Confindustria: presentato il rapporto di ricerca 'Orizzonte Fabriano'

7' di lettura 01/07/2010 -

Settantanove aziende intervistate, che corrispondono all’universo dei soci di Confindustria nel fabrianese, e tre focus group per delineare il futuro di Fabriano e del suo hinterland.



L’equivalente di un rapporto di ricerca intitolato "Orizzonte Fabriano" voluto dalla Confindustria di Ancona, dal Rotary di Fabriano e della Provincia di Ancona. Il progetto che aveva esclusivamente valore di esame, di analisi e di riscontro come prima fase, cioè senza indicare soluzioni alla crisi vissuta dalla zona montana è stato presentato mercoledì 30 giugno a Fabriano all’Oratorio della Carità alle ore 17. L’apertura dei lavori è stata appannaggio di Mario Biondi presidente Rotary – Club di Fabriano, sono poi intervenuti Diego Mingarelli, presidente Comitato Territoriale Fabriano Con­findustria Ancona, Giancarlo Sagramola, vicepresidente Provincia di Ancona, mentre la presentazione del rapporto “Orizzonte Fabriano, per coniugare passato, presente e futuro” è stata affidata a Gabriele Micozzi, dell’Università Luiss Guido Carli – Roma, e dopo il dibattito le conclusioni delegate a Giuseppe Casali presidente Confindustria di Ancona.

In buona sostanza l’obiettivo primario dell’indagine, fondata su interviste di carattere qualitativo somministrate a tutte le aziende del comprensorio fabrianese socie di Confindustria Ancona, consiste nel definire i fabbisogni attuali del mondo imprenditoriale in termini di professionalità, competenze, processi industriali e prodotti per poi arrivare a stabilire la capacità reattiva che singolarmente e nel complesso le aziende locali dimostrano in questa delicata fase congiunturale. tema cruciale affrontato dall’indagine è quello dell’innovazione: sebbene la grande maggioranza delle aziende (94%) abbia dichiarato di avere introdotto delle innovazioni nell’arco degli ultimi 5 anni, è pur vero che si tratta principalmente di innovazioni incrementali, ovvero non radicali. Sono innovazioni che nascono all’interno del core business delle aziende e non frutto di collaborazioni con altre imprese, istituzioni, centri di ricerca e Università; sono raramente coperte da brevetti, impattano essenzialmente sul miglioramento della qualità dei prodotti e incidono poco sul fatturato.

Tasto dolente la formazione in materia di innovazione: per molti è ancora un miraggio, visto che il 42% del campione ammette di non investire su questo tipo di formazione nei confronti del personale. In sintesi, l’analisi ha evidenziato dicotomie significative nei comportamenti strategici, organizzativi e negli atteggiamenti mentali delle imprese: gli orizzonti delle visioni aziendali sono variegati e diversi tra loro. Una cosa è però certa: la determinazione comune a tutte le aziende a continuare ad operare con forza e a farlo sul proprio core business. Per questo, come detto, l’incontro "Orizzonte Fabriano" deve essere letto, valutato e acquisito come una prima pietra delle fondamenta su cui sviluppare il domani della comunità locale fabrianese; non intende essere una ricetta bensì è un contributo per stimolare un dibattito aperto da cui però trarre rapide decisioni. Nel dibattito sono emersi alcuni spunti, come quelli del vescovo della diocesi di Fabriano e Matelica monsignor Giancarlo Vecerrica, che ha chiesto di istituire una sede decentrata di Confindustria a Fabriano e come il sindaco di Fabriano Roberto Sorci, ha sollecitato le imprese a porre maggiore oltre che al profitto, all’etica dell’azienda e ha aggiunto il vice presidente della Provincia Gincarlo Sagramola “è necessario rafforzare il sistema a rete” esemplificando il trinomio “volontariato, industria, pubblica amministrazione”.

Tutti gli interventi dei relatori, come coloro i quali sono intervenuti al dibattito hanno rimarcato l’esigenze di rendere il territorio “più attrattivo per dare risposta a questa epoca della discontinuità, di trasformazione, di cambiamento”. Il consigliere di minoranza del pdl Urbano Urbani, nonché titolare dell’Air Force ha sollecitato una maggiore attenzione verso quello che ha definito “made in Fabriano”, ossia esportare il modello di casa nostra nostra su scala internazionale e gli hanno fatto poi eco lo stesso Sagramola e Casali, soggiungendo il valore di fare rete su scala provinciale o meglio ancora regionale. Di ricchezza, confronto delle idee, della note tradizioni di lavoro, estro, creatività e di specializzazione del Distretto “da orientare dalla meccanica tradizionale ad una più evoluta quale demotica” creando come volere aggiunto “un osservatorio tecnologico “ parole del presidente Confindustria di Ancona, hanno detto tutti quanti ed il presule ha sottolineato “dare massima importanza alla famiglia, partire da uomini con le ali della virtù: il bene comune, e massimo impegno posto nel pieno rilancio delle aziende”.

