All'università Popolare il Prefetto Drago Pellos

7' di lettura 27/11/2021 - Giovedì 25 novembre, nella splendida Sala dell’Oratorio della Carità, durante l’orario delle lezioni dell’Università Popolare, si è tenuto un incontro in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Un appuntamento di grande rilevo umano e sociale caratterizzato dalla presentazione del libro “Donne crocifisse” di don Aldo Buonaiuto, fatto conoscere dell’autore stesso: Il dramma della tratta e della prostituzione coatta, i racconti di vita e di sofferenza, la testimonianza di Cinzia, ragazza salvata dalla violenza della strada. di fronte ad una platea commossa.

A coordinare gli interventi, la presidentessa dell’Università Popolare Fabriano, Fernanda Dirella: “In questa occasione ricordiamo l’importanza di dire tutte e tutti insieme basta con la violenza sulle donne, basta con qualsiasi abuso o discriminazione.”

Dopo i saluti agli “allievi” dell’ateneo Popolare, la presidentessa ha lasciato la parola al prefetto Pellos. “Oggi non è una giornata di festa – ha commentato - ma una giornata di profonda riflessione sul ruolo, funzione e la vita delle donne all’interno del quale gli uomini debbono fare un passo indietro”. Il prefetto, infine, ha elogiato il ruolo svolto da realtà come le Università Popolari “Per la grandissima capacità di approccio e relazione con la società, le comunità e il territorio” concludendo con un encomio per la pregevole azione svolta non soltanto su scala nazionale da don Aldo Bonaiuti e sul valore e significato di un libro testimonianza come “Donne crocifisse”.

All’incontro, hanno preso parte, tra gli altri, la consigliera regionale Chiara Biondi, il comandante della Compagnia di Fabriano, capitano Mirco Marcucci e ovviamente tanti “alunni” della Università Popolare, che hanno vissuto con piena partecipazione un momento reso ancor più interessante e coinvolgente con l’intervento del Commissario di Polizia di Fabriano, Moira Pallucchi, che ha relazionato su “La violenza delle donne nel nostro territorio”.

“Femminicidi no, ma quattro casi di violenza domestica e maltrattamenti in famiglia denunciati, tra cui un divieto di avvicinamento per atti persecutori” ha spiegato la situazione con vera efficacia la Pallucchi: “In città – sono ancora sue parole - non si sono registrate situazioni di pericoli di vita. A livello di territorio provinciale, invece, rispetto alla media nazionale abbiamo dati statistici più bassi. Questo però, non deve far pensare che non esistano problemi, poiché, purtroppo, molti casi non vengono denunciati. I motivi per cui non avvengono le rivelazioni sono molteplici – ha sottolineato - tra questi molte donne pensano che le accuse possano portare a maggiori pericoli per loro, per i figli, per la vergogna di quello che stanno subendo, tanto che a volte pensano di meritarsi la situazione che gli sta capitando, accrescendo così il rapporto di sottomissione: in altre parole sono vittime due volte. Tutto questo a causa di una violenza e pressione psicologica tale che costringe la donna a subire maltrattamenti prolungati nel tempo ai quali non sono capaci di reagire”. Altro preoccupante fenomeno rivelato, dalla dirigente del Commissariato: “in particolare tra i giovanissimi, il revenge porn o porno vendetta: ossia i video a sfondo sessuale poi pubblicati in rete quando la relazione finisce. Ciò, con danni enormi non solo dal punto di vista dell’immagine ma in particolare sotto il profilo psicologico. Del resto i giovani hanno oggi strumenti tecnologici che li mettono in contato con tutte i tipi di conoscenze che al contrario di quanto si pensi, non hanno soltanto vantaggi, ma li espongono invece a rischi gravissimi”. Infine, la giovane e preparata rappresentante della Polizia, ha parlato delle norme poste a tutela delle donne a muovere dalla denuncia alla forze dell’ordine che non può essere soltanto l’unica arma a loro disposizione, in quanto “la vittima non viene abbastanza tutelata, ecco il motivo per il quale si sta cercando di migliorare la rete di protezione che deve avere un dopo con tanti attori da coinvolgere: la Procura delle Repubblica, Polizia, Carabinieri, i Servizi Sociali, le Case di Emergenza e non certo ultimo il Pronto Soccorso e in questo contesto una procura legale che garantisca il patrocinio gratuito senza mai dimenticare, in ogni caso, la massima capacità di ascolto, senza pregiudizi e grande senso di umanità per instaurare un pieno rapporto empatico per avere tutta la fiducia necessaria da parte di chi denuncia”.

