Csa Fabbri: diario sulla carovana tunisia/libia

C.s.a. Fabbri 5' di lettura 13/04/2011 -

Di ritorno da Tunisi, con la Carovana Uniti per la libertà, ci sembra doveroso scrivere due parole sulla nostra esperienza. Il progetto che ci ha visti protagonisti è nato dall'incontro con Jamel, tunisino che ha vissuto a Jesi e ha fatto parte dell'Ambasciata dei Diritti.



La Carovana è stata organizzata e promossa dall'Ambasciata dei Diritti Marche, Ya Basta Marche e i Centri Sociali delle Marche, ed ha visto protagoniste circa 60 persone provenienti da tutta Italia, militanti dei centri sociali, associazioni, collettivi ecc... Grazie all'incontro con i volontari tunisini dell'Associazione Benevoles Sans Frontieres è stato possibile portare al campo profughi di Ras Jadir, un campo a non più di 100 km da Tripoli, un tir pieno di medicinali, strumentazione medica e beni di prima necessita. E' molto importante ricordare che i campi sono nati grazie a gruppi spontanei di studenti, docenti, lavoratori, medici e avvocati che si sono auto-organizzati per far fronte all'emergenza umanitaria, realtà non governative che nascono dallo stesso tessuto sociale che è stato protagonista della rivolta; solo in un secondo momento sono arrivati gli aiuti “esterni”.

Abbiamo deciso di schierarci con chi lotta per la libertà contro ogni dittatura, sia essa imposta dall'interno o dall'esterno, sia essa esercitata con le armi o con il potere economico e finanziario, significhi azione concreta, costruzione di relazioni dirette con le sperimentazioni nate dalle rivolte che hanno rivendicato libertà, democrazia, futuro.


L'incontro con l'associazione tunisina è avvenuto venerdì 8 aprile nella capitale Tunisi. Appena arrivati, abbiamo tenuto una conferenza stampa, che si è subito trasformata in un'assemblea molto partecipata dove, oltre al progetto della Carovana Uniti per la libertà, sono state affrontate molte tematiche interessanti come la questione di Lampedusa e delle migliaia di migranti che ogni giorno arrivano sulle nostre coste. Nei giorni in Tunisia abbiamo incontrato ed interagito con studenti, sindacalisti e lavoratori i protagonisti della “ rivoluzione dei gelsomini” che ha interessato il paese nei mesi scorsi. La situazione in Tunisia è ancora adesso alquanto caotica e confusa. A differenza di quanto ci riportano i nostri mezzi d'informazione quello tunisino è un popolo che tutt'ora lotta per la libertà e la sua dignità, rivendicano non solo un posto di lavoro, ma chiedono welfare e la prospettiva di un futuro dignitoso; sono i giovanissimi a desiderare una trasformazione radicale e democatica. Le donne sono le più agguerrite, parlano con la rabbia in corpo, con la voglia di chi vuole cambiare veramente il proprio paese; una forte radicalità che mette sotto pressione il riformismo sociale debole del governo provvisorio. Dopo la conferenza stampa una parte della carovana ha partecipato all’assemblea con gli studenti e i disoccupati, presso la sede dell’Ugtt, il sindacato tunisino; per comprendere in maniera più approfondita le rivolte nel nord del Mediterraneo

Sabato 9 siamo partiti per il campo profughi. Lungo il tragitto ci siamo imbattuti in una protesta, che c'ha tenuto fermi più di un'ora, contro il governo da parte dei contadini. Anche i contadini non sono più disposti ad accettare compromessi e condizioni disumane e vogliono conquistare la loro dignità. Dopo ben 13 ore di viaggio arriviamo in quella “terra di nessuno”, la dogana che separa la Libia dalla Tunisia, dove migliaia di profughi che scappano dalla guerra chiedono rifugio. Ad oggi le persone che hanno varcato la frontiera, dalla quale vengono poi condotti in uno dei quattro campi, sono circa 230.000 tra uomini, donne e bambini. Uno dei campi si trova praticamente alla frontiera; il più grande viene gestito dall'esercito tunisino e dall'UHNCR ed ospita ad oggi circa 15000 profughi, provenienti dall'Africa centrale per lo più Somali, Eritrei e Ghanesi. Mentre gli altri sono gli altri due sono gestiti rispettivamente da Emirati Arabi Uniti e Croce Rossa Intenzionale. All'interno dei campi non ci sono libici : i feriti di guerra vengono lasciati morire dai seguaci di Gheddafi e coloro che riescono a varcare la frontiera, vengono minacciati psicologicamente. All'interno del campo di Ras Jadir la situazione è di emergenza, i profughi lamentano scarsità d'acqua e cibo e le condizioni igenico-sanitarie sono precarie. E' stato allestito un reparto psichiatrico per profughi e militari. Nell'immediato, psicologi, psichiatri e dentisti sono le figure più richieste e necessarie all'intero dei campi. Inoltre negli ultimi giorni, le temperature si stanno facendo sempre più alte e il problema della fuoriuscita degli scorpioni, serpenti e altri animali sta diventando molto grave. Per motivi di sicurezza e per non creare disagi ci siamo fermati a dormire a pochi km dal campo, il giorno seguente un gruppo è tornato per continuare a documentare la situazione. Dopo di che ci siamo messi sulla via del ritorno e dopo altre 12 ore di viaggio siamo finalmente arrivati a Tunisi. La mattina seguente rientro in Italia..

La carovana ha visto l'unione di due culture tanto diverse quanto vicine, quella che ci hanno dato i tunisini è senza dubbio una vera e propria lezione d' accoglienza.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato in quest'esperienza e tutti i fabrianesi che hanno donato materiale ; i pensieri ora vanno alla prossima carovana.


Per la raccolta fondi per la prossima carovana è possibile effettuare la propria donazione al C/C Banca Etica dell'Associazione Ya Basta! Marche IBAN IT41R05018028 0000 0000 112064, indicando come causale "Carovana Tunisia".

Per informazioni sull'organizzazione e per partecipare alla raccolta del materiale:

tel 347/4701996 email unitiperlaliberta@gmail.com

Info per Fabriano 3920227238
Unis pour la libertè! United for freedom! Uniti per la libertà!









Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2011 alle 19:47 sul giornale del 14 aprile 2011 - 1110 letture

In questo articolo si parla di attualità, fabriano, C.s.a. Fabbri

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