Cna: i terzisti pagano la crisi

gaggitti e topparelli 2' di lettura 31/01/2010 - “La crisi che interessa il territorio di Fabriano e la zona montana è stata pagata in maniera consistente dalle piccole e medie imprese, chiediamo alle istituzioni interventi ed impegni precisi”.

L’auspicio, meglio ancora il pressante appello viene dal presidente e dal segretario della Cna di Fabriano, Marco Topparelli e Mirco Gaggiotti che aggiungono “vogliamo riportare l’attenzione sulla situazione di grave crisi che da troppo tempo penalizza le imprese artigiane e le piccole aziende della nostra realtà – e nel contempo sottolineano - pur essendo solidali con le altre forze sociali ed economiche colpite da questa difficile situazione, ci teniamo a ricordare che è ed è stato l’indotto costituito da aziende di piccole dimensioni che ha dato purtroppo un alto contributo nel pagare gli effetti della crisi”. A conforto della presa di posizione, i vertici della Cna, fanno parlare “I dati in nostro possesso confermano che nel 2009 si è consolidato il dato negativo per le imprese artigiane della zona montana, si sono persi numerosi posti di lavoro nel settore artigianato e piccole imprese – e fanno rilevare - le banche in questa situazione non hanno dato quel sostegno da tutti gli operatori del settore auspicato e quindi per le aziende esistenti le difficoltà sono aumentate anziché diminuire”.



In questo contesto generale, ovviamente entra anche “la crisi della Antonio Merloni che ha determinato la chiusura di realtà imprenditoriali storiche, da decine di anni presenti sul mercato con il pesante ridimensionamento degli organici aziendali. Le stesse imprese familiari – puntualizzano - sono le principali vittime di questa triste situazione – e ricordano - queste imprese hanno lasciato nelle casse della Antonio Merloni le loro rendite frutto di anni di lavoro ed ad oggi non è dato sapere quanto sarà recuperato dai vari terzisti coinvolti”. Guardando al futuro Gaggiotti e Topparelli affermano “Le imprese che resistono continuano tra mille difficoltà la loro opera imprenditoriale scontrandosi con una situazione d’incertezza e mancanza d’interventi concreti a loro sostegno. A questo va annesso anche il fatto che le decisioni vengono rimandate senza dare una concreta prospettiva di rilancio al territorio individuando fin da subito delle priorità da dove poter ripartire. Il rischio serio – concludono - senza un intervento deciso da parte delle istituzioni politiche e finanziarie è quello di veder allargare il numero delle aziende che chiudono i battenti, con un ulteriore ricaduta sui livelli occupazionali e veder disperdere quello spirito d’iniziativa e di saper fare che ha sempre contraddistinto gli artigiani del luogo”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-01-2010 alle 18:31 sul giornale del 01 febbraio 2010 - 1464 letture

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