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Fiat, dimostrazioni anche a Fabriano: 'Il lavoro non è in saldo'

sergio marchionne 3' di lettura 13/01/2011 -

Nel pomeriggio di mercoledì diverse realtà politiche, aggregative, culturali e sociali del fabrianese si sono ritrovate presso i cancelli delle principali aziende metalmeccaniche del territorio (Indesit Co. e Elica) dimostrare il proprio dissenso e la propria contrarietà allo scellerato accordo proposto da Marchionne ai lavoratori della FIAT e quindi a sostegno del NO al referendum.



Di seguito il testo del volantino distribuito ai lavoratori.

Il 13 e 14 gennaio l’amministratore delegato della FIAT Marchionne chiederà a 5.300 operai delle carrozzerie di Mirafiori di votare per un accordo che rappresenta una svolta epocale, in senso peggiorativo, delle relazioni sindacali nel nostro paese dal dopoguerra a oggi. Un accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl con l’esclusione della sola Fiom, che taglia pause, allunga turni (già peraltro massacranti, come solo chi lavora alla catena sa), triplica gli straordinari obbligatori che saranno gestiti unilateralmente dall’azienda, sposta la pausa mensa da metà turno alla fine, abolisce (con il pretesto di combattere l’assenteismo) il pagamento dei primi due giorni di malattia obbligatorio per legge, riduce i tempi di riposo tra un turno e l’altro, aumenta i carichi di lavoro. A questo si aggiunge una clausola antisciopero che prevede il sanziona mento di quei lavoratori o di quei sindacati che promuovano o aderiscano a iniziative di sciopero secondo modalità non previste dall’accordo. I sindacati che non firmeranno l’accordo saranno estromessi dalla rappresentanza sindacale (anche se si tratta del sindacato più rappresentativo in fabbrica come nel caso della Fiom), e comunque le rappresentanze dei restanti sindacati non potranno più essere democraticamente elette dai lavoratori perché nominate unicamente dalle segreterie sindacali, con buona pace della democrazia di base e del pluralismo sindacale.

Un referendum questo che, ha il sapore del diktat, che ripropone la filosofia del “prendere o lasciare” del “firmi o non lavori” che già a Pomigliano ha inchiodato centinaia di lavoratori di fronte alla scelta inaccettabile tra diritti e lavoro. Se l’accordo passerà, c’è il rischio concreto che questo sarà considerato il modello vincente da adottare per gestire i rapporti di lavoro in tutto il paese, catapultandoci indietro di mezzo secolo. Per questo la battaglia contro l’accordo di Mirafiori riguarda tutti noi, e il sostegno a sindacati come la Fiom che da sola RESISTE contro il conformismo complice degli altri sindacati, è doveroso e imprescindibile.

Fino a quando ci sarà chi è disposto a contrattare al ribasso sui diritti, a rinunciare alle conquiste di decenni di lotte in nome della modernità, o invocando la filosofia del “male minore”, Marchionne potrà ancora dirsi pronto, con l’arroganza che lo contraddistingue, a chiudere Mirafiori e trasferirsi altrove se l’accordo non passerà. Anche se si tratta di uno stabilimento che ha fatto la storia industriale e operaia d’Italia. Per questo è necessario che da tutti noi, lavoratori, studenti, precari, disoccupati, dalla società civile tutta venga un sostegno alla battaglia per la difesa dei NOSTRI DIRITTI, e la richiesta forte e decisa di uno SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO. Invitiamo tutti i lavoratori del territorio fabrianese a mobilitarsi a sostegno della lotta dei metalmeccanici, e a partecipare in massa allo sciopero nazionale indetto dalla Fiom il 28 gennaio.

Arci, Anpi, Csa Fabbri, Comitato Antisfratto, Effetti Collaterali, Collettivo Femminile Plurale, Coord. Acqua Pubblica Fabriano, Collettivo 70c, Cafè Revolution, RevoluzionE, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia e Libertà


   

da C.s.a. Fabbri




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-01-2011 alle 18:39 sul giornale del 14 gennaio 2011 - 1249 letture

In questo articolo si parla di lavoro, fabriano, fiat, C.s.a. Fabbri, Sergio Marchionne

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