzia la dott. Bandiera, bisogna “approfondire insieme a Lei le implicazioni culturali della sua richiesta e le ragioni che stanno alla base del diniego”. In sostanza il polittico di Valle Romita, fin dai primi allestimenti, è stato parte integrante del percorso museale sia come espressione della cultura gotico-internazionale sia come esempio altissimo degli intrecci culturali che hanno caratterizzato la cultura marchigiana tra il trecento ed il quattrocento.

E Brera non può non avere “un artista come Gentile che, dopo Giotto, è colui che ha, per circa un decennio allo schiudersi del quattrocento, unificato le avanguardie artistiche di tutta la penisola da Venezia a Brescia, alla toscana, all’Umbria, alle Marche fino a Roma. Se c’è un artista di statura nazionale esso è senza alcun dubbio Gentile”. La parte conclusiva dell’articolata risposta sottolinea la disponibilità alla collaborazione –come per la mostra di Gentile – della Pinacoteca di Brera, disponibilità che potrebbe ulteriormente sostanziarsi con il recupero e la realizzazione dei nuovi spazi museali fabrianesi che “potranno permettere di dare anche un esito espositivo ai diversi filoni di ricerca storica ed artistica cui fin da ora viene assicurato l’appoggio e la partecipaione sentita e condivisa”.

NOTE SUL POLITTICO
Il Polittico di Valle Romita è uno dei primi dipinti pervenutici di Gentile da Fabriano, databile al 1410-1412. È una tempera su tavola di cm.280x250cm,) ed è conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. È firmato in basso al centro sulla tavola centrale (\"GENTILIS DE FABRIANO PINXIT\"). La destinazione originaria era l’eremo francescano dei Frati Minori in Val di Sasso, detta anche Valle Romita, nei pressi della città natale. Non si ha documentazione scritta dell\'origine del dipinto, per cui sono state avanzate varie ipotesi. Una delle più suggestive indica come committente il signore di Fabriano, Chiavello Chiavelli, che fece restaurare nel 1406 il convento in previsione di farvi ospitare la sua sepoltura. Il tema dell\'incoronazione della Vergine, caro all\'osservanza francescana, potrebbe allora essere stato scelto per decorare la chiesa rifondata. La datazione oscillerebbe così tra il 1406 e il 1414, anno in cui Gentile lasciò le Marche per trasferirsi a Brescia, sotto Pandolfo Malatesta. Il polittico venne smembrato probabilmente già nel XVIII secolo e nel 1811 giunsero a Brera la tavola centrale e i quattro scomparti laterali inferiori, direttamente dall\'eremo che era stato soppresso. Il polittico è composto da cinque scomparti a doppio registro. Il pannello centrale mostra l\'Incoronazione della Vergine con una rappresentazione della Trinità e un coro di angeli musicanti in basso. Questa scena fu disegnata ispirandosi ai mosaici bizantini che Gentile aveva visto a Venezia nella basilica di San Marco, come dimostra soprattutto l\'eterea sospensione nel cielo delle figure, l\'astratta parte inferiore e l\'abbacinante fondo oro. Del tutto nuova è invece la capaità del pittore di lavorare le superfici, soprattutto gli abiti, dove riesce a trasmettere il senso della diversa consistenza materica, grazie a una stesura a tratti soffici della pittura.

I quattro pannelli laterali ospitano altrettante figure di santi: da sinistra si vedono San Girolamo con un modellino della chiesa in mano, San Francesco d\'Assisi, San Domenico e la Maddalena. Queste figure sono poste in un giardino, appoggiate con passo leggero, ma saldo, su un prato fiorito dove sono dipinte svariate specie botaniche con la massima precisione. Tra i brani di virtuosismo pittorico si annoverano la morbida veste di pelliccia bianca della Maddalena o gli espressivi piedi di san Francesco, coperti di soffice peluria. I quattro pannelli superiori, entro le cuspidi, mostrano invece San Giovanni Battista in preghiera nel deserto, il Martirio di Pietro da Verona, Santo francescano (sant\'Antonio da Padova?) alla lettura e San Francesco che riceve le stimmate. Il polittico è composto da cinque scomparti a doppio registro. Il pannello centrale mostra l\'Incoronazione della Vergine con una rappresentazione della Trinità e un coro di angeli musicanti in basso. Questa scena fu disegnata ispirandosi ai mosaici bizantini che Gentile aveva visto a Venezia nella basilica di San Marco, come dimostra soprattutto l\'eterea sospensione nel cielo delle figure, l\'astratta parte inferiore e l\'abbacinante fondo oro. Del tutto nuova è invece la capaità del pittore di lavorare le superfici, soprattutto gli abiti, dove riesce a trasmettere il senso della diversa consistenza materica, grazie a una stesura a tratti soffici della pittura.

I quattro pannelli laterali ospitano altrettante figure di santi: da sinistra si vedono San Girolamo con un modellino della chiesa in mano, San Francesco d\'Assisi, San Domenico e la Maddalena. Queste figure sono poste in un giardino, appoggiate con passo leggero, ma saldo, su un prato fiorito dove sono dipinte svariate specie botaniche con la massima precisione. Tra i brani di virtuosismo pittorico si annoverano la morbida veste di pelliccia bianca della Maddalena o gli espressivi piedi di san Francesco, coperti di soffice peluria. I quattro pannelli superiori, entro le cuspidi, mostrano invece San Giovanni Battista in preghiera nel deserto, il Martirio di Pietro da Verona, Santo francescano (sant\'Antonio da Padova?) alla lettura e San Francesco che riceve le stimmate.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-09-2009 alle 12:43 sul giornale del 18 settembre 2009 - 1323 letture

In questo articolo si parla di politica, fabriano, Comune di Fabriano, roberto sorci





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