La restauratrice Lucia Biondi ha dato nuova vita al Beato Angelico

2' di lettura 18/06/2021 - La dottoressa Lucia Biondi, nostra concittadina con formazione all’Opificio, lunga e riconosciuta esperienza a Firenze, restauratrice di fama internazionale ha terminato un restauro che mancava dal 1955.

Biondi: “Così ho dato nuova luce al Beato Angelico”. “La 'Pala di Bosco ai Frati' del Beato Angelico, ora riconsegnata al museo San Marco. La Biondi, da anni dedica il suo lavoro al Beato Angelico, infatti, si è già cimentata con un restauro, durato dieci mesi in lavoro di squadra, de “Il Giudizio Universale” del Beato Angelico. Opera di inestimabile valore (si parla di milioni di euro ndr) di un metro per due metri e venti con ben 271 figure da riportare alle loro origini. Tornando alla 'Pala di Bosco ai Frati' del Beato Angelico, dal 2018 Lucia Biondi frequenta assiduamente il Beato Angelico e il museo San Marco dove ieri ha consegnato una rinata ‘Pala di Bosco ai Frati’, dopo un restauro che mancava dal 1955. Lo sporco accumulato, l’alterazione della vernice e dei vecchi ritocchi sono stati l’incubo della restauratrice che alla fine è riuscita a far riacquistare all’opera “le sue principali caratteristiche, l’estrema trasparenza e luminosità”.

“Le vecchie puliture avevano sottratto materiale- spiega Biondi- e con il restauro pittorico abbiamo dovuto ricostruire le abrasioni ma con estrema leggerezza“, con viaggi continui nel museo per ‘interrogare’ le altre opere dell’artista e restituire all’ultima le caratteristiche originarie. Comunque, “confrontarsi con un restauro ad opera di quei due colleghi così importanti, Leonetto Tintori e Alfio del Serra- spiega Biondi nell’intervista alla Dire- mi ha un po’ intimidito all’inizio ma poi mi sono resa conto che, forte delle indagini scientifiche con i mezzi a mia disposizione molto più aggiornati, il mio lavoro aveva un ampio margine di manovra rispetto ai due colleghi che mi hanno preceduta“.

E conclude mostrando sul dipinto come il suo restauro abbia ridato trasparenza e luminosità: “Speriamo ci sia un consenso condiviso nell’affermare che questa opera, simbolo dell’Umanesimo e del Rinascimento fiorentino, possa essere nuovamente inserita a pieno titolo nella corrente della ‘pittura di luce’“.








Questo è un articolo pubblicato il 18-06-2021 alle 11:25 sul giornale del 19 giugno 2021 - 197 letture

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