'Giornata del silenzio', non sarà uno sciopero come gli altri

3' di lettura 08/07/2010 -

Quello di venerdì 9 luglio non sarà uno sciopero come gli altri. Non è una delle tante manifestazioni che caratterizzano la vita sociale e sindacale del nostro Paese. I giornalisti si fermano non per loro interessi corporativi, ma per difendere un diritti essenziale di tutti i cittadini: il diritto di essere informati.



Il disegno di legge sulle intercettazioni, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, impedirà ai giornalisti di dare informazioni sulle inchieste giudiziarie e ai cittadini di conoscere la verità su fatti e vicende che riguardano la realtà quotidiana.

Il disegno di legge sulle intercettazioni penalizza e vanifica il diritto di cronaca. I giornali (compresi i nuovi media) non potranno più dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità – fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, in alcuni casi, arriva fino a 10.

Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè a essere informati. È un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico. I giornalisti, fatte le necessarie verifiche, hanno il dovere di raccontare i fatti di cui sono a conoscenza. La legge istitutiva dell’Ordine lo definisce “diritto insopprimibile”, legato ovviamente al “dovere inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Tacendo su fatti accertati e documentati i giornalisti verrebbero meno a un principio etico basilare della professione.

La legge che la Camera si appresta a votare in via definitiva inciderà pesantemente sull’autonomia delle redazioni e violerà due principi fondamentali del nostro ordinamento: “la libertà di informazione” e “la Giustizia è amministrata in nome del popolo”.

I giornalisti esercitano una funzione e un dovere che non sono comprimibili e che continueranno a esercitare indipendentemente da multe, sanzioni e arresti. Anche il Garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, nella relazione annuale di pochi giorni, fa ha affermato che “la libertà di informazione è una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione”. Lo stesso Garante ha aggiunto che “il trattato di Lisbona pone il pluralismo dell’informazione alla base dei principi fondanti dell’Unione Europea”.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti delle Marche sottolinea che è dall’epoca di “mani pulite” (1993) che la Politica cerca sistematicamente di bloccare giudici e giornalisti. E l’Ordine marchigiano si è sempre fermamente opposto, indipendentemente dalla parte politica che proponeva la legge: nel 1993 contro la proposta di Giuseppe Gargani; nel 2005 contro quella di Roberto Castelli; nel 2006 contro quella di Clemente Mastella; oggi contro il disegno di legge Alfano.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti delle Marche aderisce con convinzione alla “giornata del silenzio” di venerdì 9 luglio nella speranza che tutti i cittadini capiscano cosa significherebbe un “silenzio” imposto per legge. La democrazia vive di libertà e non di censure.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-07-2010 alle 23:55 sul giornale del 09 luglio 2010 - 766 letture

In questo articolo si parla di lavoro, censura, Ordine dei Giornalisti

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