Inaugurato il nuovo "Oratorio Carlo Acutis" in Via Romualdo Sassi

11' di lettura 14/10/2021 - Don Aldo Buonaiuto, parroco della chiesa di San Nicolò di Fabriano, fondatore della testata online Interris.it e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha inaugurato l'oratorio parrocchiale intitolato al Beato Carlo Acutis.

E’ stato dedicato all’influencer di Dio, il beato Carlo Acutis, il nuovo oratorio nella storica parrocchia di San Nicolò di Fabriano, nell’entroterra marchigiano. Un “nido da cui ricominciare” – le parole del parroco, don Aldo Buonaiuto – e un luogo di incontro aperto a tutti ispirato al quindicenne elevato all’onore degli altari da Papa Francesco lo scorso anno perché capace di trasmettere ai giovani, attraverso l’uso di internet, la bellezza del Vangelo.

Mercoledì alle ore 18 si è tenuta l’inaugurazione del nuovo grande spazio parrocchiale fermo da due anni a causa della pandemia e ora rinnovato nell’aspetto e nelle funzioni. Per l’occasione, è stata organizzata una tavola rotonda sul tema Oratorio, la casa comune dei giovani. All’evento, aperto alla cittadinanza previo controllo del Green Pass, sono intervenuti, oltre allo stesso don Buonaiuto che ha introdotto l’evento, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli; il prefetto di Ancona, Darco Pellos; il magistrato del Tribunale di Perugia, Natalia Giubilei; il direttore di Rai Parlamento, Antonio Preziosi (che ha moderato l’incontro); la ginnasta individualista della Nazionale italiana di Ritmica, le Farfalle Azzurre, Sofia Raffaeli accompagnata dalla Ginnastica Fabriano e dalla sua allenatrice, l’olimpionica Julieta Cantaluppi; il ciclista paralimpico medaglia d’argento a Tokyo, Giorgio Farroni.

Da remoto, il saluto di Antonia Salzano, madre del beato Carlo, e don Maurizio Patriciello, il parroco della Terra dei fuochi. Le conclusioni sono state affidate al vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Francesco Massara. Presenti all’incontro, oltre a moltissimi fedeli, anche numerose autorità civili e militari.

“Nasce all’interno della parrocchia – esordisce il parroco di San Nicolò, don Aldo Buonaiuto –un nuovo oratorio inclusivo, anche grazie alla presenza di diversi ragazzi e bambini musulmani, come i figli delle famiglie di Afghani scappati da Kabul e ora accolti in diverse case della diocesi. Per realizzare tutto ciò la parrocchia si è adoperata per restaurare il centro comunitario, la struttura di legno in via Romualdo Sassi costruita dopo il sisma del Centro Italia che aveva danneggiato la chiesa collegiata”.

“Oggi più che mai – ha aggiunto – la presenza di validi punti di riferimento come gli oratori è fondamentale per sostenere la crescita sana dei giovani fornendo loro un contesto di aggregazione in cui campeggiano valori positivi. Partendo da questo presupposto la parrocchia di San Nicolò ha voluto ampliare la propria offerta sostenendo e accompagnando bambini e ragazzi affinché possano incontrarsi ma anche adulti e anziani”.

Mamma Antonia

“Carlo ha vissuto tutta la sua vita in Gesù, con Gesù, per Gesù”, ha esordito – nel saluto fatto ai partecipanti via skype – Antonia Salzano, mamma del beato morto a soli 15 anni, il 12 ottobre 2006, per una leucemia fulminante.

“Carlo, nei suo pochi anni di vita ha vissuto tutte le beatitudini; in particolar modo la mitezza. Ha incarnato la parabola evangelica del chicco di grano che morendo porta frutto: la sua vita, anche in punto di morte, l’ha offerta per la chiesa. La sua era una fede forte, radicata nella messa quotidiana, nella preghiera del rosario, nella confessione e nell’ascolto della Parola che però doveva concretizzarsi nella vita di tutti i giorni. Lui ha vissuto le opere di misericordia mettendole in pratica nel suo quartiere, portando le coperte ai senza tetto o regalando soldi ai bisognosi; ma anche aiutando gli amici indietro nello studio o bullizzati dai compagni: una Caritas domestica, indirizzata a quanti incontrava intorno a sé. La sua è stata una vita in uscita spesa per il prossimo”.

“Aveva inoltre uno zelo apostolico fortissimo: voleva che tutti conoscessero Gesù e l’amore di Dio. Per questo ha ideato la mostra sui miracoli eucaristici che sta girando tutto il mondo. E? bello che gli venga dedicato questo nuovo oratorio: la vita di Carlo può essere di sprone quale buon esempio a tutti voi ragazzi. Non dimenticate – conclude Antonia Salzano – tutti voi siete possibili apostoli di cristo; e tutti siete chiamati ad essere santi!”.

