Ardo, Pcl: 'Gli operai di fronte ad una scelta impossibile. 2000 fuori o 700 dentro'

PLC Partito Comunista dei Lavoratori 3' di lettura 18/11/2011 -

Nell'assemblea dello scorso 15 novembre all'Ardo è stato imposto ai lavoratori l'ennesimo ricatto. Con una finta votazione si è infatti chiesto agli operai se scegliere tra la padella o la brace: o l'assunzione immediata di 700 lavoratori dell'Ardo da parte della QS ed un futuro del tutto oscuro per gli altri 2000, oppure opporsi a tale accordo ma andare incontro ad un futuro paventato come del tutto negativo per l'intera compagine dei 2500 operai.



Con questa scusa si svendono alla famiglia Porcarelli, propaggine merloniana del padronato locale, tre immensi stabilimenti con la promessa di futuri posti di lavoro: 350 nel fabrianese e 350 nel territorio umbro. Tre stabilimenti che una volta occupavano a 3000 persone, oggi si liquida il tutto con annessi macchinari per occuparne solo 700. A parte i fumosi discorsi dei "sindacalisti" di professione e le disorganiche proposte di alcuni personaggi del movimento operaio fabrianese (come la proposta di "quote rosa" o di corsi di formazione per gli esclusi) tutta l'assemblea è ruotata intorno ad un unico interrogativo: se delegare i sindacati ad andare avanti fino alla conclusione della trattativa per la cessione alla QS o congelare tutto per trovare alternative diverse. Il Partito Comunista dei Lavoratori ha denunciato l'inefficacia delle concertazioni al ribasso operate in questi anni dai sindacati confederali. Come abbiamo sempre sostenuto, la crisi economica globale ed il fallimento tutto marchigiano del monosettore di monopolio merloniano, necessitano di soluzioni più radicali e risolutive. La nostra indicazione di voto contrario all’accordo deriva da profonde riflessioni. Lo spazio per pagare, con i soldi dei lavoratori stessi, anni di cassaintegrazione, relegando gli operai ad un “ozio” forzato ed un futuro senza prospettive, si è notevolmente ristretto. Inoltre, lasciar cadere, senza paracadute alcuno, i lavoratori dell’indotto non è giusto né sostenibile. Dobbiamo fermare questa “guerra tra poveri” in cui ogni lavoratore cerca di accaparrarsi, come in un’inquietante lotteria, un posto a discapito di altri in un terribile “mors tua vita mea”.

Bisogna infine sottolineare come lo smembramento di grandi aziende come l’Ardo, con la vendita delle “good company” e la soppressione delle “bad company” non hanno mai portato a nulla di buono, anzi i costi sociali ed economici sono sempre stati altissimi. Rendendo impossibile qualsiasi futuro rilancio industriale. Il risultato delle votazioni è stato scontato. Nulla di cui stupirsi in un’assemblea proposta dalle dirigenze dei sindacati confederali, ormai capitolate a Confindustria ed ai governi borghesi. Che, in questi anni, invece di sostenere la lotta dei lavoratori e far pesare le loro ragioni alzando il livello delle proteste hanno anestetizzato l’intero movimento operaio ed addirittura quasi boicottato alcune iniziative come l’occupazione degli uffici della Merloni. Continueremo comunque a chiedere a gran voce: 1)che le aziende che dichiarano fallimento o fuggono all’estero passino immediatamente nelle mani dello Stato, gratuitamente e sotto controllo operaio. Come, tra l’altro, previsto anche dalla Costituzione. 2)che gli ammortizzatori sociali previsti per le grandi aziende vengano estese al piccolo indotto che è il primo a fare le spese di questa crisi. 3)che i fondi spesi per la cassa integrazione, spesso abusata ed ormai “infinita”, vengano impiegati per il mantenimento effettivo dei posti di lavoro ed il rilancio industriale del distretto: non per pagare gli stipendi con i soldi pubblici al posto del datore di lavoro, né per prolungare l’agonia e posticipare il più possibile lo “scoppio” della rabbia, sperando che nel frattempo i bollenti spiriti si siano freddati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-11-2011 alle 18:08 sul giornale del 19 novembre 2011 - 668 letture

In questo articolo si parla di politica, pcl, fabriano, Partito Comunista dei Lavoratori, ardo

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