Premio nazionale Gentile da Fabriano, sabato l'inaugurazione della mostra di Paolo Annibali "Quello che so. Chine su carta"

6' di lettura 01/10/2020 - L’evento collaterale alla XXIV edizione del Premio nazionale Gentile da Fabriano 2020 è la Mostra di Paolo Annibali, Quello che so. Chine su carta, che si inaugura sabato 3 ottobre p.v. al Museo della Carta e della Filigrana con inizio alle ore 17.30, con venti pregevoli opere dell’artista sambenedettese (volti, nature morte, alberi dimenticati).

Per l’occasione è già pubblicato il Catalogo, curato da Galliano Crinella, edito da QuattroVenti, con testi del curatore, di Giorgio Pellegrini e di Paolo Annibali. A seguire questi ultimi testi, corredati da alcune immagini di opere in Mostra.

La terra di mezzo, tra bianco e nero

Il Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano vuole essere la casa di quanti amano la carta e che utilizzano la rugosità di un foglio per lasciar atterrare e prender forma ad un'idea, ad un progetto, o a un'opera d'arte, trasformandoli in patrimonio fruibile e condivisibile. Lo sanno bene gli amici del Premio nazionale Gentile da Fabriano che, negli anni, hanno condotto nelle gallerie espositive del Museo della Carta e della filigrana, artisti di notevole levatura nazionale ed internazionale ad esporre le loro straordinarie opere su carta. Dopo “La bellezza della terra”, declinata lo scorso anno a più voci, quelle di Eros De Finis, Luigi Frappi, Sandro Pazzi e Giulio Santoleri, l'evento espositivo 2020, associato al Premio, è dedicato all' artista marchigiano, Paolo Annibali, scultore e disegnatore originario di San Benedetto del Tronto oltre che stimato docente di Disegno e Storia dell'Arte al Liceo Scientifico “Benedetto Rosetti”.

“Quello che so. China su carta” è una mostra che scandaglia i fondali artistici meno esplorati dell'artista che qui a Fabriano si presenta con una serie di venti opere realizzate a china su carta, quella stessa carta (ci piace pensare che sia stata quella degli album F4!) che già da ragazzino, alle elementari, divorava con i suoi disegni prima di scoprire, poco più avanti negli anni e negli studi, che il suo talento poteva trasformarsi in un mestiere, nonostante le incertezze che fronteggiano quanti intraprendono un proprio percorso nel mondo dell'arte. In realtà le chine di Paolo Annibali, espressione del figurativismo che l'artista ha fatto proprio e che si manifesta negli intensi volti di donne e di uomini, o nelle fitte trame di alberi provati dal tempo che popolano i suoi fogli bianchi, non sono le prime opere a china ad entrare nelle gallerie del museo civico fabrianese.

Esattamente un anno fa, gli appassionati dell'inchiostro al nerofumo, hanno potuto ammirare le opere del maestro Tang Liang, artista cinese di grande reputazione, tra i più importanti interpreti di una delle più antiche tradizioni artistiche continue del mondo. E visto che “china” in italiano antico era il termine usato per indicare la Cina, il paese a cui questa tecnica deve le proprie origini, mi piace ricordare la mostra del Premio nazionale Gentile da Fabriano 2018, la personale Essere del giovane artista di Beijing, Ruoqi Tang, creazioni così lontane dalla tradizione accademica quanto moderne nella forma del tratto creativo con cui l'artista è riuscito a imprimere una spinta verso nuovi orizzonti, superando le barriere culturali tra Oriente e Occidente.

Sono certo che questa mostra sarà una importante occasione per far apprezzare al pubblico del Museo della Carta e della Filigrana l'opera di un notevole artista marchigiano, molto apprezzato in Italia e all'estero, che ha saputo valorizzare in maniera eccellente il rapporto tra carta e inchiostro di china, una tecnica che nel secolo scorso ha intrigato per la sua essenzialità artisti del calibro di Mario Sironi, Luigi Bartolini, Filippo De Pisis o Renato Guttuso, ma che Annibali ha saputo piegare con originalità alle sue urgenze creative, con la stessa forza e con la stessa sensibilità con cui ha modellato e modella le sculture che hanno costellato la sua straordinaria parabola artistica.

Giorgio Pellegrini - Direttore del Museo della Carta e della Filigrana

Quello che so

Non so che cosa mi abbia trascinato fin qui, fino alla soglia dell’esistenza nella quale gran parte delle cose sono diventate opache, fino ad essere indecifrabili. Ricordi, amicizie, amori, con l’età e la distanza, non appena mi inoltro lungo le vie dell’anima, una confusione adolescenziale pare domini su tutto. Sento ancora vivo il periodo dell’adolescenza da dove attingo spesso le idee per il mio lavoro attuale. Penso: potevo essere qualsiasi cosa, potevo intraprendere qualsiasi strada, ero in mare aperto! Ora gli orizzonti sono più brevi, e mi accorgo che la scelta dell’arte è stata la più impervia, ma anche la più necessaria.

Oggi il mio lavoro è per me come un legno a cui un naufrago riesce ad aggrapparsi. L’arte è la mia preghiera quotidiana, un affannoso dialogo con me stesso, una continua ricerca nelle piaghe della mia esistenza. L’artista non è un prediletto della vita, ma è chiamato, come tutti, alle tribolazioni quotidiane: fare e disfare con costante insoddisfazione, ogni giorno chiedersi: chi me lo fa fare? L’arte pretende un continuo duello, una fede incrollabile nelle proprie capacità, una grande disciplina.

Non è permesso fermarsi, si rischia una crisi di identità e di motivazioni. L’arte impone fedeltà. Più che mai, penso al mondo classico non come ad un eden malinconicamente perduto, ma come luogo del ritorno al nostro essere più profondo. Certo oggi non sono più proponibili quelle forme storiche e nemmeno l’ethos che le hanno generate, ma in me rimane ancora quella severità di intenti, il rigore formale, tutto ciò che possiamo chiamare i valori essenziali dell’opera d’arte.

E’ evidente che questa è una mia visione dell’arte, non so quanto condivisibile, ma è anche vero, che in tempi così complessi, ognuno di noi è chiamato ad una maggiore sobrietà e rigore. Pensando a quello che sono, quello che negli anni ho visto, conosciuto e imparato, cerco di essere più essenziale, come se con l’età avessi abbassato i toni, ridotto i formati delle opere, provato una sorta di ritrosia nel comportamento, nei disegni e nelle sculture.

Queste mie ultime opere testimoniano questo mio attuale momento, quello che io sento, in un tempo di bilanci. Un’epoca lenta. I disegni cercano di catturare lo sguardo di un benevolo osservatore, invitandolo alla lentezza, con uno sguardo di un volto che interroga lo spettatore sul senso della sua esistenza, con nature morte che raccontano l’ingiuria del tempo o l’ansia del vivere quotidiano: alberi dimenticati nella sospesa speranza dell’arrivo della primavera.

Paolo Annibali

In allegato la locandina.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-10-2020 alle 15:06 sul giornale del 02 ottobre 2020 - 268 letture

In questo articolo si parla di cultura, comunicato stampa

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