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: “Oratorio antidoto alla disgregazione sociale”

“Le Marche hanno vissuto, negli ultimi cinque anni, una duplice disgrazia: il sisma del 2016 e la pandemia di Covid-19. A questi due, ne aggiungo uno più subdolo: l’eccessivo uso della tecnologia e della realtà virtuale. Oggi, rispetto al passato, c’è dunque maggior disgregazione del tessuto sociale e delle famiglie. Questo si osserva specialmente a livello giovanile: i ragazzi comunicano attraverso uno schermo, ma sempre meno vis a vis“. Così il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, nel suo intervento alla tavola rotonda.

“L’oratorio ha dunque una funzione sociale particolarmente importante oggigiorno: serve a restituire ai giovani spazi dove possano incontrarsi di persona, costruire rapporti di amicizia in presenza, avere delle esperienze concrete. Abbiamo la necessità di sentirci comunità e tornare a costruire rapporti interpersonali. Non possiamo perdere l’abitudine dell’incontro con l’altro”.

“Sarebbe grande sconfitta per tutti perché non riusciremmo più a dialogare né a crescere nelle differenze. Diverrebbe una società finta che vive sulla funzione: come quei fantomatici ‘amici’ di FB che poi, incontrandosi per strada, non si salutano neppure. Come se fossero degli sconosciuti. Per me l’oratorio è stato un punto di riferimento anche quando ero giovane ed è un punto di forza da decenni del territorio marchigiano. Questo oratorio rappresenta quindi un’opportunità in più per la comunità, per le famiglie e per i giovani. È un luogo sicuro dai tanti pericoli della strada e della solitudine. È inoltre particolarmente bello che un giovane come Carlo Acutis possa diventare ispirazione e punto di riferimento per tanti altri ragazzi come lui”.

Il Prefetto di Ancona Darco Pellos: “Ci vuole amore nell’educare, non bastano le regole”

“Oggi sono qui presenti sia il comandante dei carabinieri, sia il comandante della guardia di finanza. A dimostrazione dell’interesse che da sempre le istituzioni hanno verso il mondo giovanile. Le stesse forze dell’ordine sono esempio per i giovani perché fanno rispettare le leggi”. Così il nuovo prefetto di Ancona, Darco Pellos, nel suo intervento durante la tavola rotonda.

“Grazie a don Aldo Buonaiuto è stato possibile mettere a disposizione questo nuovo spazio ai giovani. Affinché sia educativo, l’oratori deve essere un luogo di civile tolleranza e convivenza reciproca. Il beato Carlo Acutis ha avuto atteggiamento solidale ma anche di grande responsabilità. Il patrono di un Internet infatti ha usato ed insegnato ad usare la tecnologia in modo buono, proficuo, in auto dle prossimo; non per abbrutire il proprio spirito su siti internet non costruttivi o usando la rete in modo sbagliato”.

“Noi adulti, genitori ma anche nonni, siamo tutti coinvolti nelle vicende educative dei nostri figli e nipoti al fine di realizzare una società migliore. Il primo luogo educativo è quello della famiglia. Poi c’è la scuola che richiede il rispetto degli educatori e degli insegnanti. Infine: la società, dove è necessario il rispetto delle leggi. L’oratorio è un modello educativo nato dalla Chiesa e che ha trovato in don bosco un fulgido esempio. Ci vuole però amore nell’educare: non bastano le regole! Bisogna inoltre parlare con i nostri giovani. Questo nuovo oratorio è dunque il luogo ideale per incontrasi e parlare con loro, ascoltando i loro desideri e bisogni”.

Il magistrato Natalia Giubilei: “I genitori hanno bisogno dell’oratorio per re-imparare ad ascoltare i figli”

“Oggi è un giorno da festeggiare perché viene restituito un luogo prezioso dopo due anni di pandemia con poca aggregazione”. Così il Gup del Tribunale di Perugia, Natalia Giubilei, nel suo contributo alla tavola rotonda.

“Il ruolo del GUP [il giudice dell’udienza preliminare, ndr] è quello del soldato in trincea perché la nostra è la figura preposta a decidere, durante l’udienza preliminare, sulla richiesta del pubblico ministero, di rinviare a giudizio l’indagato. Siamo alle primissime fasi dell’indagine. Ho spesso a che vedere con giovani e giovanissimi che commettono reati, anche gravi”.

“Eppure, posso dire che i giovani fanno reati perché hanno alle spalle una situazione familiare ed umana problematica, una povertà non solo economica che li ha spinti sulla strada sbagliata. Il ragazzo che ha bisogno di aiuto, prima lo cerca in famiglia e tra gli educatori. Se nessuno lo ascolta, abbandona la famiglia e si rivolge altrove. Il problema principale dei giovani sono gli stupefacenti. L’uso di droghe ha conseguenze molto gravi: ho conosciuto storie di figli che picchiavano i genitori per avere dei soldi”.

“Il giovane ha bisogno di esprimere ciò che ha dentro e cerca di farlo grazie agli strumenti che gli vengono dati. Spesso i genitori – non avendo abbastanza tempo da dedicare ai figli – danno loro i social, anche già da piccolissimi. Questi però non creano comunicazioni reali e il bambino o ragazzo si forma in modo superficiale. La barriera emotiva e l’anonimato che forniscono i social sfocia in reati. Lo vediamo spesso con le vittime di pornografia o revenge porn nelle chat dell’orrore. L’utilizzo dei social può diventare un incubo: qualsiasi cosa va in rete – foto video etc. – si perde e può arrivare indistintamente a tutti ed essere irrecuperabile”.

