Il Rotary scende in campo per il Benin

5' di lettura 10/10/2010 -

Impegniamoci nelle Comunità uniamo i continenti” è uno dei precetti che il Rotary International Club di Fabriano ha pienamente applicato nel service di sabato 9 ottobre all’Hotel Janus, dove soci, consorti e ospiti hanno incontrato Suor Maria Antonietta Marchese, che ha parlato del suo impegno nel Benin.



Piccolo stato dell'Africa occidentale che si trova sul Golfo di Guinea, vicino all'equatore a confine con il Togo, Burkina Faso, Niger e Nigeria e dell’uso fatto dei fondi versati dal Rotary, ben 12.000 euro raccolti insieme agli altri Club di Alta Vallesina Frasassi, Gubbio e Jesi, a sostegno di un progetto di recupero di bambine (dai 6 ai 16 anni) vendute dalle famiglie (nel caso citato da suor Maria, Rosin sei anni venduta per sette euro ed un lenzuolo di stoffa) e ridotte in schiavitù.

L’ospite, prima insegnante e preside a Torino, da sei anni vive in questo piccolo paese molto povero, con un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza e sulla coltivazione del cotone il cui prezzo in questi ultimi anni è crollato; dal 1990 è una democrazia presidenziale e multipartitica con elezioni regolari ogni cinque anni. Qui, suor Maria, che coordina le suore salesiane di don Bosco presenti dal 1992, ha investito tutti i suoi sforzi nel superamento di una delle maggiori piaghe del Benin: il fenomeno dei vidomegons che in lingua fon vuol dire “bambini piazzati o trafficati”. Circa 40.000 su una popolazione di otto milioni, alfabetizzatone pari al 40,9% suddivisa in maschi 56,2% e femmine 26,5%, reddito medio di 490 euro l’anno ed il 47 per cento degli 8 milioni di abitanti vive con meno di un dollaro al giorno: solo il 60 per cento dei nuovi nati è registrato all’anagrafe e questo produce eserciti di baby fantasmi.

“Tradizione” ha spiegato questa donna di grande spirito e levatura morale,omaggiata dal presidente del Club di Fabriano, Edgardo Verna, con il Guidoncino ed il prestigioso riconoscimento Paul Harris Fellow “all’inizio aveva uno scopo di solidarietà. Le bambine in particolare ma anche i bambini delle zone rurali ove non vi erano scuole, venivano affidate alle famiglie allargate o a degli amici che vivevano in città. In questo conteso il minore frequentava la scuola ed era mantenuto in cambio di alcuni lavori domestici. Dagli anni ’80 – ha sottolineato - questa tradizione è degenerata e a volte in tenerissima età è ceduto per pochi soldi a persone che le sfruttano, spesso usano loro violenza anche sessuale, non frequentano la scuola, lavorano nei mercati o nelle piantagioni o addirittura rivenduto all’estero, Nigeria, Gabon”. In questo passaggio s’innesta l’attività di suor Maria Antonietta Marchese: dare assistenza alle bambine impiegate nel mercato Dantokpa di Cotonou, il più grande dell’Africa occidentale, ove si calcola in svariate migliaia la presenza dei “vidomegons”.

Per altro in questo posto, ha evidenziato l’invitata, le suore salesiane hanno costruito nel mercato, all’interno di un parcheggio frequentatissimo, una “baracca” d’accoglienza le bambine possono trascorrere un po’ di tempo. Infatti, a seguito di una contrattazione con le padrone o padroni è concessa loro qualche ora di libertà per seguire corsi d’alfabetizzazione e d’apprendimento professionale (parrucchiera, sartoria, cucina) ai quali partecipano con grande entusiasmo, considerato pure che si tengono anche intrattenimenti ludici come canti e danze. Inoltre, la religiosa, presentata ai Rotaryani dal parroco del San Giuseppe Lavoratore, don Tonino Masconi e accolta dal vescovo della diocesi di Fabriano e Matelica, Giancarlo Vecerrica, ha aperto un “foyer” diviso in due sezioni: una di breve permanenza nell’attesa del reinserimento nella famiglia d’origine, l’altra di più lunga durata (due-tre anni) per i casi più problematici. Una psicologa una volta la settimana fa incontri di gruppo e, quando necessario, anche individuali.

“Il reinserimento nelle famiglie di origine” sono ancora parole della missionaria “generalmente ben riuscito, a volte può risultare complicato perché le bambine non ricordano il villaggio ove abitavano né il proprio cognome. Nei casi d’assoluta impossibilità di rintracciare i parenti o quando vi è il rischio di una nuova vendita, le bambine sono affidate a famiglie di qualsiasi religione, ma non poligame, scelte dopo un’approfondita indagine sui valori morali con particolare attenzione alle figure maschili – e ancora -i rapporti con il governo sono buoni, specie con la ministra della famiglia e con la Brigata di protezione dei minori che spesso accompagna nelle strutture delle suore salesiane bambine e bambini fermati alla frontiera o fuggiti dai propri padroni: non manca la collaborazione con l’UNICEF”.

Tra le aspirazioni di suor Maria Antonietta Marchese, c’è l’inserimento dei minori più piccole nella scuola normale e non nei corsi alternativi, preferibilmente nella scuola privata dove le classi sono di circa venti alunni mentre in quella pubblica quasi sempre raggiungono il numero di sessanta o settanta con gravi difficoltà di apprendimento, ma vuole pure costruire, un dormitorio affinché i piccoli che attualmente passano la notte nel mercato possano trovare un riparo più confortevole che le protegga dalle violenze anche sessuali alle quali oggi sono esposte. Sua intenzione è anche quella intensificare il microcredito e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, specialmente delle donne e ragazze farle studiare, farle diventare sarte, parrucchiere, cuoche, riconciliandosi in tal modo con la propria dignità.

Nello specifico il Rotary Club di Fabriano, con i suoi fondi, ha permesso di finanziare progetti di scolarizzazione, di formazione agricola (molti gli ettari di terreno a disposizione da coltivare) in una fattoria e terreno attrezzato con vasche per pesci, allevamento conigli e polli, recinzione per proteggere il tutto dagli animali selvatici, con tanto di pozzi dotati di gruppo elettrogeno alimentano un serbatoio aereo al servizio dell’intera struttura. Oltre a ciò, il presidente Verna, ha annunciato che sono stati stanziati altri 2.000 euro per ricostruire una baracca di bambù, spazzata via dal maltempo, con fondo in cemento, struttura portante e tetto in lamiera. “Don Bosco diceva” ha terminato questa signora dedita all'apostolato “Vi ringrazio per tutto quanto state facendo, ma ricordate che siete voi che dovete dire grazi a me perchè vi aiuto a fare del bene”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-10-2010 alle 17:30 sul giornale del 11 ottobre 2010 - 1892 letture

In questo articolo si parla di attualità, Daniele Gattucci

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