L’associazione commercianti al presidente Acquaroli: saggia decisione il posticipo dei saldi, ma in accordo con la altre regioni

saldi 4' di lettura 30/11/2020 - L’associazione commercianti e operatori del centro storico si rivolge al presidente e assessori delegati delle Marche: saggia decisione il posticipo della data inizio saldi a fine gennaio, solo se in accordo con tutte la altre regioni, liberalizzazione delle vendite promozionali; rivalutazione dell’iniquità nella gestione dei ristori per i codici Ateco, sostegni importanti per le realtà commerciali dell’entroterra.

Spiega il presidente Roberto Burzella: “Pre.mo Presidente, presupposto che nel nostro territorio, le vendite straordinarie sono deregolamentate, in quanto ricadente nell’area del precedente sisma, nonostante questa deroga non si evidenzia durante questo periodo la rincorsa al ribasso, proprio perché il Natale è comunque un momento favorevole. Premesso ciò, ci giunge notizia di una vostra valutazione in merito ad un posticipo dei saldi e contestuale autorizzazione ad effettuare vendite promozionali, ovvero al ribasso nel periodo Natalizio in tutta la regione. Sono certo e vi evidenzio che produrrebbe un effetto paradosso, purtroppo per coloro che il commercio non lo conoscono parrebbe un sostegno quando nella realtà produrrà solo confusione e perdite di ricavi incalcolabili. Il Natale ha una sua manifesta resilienza a tutto da sempre, e l’idea di esitare i nostri prodotti senza marginalità indurrà il sistema ad adoperarsi nella corsa al ribasso, producendo insolvenze economiche inenarrabili, in quanto il solo realizzo del costo, sommato agli ingenti costi sostenuti, durante una stagione nella quale non ci sono stati ricavi sufficienti per sostenerla, produrrà l’implosione del sistema. Le sole sterili indicazioni dei sindacati di riferimento anch’essi superficiali nel merito, che null’altro fanno se non richiedere indicazioni ad alcuni loro associati, purtroppo ora ostaggi della loro distimia, e della distopia, vedono solo il ribasso come unica salvezza, potrebbero indurre

inconsapevolmente le istituzioni verso decisioni controverse e sfavorevoli, in luogo di un vero vantaggio. Lungi da me il sentirmi saccente, ma la mia oramai esperienza quarantennale nel commercio, la mia dedizione e abnegazione al ruolo come Presidente dei commercianti del centro storico di Fabriano, il

rapporto diretto con le attività, il continuo confronto con la categoria, mi obbliga a non rimanere silente e a chiedervi di valutare con molta attenzione questa scelta, poiché i danni potrebbero essere irreparabili. Mentre ritengo il solo posticipo a fine gennaio una saggia decisione, ma solo e ribadisco solo, se in accordo con tutte le regioni altrimenti è ancor più ostacolante e boicottante. Se riterrete la mia testimonianza sostanziale, per comprendere la puntuale situazione del commercio di vicinato nell’nostro entroterra, anche in base a dei risultati di un questionario compilato da diversi nostri associati, vi ribadisco la mia disponibilità in qualsiasi momento: per come ricordo nei diversi incontri con i vostri candidati, si evidenziò la vostra futura volontà partecipativa nell’ascoltare le diverse associazioni di categoria locali, scevre da interessi economici finalizzati alla vendita di servizi. Facendo ricorso alla mia memoria remota posso affermare che la mia categoria, da sempre seppur partecipa in modo determinante al Pil nazionale, tiene in vita le nostre aree commerciali sia centrali che periferiche delle città, sostiene anch’essa la sanità, spesso vive e cresce in armonia con i propri dipendenti, è parte integrante del turismo, e tanto altro, tuttavia viene da sempre sconsiderata, e non solo, ancora oggi spesso boicottata, infangata con giudizi

immeritevoli, frustranti e pregiudizievoli. Per finire seppur incoerente con l’oggetto, credo che invece sia assolutamente necessario nell’immediato, rivalutare l’iniquità nella gestione dei ristori per i codici ateco esclusi nelle zone arancioni, in quanto seppur non vincolati alla chiusura, stiamo subendo un decremento

del lavoro incalcolabile per ora, al punto che non si riesce a coprire il costo dell’apertura e sicuramente in tanti non riusciranno a pagare sia i fornitori, che tanto altro se non verrà posticipato. Come anche un appello affinchè il vincolo di spostamento tra comuni ovvero tra regioni, venga ben ponderato, noi siamo uno dei tanti esempi lapalissiani, nel quale si evidenzia che la mancanza dell’apporto dei nostri clienti dall’Umbria, produce delle notevoli perdite di fatturato. Non è più una distopica visione soggettiva, siamo vicini più di quanto si pensi alla visione pauperistica del futuro, se non si interviene è plausibile l’insorgere di un effetto domino devastante, per tanti impensabile, con conseguente scomparsa di interi comparti commerciali di vicinato e un inimmaginabile incremento della disoccupazione. Tante grandi città potranno farcela, noi modesti paesi dell’entroterra senza sostegni importanti siamo destinati ad una resa incondizionata. Siamo rimasti i soli animali sacrificali, il nostro solo sacrificio non sarà sufficiente: un albero da frutto se tutti i rami fioriscono”.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11-2020 alle 20:01 sul giornale del 01 dicembre 2020 - 343 letture

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