“Per questo è importante educare i ragazzi ad un uso corretto di internet, come fece il beato Acutis. Non dimentichiamoci che i ragazzi vogliono essere ascoltati. Cercano esperienze forti per coprire questo bisogno e lo cercano nel modo sbagliato. Ma non basta la repressione del reato. Bisogna operare nella prevenzione che deve partire dalla famiglia. In Oratorio si può trovare una socializzazione rinnovata e positiva con valori reali e concreti dove i ragazzi possono essere ascoltati. Anche i genitori hanno bisogno dell’oratorio per re-imparare ad ascoltare i figli: non basta riempirli di oggetti. Bisogna dare loro il dono più grande: il nostro tempo, la nostra attenzione”.

I campioni sportivi Giorgio Farroni e Sofia Raffaeli

“Lo sport è un antidoto potente contro la possibilità di prendere strade sbagliate perché ti tiene impegnato, ti permette di incontrare nuove persone, ti insegna il senso del sacrificio”, racconta Giorgio Farroni, da poco rientrato dalle paralimpiadi di Tokyo dove ha conquistato una medaglia d’argento nel ciclismo. Io sono stato sempre impegnato a fare sport in tutta la mia vita ed infatti non ho avuto né tempo né voglia di provare alcool o droghe”.

“Lo sport aiuta molto noi ragazzi ad essere occupati anche dopo la scuola, la palestra è un luogo dove possiamo esprimerci tra di noi e con le allenatrici”, ha aggiunto la 17enne Sofia Raffaeli, Farfalla Azzurra della nazionale italiana di ginnastica ritmica. “Lo sport fa bene a tutti e lo consiglierei anche ai ragazzi che hanno problemi in famiglia”.

Il Vescovo Massara: “Ogni parrocchia dovrebbe avere un oratorio”

“Spesso si dice che i giovani sono il futuro della società. Ma io dico che i ragazzi sono il presente! Se impariamo ad ascoltarli, cresciamo anche noi”. Così, nei saluti conclusivi, il vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Francesco Massara.

“Ogni parrocchia dovrebbe avere un oratorio che è il cuore della parrocchia. L’oratorio aiuta a riscoprire bellezza della vita e il gusto del gioco insieme. I giovani non si incontrano più, né giocano liberamente insieme, né litigano e discutono. Perché non si incontrano. Io credo che noi adulti possiamo fare due grandi regali ai ragazzi: l’ascolto e il nostro tempo. Dobbiamo inoltre imparare di nuovo a dire grazie, del per favore, scusa”.

“Quando tornerò in questo oratorio, tra qualche settimana, spero di trovare la gioia negli occhi dei bambini e dei ragazzi. Come quella che oggi vedo in questi bambini afgani, scappati dalle violenze di Kabul. Al loro arrivo in Italia erano spenti, ma ora sono tornati sorridenti. Dobbiamo far sorridere i nostri figli”.

“A volte i giovani commettono reati. Ma gli errori dei giovani sono i nostri errori. Senza luoghi di socialità, è facile che i ragazzi si perdano. Gli oratori aiutano a prevenire che i giovani sbaglino, e questa è la migliore cura. Anche lo sport è un modo bello di crescere perché insegna il sacrificio”.

Rivolgendosi alle autorità civili presenti, monsignor Massara ha concluso: “Se noi lavoriamo con le istituzioni e le forze dell’ordine, tutti insieme, facciamo qualcosa di bello. La storia la facciamo noi, oggi, ognuno nel proprio ruolo. Ma ciò che spero di più è che i bambini crescendo possano dire: ‘sono felice di essere stato all’oratorio'”.

Don Buonaiuto: “I bimbi salvati dall’inferno di Kabul sono il dono più bello di questa parrocchia”

“Qui siamo fratelli tutti. Ci accomuna l’umanità“, ha rimarcato don Buonaiuto, chiudendo la tavola rotonda e l’incontro che ha visto la presenza di tantissimi fedeli. “È il momento di fare squadra per i giovani. Dopo la pandemia dobbiamo camminare insieme ed imparare dai ragazzi e dai nostri atleti cosa significa fare squadra”.

“In questo tempo post pandemia di ripartenza, la gente ha bisogno di concretezza, di vicinanza; di luoghi dove vi sia inclusione e accoglienza. Questi bambini salvati dall’inferno di Kabul sono il dono più bello di questa parrocchia. Il beato Carlo, al quale è dedicato questo nuovo oratorio, ci insegna con le sue parole che ‘non siamo chiamati a morire come fotocopie, ma a vivere come originali’. Solo l’amore è credibile, tutto il resto delude. Tutti siamo chiamati ad amare”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-10-2021 alle 10:01 sul giornale del 15 ottobre 2021 - 175 letture

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