Affido familiare: dire si alla cultura dell'accoglienza

famiglia 2' di lettura 22/03/2012 - Nell'incontro si affronterà in maniera non teorica ma esperienziale il tema dell'affido attraverso la testimonianza di una ragazza che racconterà al pubblico la sua storia positiva di giovane affidata ad una famiglia che ha saputo accoglierla.

Simona, una ragazza con esperienza di affido sarà la protagonista diretta di “La mia storia è…” ultimo appuntamento del gruppo di in contri organizzati sul tema dall’Ambito sociale territoriale 10 che fa capo a Fabriano e che coinvolge i comuni del comprensorio. Simona, oramai adulta, racconterà la sua storia positiva di giovane affidata ad una famiglia che ha saputo accoglierla e coinvolgerla, dandole quindi nuovamente l’ambiente familiare che per varie problematiche non aveva più. L’incontro, come gli altri, si terrà presso il salone delle conferenze dell’Istituto tecnico industriale “Aristide Merloni”, sabato prossimo 24 marzo a partire dalle ore 16.30. Nell’ultimo appuntamento con specialisti sul tema, si è affrontato in maniera non teorica ma esperienziale di due coppie affidatarie la tematica dell’affido familiare. E’ stata, insomma, l’occasione per ascoltare direttamente le motivazioni che spingono una famiglia a fare accoglienza.

La cultura dell’accoglienza – è stato sottolineato - non si può imparare a tavolino; bisogna farsi assorbire dalla storia degli altri. L’affido non può essere un’esperienza per solitari! Le famiglie che hanno già sperimentato l’accoglienza ti aiutano a dire “si!” (che più di un “sì” è un “perché no?!?”) e ti sostengono. In sostanza il giovane affidato si sente accolto da altre famiglie e, a sua volta, diventa pronto per accogliere. “Una rete amicale ti sostiene nel percorso - hanno detto nel corso delle testimonianze -trovi qualcuno nel quale ti riconosci nella fatica che fai e nella ricchezza che sperimenti, ricevi un aiuto per capire quello che ti succede. Senza una rete di famiglie il cammino dell’accoglienza appare più difficile. Poi ad un certo punto ti trovi a dire “questa storia, questo bimbo, è per me”, succede come nell’innamoramento e inizia un’esperienza buona per chi accoglie e per chi è accolto. La famiglia, nel vivere l’accoglienza diventa sempre più se stessa, fa emergere la propria positività e impara sempre di più a dialogare”. L’affido che termina con il rientro del minore nella propria famiglia d’origine, in definitiva, è un affido che ha raggiunto il suo scopo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-03-2012 alle 12:23 sul giornale del 23 marzo 2012 - 598 letture

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