In concreto, dunque il bandola della matassa s’è dipanato sull’obiettivo primario dell’indagine, fondata su interviste di carattere qualitativo somministrate a tutte le aziende del comprensorio fabrianese socie di Confindustria Ancona definire i fabbisogni attuali del mondo imprenditoriale in termini e stabilire la capacità reattiva che singolarmente e nel complesso le aziende locali dimostrano in questa delicata fase congiunturale. Interessante anche notare che tra le 79 aziende intervistate, il 70% ha sede a Fabriano e il resto nei comuni limitrofi. L’80% hanno meno di 50 dipendenti e il 41% ha realizzato nel 2009 un fatturato tra 1 e 10 milioni di euro. Il 37% delle aziende opera nel comparto meccanico e contribuisce al 46% del fatturato globale del territorio. La grande maggioranza delle aziende (94%) ha dichiarato di avere introdotto delle innovazioni nell’arco degli ultimi 5 anni, specie di natura incrementale.

Si tratta cioè di innovazioni che rappresentano il miglioramento di configurazioni già esistenti e no creano discontinuità col passato. Consistono in estensione e/o aggiornamento di un processi/prodotti, riorganizzazione del lavoro, ecc. In sintesi sono innovazioni che rafforzano il core business delle aziende. Il 72% di queste innovazioni non sono protette da brevetto e incidono poco sul fatturato: per il 56% degli intervistati incidono meno del 10%. Scarso l’utilizzo di finanziamenti esterni a cui ricorre solo il 38% del campione. Sui principali ostacoli al processo di innovazione sono di natura interna, principalmente i costi elevati del processo di riorganizzazione del processo produttivo, mentre gli stimoli vengono principalmente dal confronto con i clienti e con il personale interni. A livello di esigenze di innovazione, invece, prevalgono quelle in termini di marketing, comunicazione e vendita, seguite da quello di processo e ancora dopo quelle di prodotto. Obiettivi principali dell’innovazione sono ridurre i costi, poi penetrare nuovi mercati e potenziare la quota di mercato.

Per quanto concerne gli strumenti d’innovazione, il 54% delle aziende intervistate dichiara di non svolgere attività di ricerca e sviluppo: tra quelle che invece la svolgono prevalgono le aziende meccaniche e le realtà di medio-grandi dimensioni. Il dato che spicca è che l’attività di R&S viene svolta esclusivamente all’interno delle aziende e si limita all’adattamento incrementale dei prodotti e dei processi alle mutate condizioni dei mercati Tasto dolente la formazione in tema di innovazione: per molti è ancora un miraggio, visto che il 42% del campione ammette di non investire in questo tipo di formazione del personale. Gli ambiti di ricerca a cui viene associata maggiore utilità sono i materiali e l’informatica con il 66% delle preferenze; seguono l’energia e l’ingegnerizzazione dei processi produttivi, le telecomunicazioni, la logistica e l’impatto ambientale.

Nel futuro le aziende prevedono investimenti nello sviluppo di nuovi prodotti, nel miglioramento dei processi di vendita e di distribuzione, nell’affinamento di strumenti e metodologie di rilevazione dei bisogni del mercato. Le osservazioni conclusive hanno evidenziato dicotomie significative nei comportamenti strategici, organizzativi e negli atteggiamenti mentali delle imprese: gli orizzonti delle visioni aziendali sono variegati e diversi tra loro. Nell’ambito di questi orizzonti sono stati individuati tre macro atteggiamenti dominanti: Aziende riprogrammate (14%): sono quelle maggiormente attive e orientate al futuro, che hanno definito percorsi strategici Aziende volitive (34%): sono quelle che stanno analizzando percorsi di crescita Aziende confuse, disilluse e rinunciatarie (52%): sono quelle ancora ancorate al passato, che sperano di recuperare competitività attraverso cambiamenti esterni invece di investire sulla proprio interno.

Una cosa è però certa: la determinazione comune a tutte le aziende a continuare ad operare con forza e a farlo sul proprio core business.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-07-2010 alle 17:12 sul giornale del 02 luglio 2010 - 827 letture

In questo articolo si parla di economia, confindustria, Daniele Gattucci, Rotary Club Fabriano, orizzonte fabriano

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