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Prosegue la battaglia contro l'abbattimento del pino di Castelletta: "Come un campanile laico"

5' di lettura 26/05/2024 - Ormai molti sono al corrente della questione del “pino di Castelletta”.

Grazie al passa-voce tra amici e conoscenti. Grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa ed anche online. Grazie ad iniziative sociali e solidali (come la petizione di settembre 2023) che esprimevano l’invito all’Amministrazione Comunale di operare con cura ed attenzione per la sua salvaguardia.

Ritenevamo importante precisare il ruolo dell’albero e di un muro ad esso prossimo. Sì, perché c’è un muro confinante che sta preoccupando l’Amministrazione. Occorre tuttavia precisare che il muro è nelle condizioni in cui si trova, in uno stato immutabile, da anni, diversi anni (per la precisione ha proprio “passato la nottata”, anche con il terremoto del 2016). Possiamo anche affermare che da analisi, da noi condotte, siamo abbastanza confidenti con il fatto che è proprio l’albero, attraverso il suo impianto radicale, a “sostenere ed ingabbiare” il muro come in una perfetta simbiosi, piuttosto che minacciarlo. La questione ora è arrivata ad un punto terminale.

L’Amministrazione Comunale di Fabriano, mai disposta a confrontarsi con i promotori della petizione, ha deciso di abbattere l’albero. Una decisione che ha comunicato in modo perentorio in un incontro pubblico, lo scorso 20 aprile. Ed il muro? Non essendoci soldi sufficienti per intervenire (sempre per affermazione dell’Amministrazione Comunale), si preferisce abbattere l’albero e poi effettuare un qualche tipo di intervento di pseudo-restauro sul muro. Ora dopo anni, decenni, di affermazioni e proclami sulla “valorizzazione dei borghi montani”, sul valore storico e sociale di realtà seppur piccole ma concrete, solide, segni tangibili e concreti di una testimonianza, di una tradizione e di una cultura millenaria; dopo essersi spesi in proclami di politiche a sostegno delle piccole realtà e delle loro peculiarità, dopo tutto questo, oggi si preferisce abbattere un albero di più di 60 anni, solo perché è un povero cedro, quindi non protetto come i fratelli delle anagrafiche monumentali che godono di una salvifica franchigia conseguenza della loro carta d’identità. Non certo per il luogo in cui si trovano.

Ci amareggia, in questa questione, molto profondamente, anche quel frequente atteggiamento di chi considera, superficialmente, la presenza o meno di quest'albero. Come se il tutto fosse del tutto irrilevante. Certamente coloro che lo hanno vissuto e che lo vivono, tutti i giorni, ne hanno un rapporto diverso, molto diverso. È un vero “compagno” del borgo. Si porta dietro 60 anni di storia. Ha accompagnato, crescendo, la crescita di molti compaesani. Alcuni di loro, lo hanno visto piantare, e non riescono a pensare il centro del borgo (perché il cedro è al centro del borgo) senza di “lui”.

Qualcuno dell’Amministrazione ha avanzato la proposta di sostituirlo con un gazebo. Mi appello al buon senso civico di chi legge. È triste vedere come, chi dovrebbe occuparsi del bene del borgo, sia così asettico, distante, oserei dire "estraneo" nel ritenere che un abbattimento sia la soluzione di tutti i problemi di un muro. I manufatti si costruiscono, si ristrutturano, si demoliscono per rifarli nuovi. A volte un manufatto costituisce la base per un altro storicamente successivo, avvicendandosi anno dopo anno. È la storia. Ma domandiamoci. Quanto tempo ci vuole per rifare un muro? Forse 60 anni? Lo stesso tempo che ci è voluto per far crescere il cedro? C'è chi obietta sostenendo che l'intervento sul muro costa. Ma se il muro deve essere messo in sicurezza, questo lo si dovrà fare comunque; albero presente o no. Giusto? Quindi perché accanirsi contro l'albero? Pensiamo sia molto probabile che si sia ritenuta la pericolosità di un eventuale crollo del muro ridotta, dopo l’avvenuto abbattimento dell’albero. E quindi intervenire solo con una operazione strutturale di basso costo. In questa vicenda abbiamo visto persone appassionate, che hanno il senso reale del vissuto del borgo e della sua storia. Altre persone che la vivono senza alcuna passione o coinvolgimento. Altri ancora che la vivono come un fastidio.

Noi che viviamo tutti i giorni qui, siamo sicuri che l'albero, se potesse parlare, come diceva l'agronomo, ringrazierebbe tutti coloro che lo hanno difeso, e lo difenderanno, comunque, prima che diventi un ammasso di fascine. In presenza di tutto quanto detto, ci sentiamo di fare un appello. Un appello alla realtà imprenditoriale del territorio fabrianese. Se ci fossero imprenditori disponibili a contribuire in modo liberale per un sostegno economico all’analisi e/o alla sistemazione del problema del muro, stante la dichiarata indisponibilità dell’Amministrazione Comunale. Un intervento che sarebbe da tutti riconosciuto come un intervento di generosa disponibilità per la conservazione e la valorizzazione delle peculiarità strutturali e culturali del borgo storico di Castelletta.

Per chi non avesse chiaro di quale luogo stiamo parlando, precisiamo che Castelletta è per territorio fra le prime frazioni (tra tutte quelle di Fabriano) posta al di sopra dei 600 msl. Caratteristica che contribuisce a caratterizzare il Comune di Fabriano come “comune montano”, con tutte le conseguenze del caso. Concludiamo ammirando la maestosità dell’albero vicino alla compagnia del campanile della Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. Voi abbattereste il campanile della vostra parrocchia?


   

da Paolo Prioretti, Domenico Petrellini, Francesco Sforza





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-05-2024 alle 13:44 sul giornale del 27 maggio 2024 - 420 letture

In questo articolo si parla di attualità, comunicato stampa

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