La Polizia di Stato, pertanto è scesa in campo con le sue donne e i suoi uomini per andare incontro alle vittime, ascoltarle e sensibilizzarle a denunciare gli episodi di violenza e per di più nella stessa giornata, nel cuore del centro storico, il personale del Commissariato della Polizia di Stato di Fabriano, ha incontrato diversi cittadini, distribuendo nella circostanza gli opuscoli intitolati “…questo non è Amore”.

Platea commossa sul corale messaggio: “Oggi, per ricordare ogni donna che soffre per mano di un uomo”, così come al termine dei racconti, narrazioni e cronache di don Aldo Bonaiuti. “Oggi viviamo la testimonianza di un impegno profuso sulle strade d’Italia da 25 anni”. Ha iniziato con questa frase il suo intervento, subito ponendo l’accento sulla funzione della Comunità Papa Giovanni XXIII, che contrasta “forme di violenza contro le donne inaudita e lascia troppe persone indifferenti – e ancora - la prostituzione coatta riduce a merce la persona con i clienti che pensano di avere il diritto di comprare il loro corpo; corpi di ragazze che potrebbero avere l’età delle loro figlie o nipoti messe sul mercato della schiavitù a cui viene distrutta la vita. Ignominia inqualificabile che abbiamo raccolto dalle confessioni di donne ospitate nelle case di protezione le quali portano ferite indelebili sul piano fisico e psicologico a cui nessuno potrà ma restituire serenità e salute. In questa giornata – ha rimarcato - non possiamo dimenticare che esistono donne “invisibili” ma al contrario sono in mezzo a noi, sulle strade d’Italia, sono 100mila con in più un numero non quantificabile nei locali, negli appartamenti. Nella nostra Regione, abbiamo prostituzione su strada nella provincia di Ancona, Fermo e Ascoli Piceno, nei locali non possiamo sapere quante c’è ne sono ma abbiamo cognizione che un in tutta la provincia di Ancona come nel resto della Regione, molte, attraverso il web, vengono indirizzate alla prostituzione non per libera scelta ma costrette da criminali e delinquenti senza scrupoli appartenenti al racket organizzato o dai cosiddetti papponi, magnaccia, aguzzini che fanno soldi sulla pelle di una o anche due o tre di loro. Un vero racket ben orchestrato sulle strade e nei locali. A Fabriano – ha messo in risalto don Aldo - sulle strade non si registra questo ignobile e turpe mercimonio ma c’è da tenere alta la vigilanza al chiuso, monitorando, ogni tanto, i movimenti nei pressi della stazione”.

In chiusura d’intervento don Aldo ha argomentato sul libro “Donne crocifisse” edito da “Rubettino” e il grande dono della prefazione di Papa Francesco, in cui si racconta la vita vissuta nelle notti buie e tenebrose nel corso della quali si è cercato il recupero di queste ragazze. Un libro che dà voce al calvario di queste donne “crocifisse” e nello stesso tempo frutto di una esperienza ultra ventennale accanto a questa figlie che paragono ad un Gesù, abbandonato, trafitto, torturato ed ecco il perché le chiamo donne Crocifisse: quando l’incontro vedo il volto di Gesù. Dopo due decenni – ha palesato il parroco di San Nicolò - mi sono deciso di scriverlo perché la stesura è molto coinvolgente, tanto che i giovani o le persone che mi scrivono dopo averlo letto dicono di aver pianto, poiché fa respirare il dolore di queste persone, il loro strazio e l’ingiustizia a cui dobbiamo dare voce in quanto sottomesse e asservite. Papa Francesco – ha concluso - nella prefazione bellissima, definisce la prostituzione una malattia una patologica dell’anima e della mente dell’umo che non si rende conto che star distruggendo la vita di una altra persona, un atteggiamento patologico dell’individuo e della società e come diceva don Oresta Benzi, non possiamo metterci dalla parte di chi fa diventare le donne prostitute ma ci dobbiamo mettere dalla parte di chi le vuole liberare dalla violenza in tutte le sue forme: l’orrore più grande che la società possa perpetrare”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-11-2021 alle 13:16 sul giornale del 29 novembre 2021 - 154 letture

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