Prc sulla A. Merloni: 'Quanto fumo gettato negli occhi...'

Massimo Marcelli Flori 2' di lettura 29/07/2010 -

Le notizie, televisive e di stampa, che circolano intorno al gruppo Antonio Merloni sono,da un verso, stupefacenti e, dall’altro, estremamente preoccupanti.



Infatti se il telegiornale regionale del 28 luglio afferma che c’è il via libera dei commissari straordinari alla cessione dell’asset che fa riferimento alla finlandese Asko, se nei giorni scorsi si è tanto parlato della cessione all’imprenditore osimano Luciano Ghergo della divisione bombole e serbatoi, se sembra che sia prossima la vendita della Tecnogas di Reggio Emilia e dello stabilimento ucraino, la stampa locale di oggi esce con uno strano intervento del sindaco di Fabriano Sorci (forse come alias del Presidente della Regione Spacca?) che dichiara doversi evitare lo spezzatino del gruppo.

Ma come, non era una strategia condivisa quella della cessione di separati asset del gruppo al fine di rendere più praticabili le ipotesi di salvataggio delle varie realtà produttive e di tutela occupazionale? E poi per la ARDO (per essere chiari gli stabilimenti di Santa Maria e Maragone a Fabriano e quello di Gaifana in Umbria, dove si producono gli elettrodomestici del settore del “bianco”) non c’erano pronti i cinesi della Machi ad intervenire? La sensazione che emerge è che in realtà la Cina non sia tanto vicina, anzi non lo sia mai realmente stata, e che oggi qualcuno cerchi di alzare un grande polverone per nascondere quanto fumo abbia venduto negli ultimi mesi.

E’ evidente infatti che impedire lo spacchettamento delle varie realtà produttive, nella logica del “muoia Sansone con tutti i filistei”, può servire, in questa situazione, solo a nascondere il fatto che in realtà da due anni a questa parte non è stato fatto assolutamente niente di serio per salvare i 2.500 posti di lavoro della ARDO. E – a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina - questa sostanziale inazione trova forse una sua ragione di essere nel fatto che il gruppo Indesit, il ramo “sano” della famiglia Merloni, non voleva e non vuole mettersi nessun nemico (leggi concorrente) in casa e magari aspetta di comparire in extremis per comprare per quattro soldi, mettendo nelle pezze banche e creditori e salvando poche decine di lavoratori magari anche con incentivi pubblici, quella che ritiene essere ancora una proprietà di famiglia?

Se non ci fossero di mezzo quei 2500 lavoratori in carne ed ossa, quelli dell’indotto, le loro famiglie, un intero territorio, si potrebbe anche stare ad aspettare gli sviluppi della situazione con curiosità ed ironico distacco, ma, stanti così le cose, a nessuno può essere consentito di continuare a mestare nel torbido, lasciando trascorrere ancora inutilmente un tempo che diventa sempre più ridotto e prezioso.


da Marco Savelli
segretario regionale Prc




Questo è un articolo pubblicato il 29-07-2010 alle 17:07 sul giornale del 30 luglio 2010 - 993 letture

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